Accessibilità e quotidianità… Si può fare!

Ben vengano le audiodescrizioni del nuovo Modernissimo, ma apriamo l’orizzonte e facciamo di questa città un’avanguardia. Una Bologna davvero per tutti, a dire che in un mondo così interessato a costruire barriere, non solo architettoniche, magari è proprio compito di chi ha una disabilità mostrare che l’unica società possibile è una società inclusiva, e che l’accesso per tutti è allo stesso tempo conseguenza ma anche causa di ogni processo democratico

di Anna De Gironimo, associazione La Girobussola Aps


Leggo con piacere sul sito del cinema Modernissimo, da poco riaperto, che le persone con disabilità visiva potranno segnalare il loro arrivo tramite un numero telefonico, per essere accompagnate all’interno e usufruire dell’audiodescrizione tramite l’app Movie Reading, almeno per una parte della programmazione.

Posso dire finalmente? Finalmente! Un paio di anni fa, c’è stata una seguitissima proiezione in piazza nell’ambito della programmazione de Il Cinema Ritrovato. Una serata su cento? Una proiezione su migliaia? Eppure le audiodescrizioni esistono da anni. Non sarà forse il caso che l’esempio del Modernissimo diventi pilota anche per tutte le altre sale della città?

A volte ho come l’impressione che semplicemente non ci si pensi, anche quando le soluzioni non hanno neppure un costo. Come rendere allora l’accessibilità prassi quotidiana e non più un evento? Prevedendo che il turista, il cittadino, il visitatore, lo spettatore possa essere in tanti modi e rimuovendo gli ostacoli che sono, a volte, più culturali che fisici o economici. Nei ristoranti è in uso, ormai, mostrare il menu attraverso i Qrcode. Sarebbe facilissimo inquadrare questi strumenti con un elemento tattile. Sarebbe facilissimo fare in modo che il Qrcode apra un documento e non una foto.

E il patrimonio culturale: lode al Mlol e alle biblioteche con i libri online! E ben vengano i percorsi tattili nei musei. Ben vengano, certo. Ma forse ci sarebbe da ripensare anche quell’ostacolo, più culturale che reale, che fa sì che il diritto di toccare per conoscere sia, troppo spesso, disatteso. Per esempio, meravigliosi plastici (di un castello, di un palazzo, di una cattedrale) sono custoditi rigorosamente sotto teca. Eppure rappresentano l’unica modalità di accesso alla conoscenza di spazi e strutture architettoniche per i visitatori con disabilità visiva. Si può fare meglio? Si può fare di più? Si possono ripensare queste modalità?

Una città che faccia dell’accessibilità una prassi quotidiana si interroga e trova soluzioni. Gli uffici pubblici, le prenotazioni solo online, escludono qualcuno? Non sarà che i totem che indirizzano a questo o quello sportello a volte manchino al loro scopo? E dove davvero è impossibile trovare soluzioni diverse, non sarebbe forse il caso di formare all’accoglienza il personale che con la cittadinanza ha una relazione diretta?

Bologna è una città molto attraente per le persone con disabilità visiva. A parte i residenti (più di mille) moltissimi ragazzi e ragazze vengono in città a frequentare corsi, a partecipare a iniziative, a praticare sport o più semplicemente a visitare la città. Sarebbe così difficile far sì che la nostra rete alberghiera abbia a disposizione un kit di benvenuto in braille e a caratteri ingranditi per i suoi ospiti? E abbia personale formato a un’accoglienza corretta?

E i semafori? Nella Città 30 c’è anche il progetto per il pulsante che in tutti i passaggi pedonali faccia “suonare” il verde?

Ben vengano le audiodescrizioni del nuovo Modernissimo, ma apriamo l’orizzonte e facciamo di questa città una avanguardia. Una Bologna davvero per tutti, davvero per ciascuno, a dire che in un mondo così interessato a costruire barriere, non solo architettoniche, magari è proprio compito di chi ha una disabilità mostrare che l’unica società possibile è una società inclusiva, e che l’accesso per tutti è allo stesso tempo conseguenza ma anche causa di ogni processo democratico.


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