Una società informata per una città più sicura

Da anni in via Saffi si respira un clima di rassegnata paura, che nemmeno l’intervento delle autorità giudiziarie è riuscito a temperare. Insieme al sindaco Virginio Merola abbiamo voluto richiamare l’attenzione su questo angolo di città. Resta un dubbio: quanto sono diffuse situazioni di analoghe ingiustizie e prepotenze in altre zone della città? Ancora non lo sappiamo con certezza, ma le segnalazioni si moltiplicano. Soltanto una società informata, consapevole e unita può vincere questa sfida

di Andrea Giagnorio, referente del coordinamento di Libera Bologna


La presenza delle mafie a Bologna è una presenza discreta, sottotraccia, nascosta. Qui le mafie non creano scandalo e allarme sociale, ma si infiltrano silenziosamente nel tessuto economico, nelle attività commerciali, di ristorazione, alberghiere per riciclare denaro, per dare lavoro, per ricettare.

Questa non è solo la narrazione che si fa e la percezione comune sul fenomeno, ma è anche l’analisi che proviene dalle massime autorità che contrastano la criminalità organizzata sul nostro territorio. La sfida quindi, per noi che come associazione facciamo antimafia sociale, è ancora più ardua: parlare e far emergere un fenomeno che non dà apparentemente fastidio a nessuno e che anzi a volte viene persino ricercato, per i “servizi” che offre e per il denaro che elargisce, dai professionisti, gli imprenditori e gli operatori economici. 

Ciononostante, pensiamo che questa immagine della criminalità a Bologna debba essere aggiornata in relazione a quello che stiamo vedendo accadere in via Saffi da anni: auto e dehors incendiati, una diffusa paura data anche solo dal nome di Ciro Cuomo, persona che tutti in zona hanno presente, ma che si fa fatica persino a nominare tra i negozianti della strada.

Ciro Cuomo detto “Gigi”, nipote del contrabbandiere di sigarette Gerardo Cuomo, è stato negli anni al centro di diverse operazioni e ha precedenti per furto, estorsione, ricettazione, usura, falso, falsificazione e spendita di monete, installazione illegale di impianti di intercettazione e illecita concorrenza con minaccia o violenza.  Dopo varie voci e segnalazioni che riguardavano via Saffi, dove Cuomo risiede, e le sue azioni e attività, nei mesi scorsi siamo andati a parlare con le persone della strada e abbiamo registrato conversazioni e frasi che ci hanno colpito profondamente: “io non posso espormi perché se no quello mi taglia la testa”, lui è “il padrone della strada” e “un vicino impegnativo”.  Un’altra persona ci ha detto: “dopo il suo arresto la situazione non è cambiata e purtroppo non cambierà mai”. 

Questo è il clima che si respirava prima e che si continua a respirare ora, anche dopo il suo arresto ai domiciliari avvenuto a giugno, con il correlato sequestro di quattro bar e ristoranti nella via, con le pesanti accuse di riciclaggio, ricettazione, atti persecutori, bancarotta fraudolenta.

Tra le contestazioni mosse dai pm a Ciro Cuomo non c’è l’aggravante del metodo mafioso. Ma noi, da osservatori e attivisti interessati al fenomeno, non possiamo che sottolineare quanto la paura fosse palpabile tra le persone della strada e quanto l’omertà di tante altre che abbiamo incontrato fosse evidente. È per questo che, dopo aver pubblicato un primo video per raccontare la situazione, abbiamo coinvolto il sindaco Merola in una passeggiata per la via, con l’obiettivo di far capire a tutti che Libera e le istituzioni ci sono e danno e daranno forza e sostegno a chi vuole denunciare e raccontare. Ma abbiamo anche ben chiara quale sarà la prossima sfida: costruire le condizioni per una gestione differente dei bar e i ristoranti anche in costanza di sequestro.

L’altra sfida che è emersa con forza in queste settimane riguarda, invece, il resto della città, con una domanda ricorrente: quanto sono diffuse situazioni di analoghe ingiustizie e prepotenze in altre zone della città? Ancora non lo sappiamo con certezza, ma abbiamo registrato in queste settimane un grande aumento di segnalazioni di situazioni sospette e da approfondire, riferite a varie altre zone della città. 

Per concludere, quale insegnamento traiamo dalle vicende di queste ultime settimane? Pensiamo che sarebbe davvero importante, a maggior ragione in una città che a breve sceglierà la nuova amministrazione, non parlare di sicurezza in modo bidimensionale, avendo in mente soltanto la zona universitaria, la movida, il “degrado”, i piccoli furti e gli scippi, ma riuscire a vedere anche gli altri tipi (dal nostro punto di vista ben più pericolosi) di criminalità, che siano di stampo mafioso oppure no. Una criminalità che inquina l’economia, lede diritti delle persone, incute paura e genera ingiustizie. Tutto quello che in una città davvero sicura non può e non deve accadere. 

L’aspetto positivo è che, a quest’ultimo tipo di criminalità, una società informata, consapevole e capace di essere comunità non lasciando solo nessuno, può davvero dare una risposta efficace e decisiva, raccontando e denunciando. Occorre un primo passo fondamentale però: aprire gli occhi e smettere di far finta di nulla.


2 pensieri riguardo “Una società informata per una città più sicura

  1. Anche in zona universitaria questo continuo fiorire di nuove attività legate al cibo e al bere destano sospetti e inquietudine

  2. Anche in centro, in una zona di recente “movidizzazione”, assistiamo a un fiorire di ristoranti concentrati nelle mani di pochi soggetti in pochi anni. Non è quindi solo via Saffi. O magari da via Saffi qualcuno sta muovendo alla conquista del centro. Chissà.

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