Didattica, fase 2: ripartire a settembre con l’’outdoor education’

La pandemia è l’occasione per la più grande sperimentazione pedagogica. Bologna può tornare a essere pioniera, forte dell’esperienza d’inizio ‘900, quando il sindaco “pane e alfabeto”, Francesco Zanardi, e l’assessore Mario Longhena diedero il via alle scuole all’aperto per garantire il diritto all’istruzione e alla salute. Vanno riproposte in grande stile come misura che coniuga sicurezza e innovazione e per non rifugiarsi nella didattica online per paura

di Giulia Zambonelli, educatrice


Siamo ancora nel pieno della pandemia, già si parla di fase 2, ma la riflessione sul futuro della scuola pare confusa, priva di una rotta precisa, incapace di focalizzare il problema ponendo l’attenzione solo sulla didattica, nella fattispecie la didattica online, quale panacea per tutti i mali. I bambini sono spariti da qualsiasi riflessione seria: li abbiamo confinati in casa raccontandogli la storia che domani (un domani forse irreale) potranno tornare a scuola. Glielo raccontiamo ma mentiamo, perché il ritorno a scuola è nebuloso.

Dovremmo avere già pronto un piano A, B, Z: invece non c’è nulla, non c’è spazio per dibattito pedagogico. È girata la notizia di ricominciare con una didattica online andando a scuola una volta al mese: quest’assurdità ce la devono ancora spiegare. Perché invece non riflettere su quella che potrebbe essere la più grande sperimentazione pedagogica in Italia dopo le scuole all’aperto d’inizio 900? Bologna già all’epoca ne fu protagonista e pioniera. Ai tempi della giunta socialista del sindaco Zanardi (il sindaco “pane e alfabeto”), in tempo di guerra, grazie al lavoro dell’illuminato assessore all’istruzione Mario Longhena, furono avviate scuole all’aperto per garantire il diritto all’istruzione e alla salute.

In tempi di emergenza sanitaria potremmo ripensare a quell’esperienza pedagogica che portò aule con banchi e sedie portatili, fuori, attraverso la costruzione di appositi padiglioni aperti, di tende, o semplicemente sotto l’ombra degli alberi. Lì la didattica tradizionale era riproposta in un contesto esterno, introdusse un nuovo modo di insegnare con lo studio dal vivo dei fenomeni naturali. L’esperienza contemporanea dell’outdoor education ci mostra ancora un altro tipo di scuola all’aperto: imparare dall’ambiente, attraverso l’esperienza diretta, corporea e sensoriale, costruire un apprendimento diretto. Ed è in quest’ottica, proprio da Bologna e dall’idea di un gruppo di insegnanti di una di quelle scuole all’aperto inaugurate da Mario Longhena e tutt’ora viva e palpitante, che dal 2016 è nata una rete delle scuole pubbliche all’aperto che lavora in collaborazione con l’Università di Bologna perché l’educazione all’aperto diventi una realtà consolidata nel panorama delle scuole pubbliche.

Una proposta formativa intenzionale e condivisa. Lo stesso comune di Bologna lavora verso un’idea di outdoor education capillare per i suoi servizi educativi 0/6 ponendo l’attenzione sull’importanza, già in tempi normali, dello stare e vivere all’aperto per i bambini. Perché non partire da qui, affinché sia tutelato il diritto fondamentale dei bambini non alla mera istruzione, ma alla scuola come esperienza. In Danimarca le scuole riapriranno presto, e prediligeranno la didattica all’aperto come misura di prevenzione: questa può diventare una soluzione, la didattica online no.  Si potrebbe ripensare il modello coniugando le due visioni di scuola fuori dagli spazi consueti: fornendo vestiario idoneo per stare fuori in tutte le stagioni, ma anche sgabelli portatili e tavoli per il lavoro più tradizionale, materiali didattici più consoni ai vari ambienti e agli spostamenti. Aule temporanee negli spazi verdi della città per quelle scuole che non hanno cortili abbastanza grandi o abbastanza aule per permettere la divisione in piccoli gruppi delle classi.

Ripensare spazi formali e informali, orari e modalità delle scuole, purché i bambini possano tornare a vivere la scuola che per loro non è esperienza e comunità.  I più piccoli vivono la comunicazione attraverso il gioco e la relazione, se vedere il maestro in video può essere sul momento emozionante e ricordare vagamente la scuola, poi il pensiero di ciò che non è (non è scuola, non è relazione vera, non è classe) lo fa diventare frustrante.

Per settembre una riflessione va fatta: una grande sperimentazione pedagogica che deve vedere coinvolto tutto il corpo docente e i dirigenti perché si lavori in comunità d’intenti, andando oltre il concetto tradizionale di classe, dividendo in piccoli gruppi per mantenere le distanze sociali adeguate. Si dovrà lavorare a stretto contatto con le famiglie, perché per assicurare che i bambini possano frequentare di persona la scuola potrebbe essere richiesto di rinunciare realisticamente al tempo pieno per permettere di avere turni mattina/pomeriggio e più disponibilità di aule in modo che si possa godere del doppio delle aule libere. Se il Ministero dovesse demandare alle autonomie scolastiche, si dovrà richiedere con forza che non si rifugino nella didattica online per paura, ma che osino insieme ai loro insegnanti perché la Scuola, quella con la S maiuscola, sia un punto fermo per i bambini in un futuro così incerto.

La soluzione ce l’abbiamo già nella cultura pedagogica della nostra città e dell’Italia: facciamone memoria e tesoro. È tempo di rimettersi in gioco per garantire il diritto alla Scuola. Lo dobbiamo ai bambini.


11 pensieri su “Didattica, fase 2: ripartire a settembre con l’’outdoor education’

  1. Sono assolutamente d’accordo con quanto espresso nell’articolo. Bologna non può farsi trovare impreparata all’appuntamento autunnale, da noi esistono esperienze estremamente utili per riprogrammare da dove ripartire. Mi auguro inoltre che la chiamata dal governo a Roma di Patrizio Bianchi possa essere di supporto per questo progetto.

  2. Ripartire dal giardino a piccoli gruppi, già da luglio o giugno, se possibile, con aria buona,su più turni, i bambini devono Uscire e Relazionarsi.

  3. Buongiorno, non sono proprio d’accordo: mi fa piacere l’idea di pensare ad un nuovo modo di fare scuola ma da settembre???? Giugno e luglio???? Materne e nidi sono aperte e d’estate è più facile stare fuori… può essere una sperimentazione da estendere alle elementari da settembre. Lavorerei anche con il privato-sociale che dovrebbe gestire i centri estivi. Come educatore, pedagogista e genitore sono disponibile a parlarne…ma bisogna farlo e subito!

    1. La scuola online può essere meglio che niente. Ma a scuola non si imparano solo nozioni se impara a stare insieme condividere rispettosi volersi bene. Sono valori cui non possiamo rinunciare.

  4. Stupenda ispirazione! sono un insegnante e ne parlerò subito con i colleghi. Mi fa piacere che si proponga un’alternativa concreta e stimolante che ci permetta di dare a bambini e ragazzi un nutrimento migliore rispetto alla didattica virtuale.

  5. Sarebbe bellissimo! Sfruttiamo questa occasione e osiamo! Mi auguro che il team degli esperti prenda in considerazione questo progetto.

  6. Tutto molto romantico per i nostalgici dei bei tempi andati, ma assolutamente impraticabile.
    Nei primi 900 non c’erano il numeri di classi che ci sono adesso e di sicuro c’erano meno alunni allergici e alunni con difficoltà d’apprendimento o disabilitá. E la lavagna? Se il problema che impone le classi all’aperto è il distanziamento tra alunni l’insegnante dovrà essere un tenore per farsi sentire anche in condizioni di tempo avverse, se il problema è il ricircolo d’aria immagino si possano trovare soluzioni più furbe di chi vuol tornare a inizio 900 per potersi emozionare a discapito dei più piccoli

  7. Meravigliosa idea!Ho partecipato al corso scuole all’ aperto per una durata di 3 anni,e penso che potrebbe essere una grande opportunità’ poter lavorare con i nostri bambini con l’ outdoor education! I cortili delle nostre scuole ,possono diventare le nostre aule e i nostri spazi d’apprendimento, sperimentando un contatto diretto con la natura e l’ ambiente che possono darci spunti creativi per trasmettere conoscenza! La didattica a distanza ,rischia di diventare nel tempo sterile e poco stimolante per gli alunni che necessitano di un contatto diretto con la figura del’ insegnante che li guidi in presenza nel proprio percorso di studio!! Ne parlerò anch’io con i miei colleghi!! La scuola Longhena nella nostra splendida Bologna e’ un grande esempio di scuola all’aperto!! Abbiamo gli strumenti per ripartire a settembre con una grande risorsa!!

  8. Carissimi, ve lo dico con tutta franchezza: sarei felicissimo si poter collaborare. Sono un ricercatore dell’Università di Bologna che ha da poco scritto un libro sulle pratiche di Outdoor, e partecipo al progetto europeo GOaL (Go Out and Learn). Eventualmente potete trovare la mia pagina personale sul sito di Unibo. Auguro a tutte e tutti tante belle esperienze all’aria aperta… il prima possibile!

  9. Interessante. Forma di scuola che viene già utilizzata in diverse posti del mondo.
    Da prendere spunto da chi già la pratica e vedere come risolve i problemi che può avere.

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