W le Primarie, ma ora non sciupiamole

Una vera consultazione della base elettorale deve essere fatta su regole condivise e che si immaginino giuste per sempre, non solo per la convenienza del momento o di questa o quel candidato. Ma soprattutto chi partecipa a questa competizione deve farlo sapendo che poi dovrà collaborare con quelli che sono avversari solo temporaneamente. I colpi bassi e gli insulti non favoriscono questa prospettiva e finiscono per essere un aiuto all’avversario vero, il centrodestra

di Giampiero Moscato, direttore cB


Alla fine le Primarie si faranno, in qualche modo. Per noi del Cantiere è la bellissima conclusione di un tormentato percorso per il quale dalla fondazione del nostro giornale ci siamo battuti con convinzione. Ma l’esultanza non va oltre, almeno a parere di chi scrive queste righe, perché ci sono ancora troppe incognite sulle modalità della consultazione della base elettorale del centrosinistra. E perché il clima tra i candidati già ufficializzati, uscenti e possibili non sembra procedere al bello, piuttosto verso la tormenta.

Provo a spiegarmi. Intanto l’assenza di uno schema di coalizione e di modalità certificate per il voto. Le Primarie sono apparse e scomparse dai radar del principale partito dell’area, il Pd, a seconda degli umori di alcuni di quelli che contano più degli altri nel processo decisionale. Sono ripiombate sul tappeto con forza dopo il pronunciamento convinto in loro favore del nuovo segretario del Pd, Enrico Letta, che per altro sul tema ha scatenato più di un mugugno in città: Bologna non è Roma e nemmeno Napoli, dicevano in molti. Il che è talmente lapalissiano che sarebbe superfluo dirlo se non fosse che troppi hanno idea che in politica si possa, anzi si debba agire per convenienza: quello che va bene a Roma usiamolo là, non qua.

È un’idea senza prospettive. Le Primarie sono un progetto, non possono essere un dettaglio secondario che si usa solo in certe occasioni. Ecco, quest’occasione è quella in cui si può cominciare a progettare il futuro e il sistema per coordinare la scelta dei propri leader: che sia uguale dappertutto, pensato per il bene comune e non per la convenienza di qualche personalità, e che favorisca il ritorno della gente nel processo decisionale. Primarie che impegnino per mesi prima del voto i candidati al confronto con le categorie e i territori sui propri programmi (e non sugli insulti agli avversari) possono riportare il popolo alla passione.

Non starò a commentare il ruolo di Matteo Renzi nel fatto che le Primarie alla fine si faranno anche a Bologna, purtroppo perché costretti più che convinti. Di certo è che se non fosse scesa in campo Isabella Conti sarebbero proseguiti i tentativi per individuare un candidato unitario senza i gazebo o il voto informatico. Molti e anche autorevoli commenti hanno sostenuto che in fondo è giusto che il partito, ancorato a forme novecentesche non ancora sostituite da un soggetto 2.0, prenda le sue decisioni negli organismi dirigenti. Io penso che invece la gente stia perdendo la passione e la fiducia nei propri rappresentanti proprio per la scomparsa di fenomeni collettivi cui eravamo abituati decenni fa. Che dunque serva una nuova forma di aggregazione e di coinvolgimento. Chi va davvero sul territorio lo sa: la gente risponde, e ha voglia di parlare, di partecipare, di fare se la si raggiunge.

Questa città ha prospettive formidabili, in questo scorcio. Ha tutto per diventare una capitale europea, se si guidano bene i percorsi. Ora che le Primarie ci sono vorrei sentire Isabella, Matteo, Alberto, magari Emily e Pinco e Pallina (mi sarebbe piaciuto ascoltare anche Alessandro) dirci cosa vogliono fare davvero e soprattutto come: voglio percepire se hanno idee chiare, se conoscono i problemi e hanno soluzioni. Non mi interessa sapere cosa pensano dei loro competitori, davvero no. L’errore più grande che hanno fatto i politici è di parlare ai loro avversari e addirittura ai loro compagni di partito come la gente parla di loro. Frasi come «quelli pensano solo alle poltrone» farebbero sorridere se fosse vero il contrario per chi le dice. Fanno piangere se si pensa che a quelle poltrone ci vogliono andare loro. Bene, quelle sono poltrone difficili, impegnative. Facciamo in modo di farci sedere persone capaci, perché sono poltrone che scottano molto, se non si è adeguati.

Gli insulti a Isabella, Matteo, Alberto, Emily, Alessandro, Cathy, Pinco e Pallina lasciamoli fare, per favore, agli avversari veri. Con uno di questi nomi dovremo battere loro, la destra. Non forniamo argomenti per far vincere chi non vorremmo al potere.


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