Pochi lo sanno, e pochi lo ricordano. Ma negli anni ‘90, quando la passione per le corse a Bologna era ancora forte, e la tradizione centenaria dell’Arcoveggio e di tutti gli allevamenti delle campagne circostanti raccoglieva numerosi aficionados, in città si era sparsa la voce che nelle piste italiane mieteva ottimi risultati Villotti Jimmy, come recita la sua scheda «maschio baio nato il 20.2.1995», nato nell’allevamento Lolita
di Sergio Palombarini, avvocato
Ora che Marco “Jimmy” Villotti ci ha lasciati, tristi, in una Bologna più vuota, tra i tanti ricordi ce n’è uno un po’ particolare e fuori dal contesto artistico e musicale.
Molti anni fa la simpatia e la bravura del jazzista bolognese convinsero un gruppo di “mattacchioni” a chiamare con il suo nome un cavallo da corsa.
Pochi lo sanno, e pochi lo ricordano. Ma negli anni ‘90, quando la passione per le corse a Bologna era ancora forte, e la tradizione centenaria dell’Arcoveggio e di tutti gli allevamenti delle campagne circostanti raccoglieva numerosi aficionados, in città si era sparsa la voce che nelle piste italiane mieteva ottimi risultati Villotti Jimmy, come recita la sua scheda «maschio baio nato il 20.2.1995», nato nell’allevamento Lolita. Lo stesso allevamento apprezzato in quegli anni nel bolognese per aver dato i natali anche a Newthing, campione allenato e guidato da una delle star cittadine e nazionali delle “redini lunghe”: Giancarlo Baldi (per intenderci, quello di Timothy T di un ventennio prima).
Ebbene, la regola dell’allevamento Lolita era di “battezzare” i neonati usando nomi e parole del jazz (infatti Newthing era il modo per definire il free jazz tra i musicofili), così come ci furono Monk, Nina Simone, Cesaria Evora, Birdland, Bessie Smith, e tanti altri e altre. E visto che i cavalli trottatori devono essere nominati ogni anno tutti con la stessa lettera iniziale, dalle parti della Lolita, dove si aggiravano grandi ammiratori di Jimmy, da anni si attendeva il 1995, anno della lettera “V”, per poter finalmente far nascere un maschietto da chiamare come il nostro chitarrista. E così fu.
Il puledrino nacque bello e forte, e presto fu pronto per la sua carriera di corridore. Jimmy, immediatamente avvisato del debutto in corsa del suo omonimo, ne fu entusiasta! A volte lo si poteva incontrare in una delle sale corse cittadine, fermo davanti a un televisore in attesa che il puledro entrasse in pista a dare battaglia. E sempre si informava dei risultati, attento e desideroso di conoscere particolari e curiosità. Ed ebbe belle soddisfazioni, perchè Villotti Jimmy in poco tempo vinse in lire quello che allora corrispondeva a circa 70mila euro di oggi, un bel malloppo!
Era un cavallo un po’ mattacchione, come l’umano a cui era ispirato il suo nome, e come lui era estroso e capace di grandi exploit. Ciao Jimmy, ti ricordiamo anche così, con un po’ di nostalgia e con un sorriso.
