Bolobazza vs Bolocara, un “ride” nella giungla dei prezzi

C’è chi ha visto Truffaut restaurato nel cinema più bello del mondo senza spendere un cent e chi ha acceso un mutuo per andare al multisala con famiglia numerosa. Bologna è piena di contraddizioni: miniera di servizi pubblici e giungla di coupon, ma pure fucina di posti in cui non ritorni una seconda volta alla cassa. Il pubblico, in un contesto di questo tipo, ha un compito ancora più grande: riequilibrare con la capillarità dei servizi culturali e assistenziali il rischio di esclusione sociale

di Cristian Tracà, consigliere del quartiere Porto-Saragozza


Ci sono persone che hanno pagato quattro euro un cornetto salato da portare via, manco tanto buono, in un bar non affrescato e chi con tre euro ha portato a casa un giaccone di lana mohair. C’è qualcuno che giura di aver venduto un rene per un trancio di pizza fatto con farina speciale e ingredienti ricercatissimi nel forno più glamour, ma anche chi ha letto dei libri bellissimi ‘a scrocco’ tramite comodo prestito interbibliotecario che gli ha portato sotto casa un testo fighissimo che si trovava in una biblioteca di Quartiere dall’altra parte della città.

La lista potrebbe continuare con quelli che consumano lo stipendio per non arrivare sudati alla prima esterna con la tipa e decidono di infilarsi nel parking multipiano del centro, maledicendo quando non l’hanno invitata nel ristorante più parcheggioso di Malalbergo.

C’è chi ha visto Truffaut restaurato nel cinema più bello del mondo senza spendere un cent e chi ha acceso un mutuo per andare al multisala con famiglia numerosa che ha preteso anche i popcorn giganti. Bologna, come tutte le città, è piena di contraddizioni: miniera di servizi pubblici e giungla di coupon, ma pure fucina di posti in cui non ritorni una seconda volta alla cassa.

Puoi vivere varie vite senza pagare più di dieci euro un taglio di capelli se ti metti a provare tutti i tagliandi dei parrucchieri sui vari siti di lancio e di promozione; all’opposto puoi pregare di arrivare alla calvizie se becchi il coiffeur artista che, oltre a pelarti il bulbo, ti comunica energie biopsichiche trascendentali nella sala cool del Quadrilatero.

Se hai occhio e credi che la storia sia maestra di vita e di economia, ovvero non metti più piede nel locale x che una volta ti ha spennato spacciando per topinambur a Km 0 una patata del discount, a Bologna puoi sopravvivere dignitosamente. In caso di disperazione puoi sempre rispolverare la conoscenza dei peggiori bar di Caracas con cicchetti al collutorio, memore dei tempi in cui da studente dovevi centellinare le bevute, rischiando il colera.

Ogni viveur dell’ex selva turrita, oggi ribattezzata selva tavolinita dai docenti di Epistemologia della gentrificazione applicata, ha una blacklist di posti da evitare, la fiera prova della resilienza (mi raccomando!) all’imperativo morale È il mercato, bellezza!

È palese – torniamo seri – che negli ultimi anni il costo della vita mediamente in città è aumentato parecchio, soprattutto nella parte del food. Sull’abbigliamento mainstream, Indipendenza way, sembra invece che non si vada oltre la linea del Piave. Sarà merito dell’economia circolare del vintage o solo un peggioramento delle materie prime e delle lavorazioni che permette di rendere abbordabili i prezzi?

Tra domanda molto alta, lockdown, sanificazioni e ripresa incerta in sicurezza alcuni menu sono schizzati alle stelle. È anche vero che in una città con tenore di vita medio-alto e tanti single in carriera, l’inflazione ha una ricaduta sicuramente più modesta che in altri contesti economicamente meno brillanti.

Sicuramente a pagarne le spese sono le persone fragili e le famiglie più numerose: i loro redditi non crescono proporzionalmente al carovita: rimangono a casa e si vedono poco nei ristorantini fighettosi delle vie più tipiche del centro, gremiti da un’utenza che ha meno problemi per arrivare a fine mese.

Il rischio è che ogni tanto ci sfugga questa platea che rimane in una periferia che non per forza è lontana geograficamente dal Pavaglione. È quell’utenza che si catapulta il venerdì e il sabato alla Montagnola, la parte più popolare della città che ormai tende a sparire dalla cronaca, nonostante a Bologna ci sia stata una pianificazione urbanistica sicuramente meno ghettizzante rispetto alle città medie italiane.

Il pubblico, in un contesto di questo tipo, ha un compito ancora più grande: riequilibrare con la capillarità dei servizi culturali e assistenziali il rischio di esclusione sociale. Difficile non pensare alle biblioteche, case di quartiere, scuole come luoghi di moltiplicazione dei servizi integrati per evitare che il diaframma sociale aumenti con conseguenze negative per tutti.


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