Ma che Carisbo vuoi?

A Paperopoli andrebbe bene un commissario Basettoni, qua sarebbe meglio un “Terminator


di Vecchio Bastardo


Malgrado le indicazioni e le richieste del ministero, in Fondazione  Carisbo si continua a non trovare una strada condivisa per assicurare il normale funzionamento. Sempre che sia normale un’assemblea come quella di oggi, e un ente formato da un’assemblea di soci ammessi dai soci stessi. Dove il rinnovo avviene per dimissioni o per decesso. Dove la rappresentanza sociale non ha mai visto un socio di ceto operaio o di basso reddito… 

Questo club di Paperoni e Gastoni ha in gestione milioni di euro. Si curano tra loro, visto che tanti sono medici; si fanno causa tra loro, visti i tanti avvocati ecc. Normale sarebbe eliminare i soci e fare un’elezione davvero aperta del consiglio di indirizzo e del cda, come nelle fondazioni normali. Ci arriveranno da soli: pur essendo tutti loro parte del solito giro, invecchiando litigano tra loro per posti incarichi o fondi per le associazioni che raccomandano, perché il tempo passa e incalza.

Fossi il sindaco o il rettore o l’arcivescovo non parteciperei più alle nomine del consiglio di indirizzo, tanto anche qui,  per via di uno statuto che cambiano come pare a loro, ha la maggioranza l’assemblea dei soci. Non basta un commissario, ci vuole un “Terminator”.


Un pensiero su “Ma che Carisbo vuoi?

  1. Sono socio di Fondazione Carisbo ed essendo un uomo libero e tranquillo accetto le critiche ma non mi piace lo screditamento anonimo di un’istituzione meritoria. Convengo pienamente sul fatto che magari il comportamento di singoli, me compreso, possa essere criticabile, ma non apprezzo lo sparare nel mucchio di uno pseudonimo sicuramente azzeccato. Mi dispiace per quanti dedicano onestamente parte del proprio tempo ad un ente privato che aiuta e spesso sostituisce enti pubblici e privati nel sostenere il territorio. Credo che negli ultimi dieci anni la fondazione abbia distribuito quasi 150 milioni di euro in opere di solidarietà e di sostegno all’arte e alla cultura. I Comuni, l’Università e l’associazionismo, sia del volontariato sociale che culturale, hanno sempre ricevuto pieno sostegno a tante iniziative per le quali fatico a pensare a finanziatori alternativi. Per carità, la fondazione non è un iperuranio platonico e sicuramente anch’io, da peccatore pur onesto, merito molte critiche, ma apprezzo soprattutto quelle che aiutano a migliorare. Le fondazioni di tipo associativo rappresentano un’opportunità per molte istanze che altrimenti sarebbero prive di sostegno e questo andrebbe riconosciuto anche dai benaltristi, coloro che vorrebbero sempre ”ben altro”, demolendo e non aiutando certo chi faticosamente cerca di costruire. Anch’io vorrei una fondazione diversa, più dedita alla solidarietà e ai bisogni dei più deboli e su questo accetto tutte le critiche e non mi chiedo certo chi lanci il primo sasso. In questo senso, in questi anni, non in compiti gestionali, ma nel Collegio d’indirizzo ho cercato di orientare le azioni della fondazione, mettendoci la faccia, ma soprattutto lavoro disinteressato.

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