Le spine del “giardiniere” nel roseto del Pd

Il segretario Dem di Bologna è alle prese con il primo passo da compiere, la tessitura per far convergere su un candidato unico alla successione del sindaco Merola tutta la coalizione di centro sinistra e civica. Ma chi lo aiuta? La domanda appare (non del tutto…) come un elogio del collaboratore anonimo del Cantiere a Luigi Tosiani. Il bastardo anziano lo tranquillizza: a memoria di rosa non si è mai visto morire chi si prende cura di lei. Recida, dunque, tutto ciò che punge inutilmente

di Vecchio Bastardo


Elogio di Luigi Tosiani, segretario Pd di Bologna. Per avere un candidato di tutta la coalizione di centro sinistra e civica, non basta l’ambizione, ci vuole una condizione: che tutti convergano su un candidato. Chi ci sta lavorando? Il primo passo è capire se la coalizione vuole le primarie e insieme condividere un programma di coalizione. Mentre comincia il gioco dei candidati, di questo passaggio si fa carico il gentile Tosiani. Tesse con Bugani, apre a Coalizione Civica, guarda a Galletti (Tonelli), cura Italia Viva. Chi lo aiuta? I giovani bastardi si stuzzicano, i parlamentari si confrontano in segreto, il Bonaccini aspetta dopo le regionali.

Tosiani ha portato il Pd al 40 per cento: non ha bisogno di briscoloni, ma di costruire un’ampia unità attorno al Pd. La direzione ha condiviso una consultazione per verificare una candidatura unica del Pd nella direzione e nell’assemblea cittadina. Che ne uscirà? Sarà fatta in modo aperto o con una rosa di nomi? Tutti apprezzano Tosiani, ma nessuno entra nel merito di questo dettaglio… Ma sbagliano a non farlo. Perché l’attuale dirigenza del Pd non esce dalle primarie di Zingaretti, ma è ferma nella composizione al precedente congresso. O esce un nome a forte maggioranza o si faranno le primarie del Pd. Tosiani è di una gentilezza determinata, che non significa debolezza. E sa che, a memoria di rosa, non si è mai visto morire un giardiniere.


2 pensieri su “Le spine del “giardiniere” nel roseto del Pd

  1. Le alleanze elettorali sono belle, ma hanno un costo salato. Per raggiungere l’alleanza bisogna stemperare le proprie posizioni, rinunciare ad indicare obiettivi ambiziosi che non siano del tutto generici, mascherare le proprie opzioni, annacquare qualsiasi programma politico e renderlo generico, così generico da andare bene agli alleati. Questo è il prezzo per raggiungere un’alleanza con partiti che molto spesso rappresentano nulla più di una scheggia dell’elettorato. Il prezzo che si paga per raggiungere un accordo tra segreterie è di far perdere al partito la sua identità, lai sua capacità di parlare agli elettori, il suo Identikit politico. Questo costringe il PD ad affrontare le elezioni senza dire con chiarezza che cosa pensa della cittadinanza agli stranieri, di quella vergogna che è la legge Bossi-Fini e dei decreti Salvini, quali siano le Infrastrutture pubbliche che ritiene prioritarie, quali politiche vuole promuovere per l’ambiente, e lo sviluppo economico, il lavoro, i giovani ecc. Il che significa che il PD si presenta alle elezioni senza un suo volto ma con un confuso generico programma politico che va bene agli alleati. E con gli alleati sceglie nelle segrete stanze anche i candidati, rinunciando alle primarie, in violazione del suo Statuto. Io non sono più disposto a votare per Pier Ferdinando Casini, come ho dovuto fare nelle ultime elezioni politiche. Sarebbe bene che i vertici del partito si rendessero conto che gli accordi che loro stringeranno rischiano di allontare gli elettori come me.

  2. Intravvedo calcoli e alchimie che non so leggere con chiarezza! Ma è presto (o tardi), o indecente dire che in Gualmini vedo una spina?
    Non è passato un anno da quando ci ha chiesto il voto per andare al Parlamento Europeo e già vuole tornare per fare il sindaco! Mi sembra che non abbia idee molto chiare!

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