Grosso guaio a Casalecchio

Nel 2024 si chiude il decennio da sindaco di Massimo Bosso. Alla fine di un tempo tanto lungo si fa certamente un bilancio, cose positive e altre da migliorare. Ma, soprattutto, si apre una prospettiva nuova, di persone e di idee. Questa discussione sul futuro è quella che ci sarebbe piaciuto portare nella città con le Primarie. Purtroppo, per scelta altrui, non è stato possibile

di Saverio Vecchia, dirigente politico


«Sappiamo tutti chi è Trump. Ora dobbiamo rispondere a un’altra domanda: chi siamo noi?». Mi veniva in mente questa frase di Joe Biden mentre leggevo sul Carlino di qualche giorno fa il giudizio dato sulla mia persona da un parlamentare al suo terzo mandato che, in un’intervista nel salotto chic della città, mi accusa esplicitamente, con nome e cognome, di essere uscito dal Pd per «la mancata poltrona» (qui). Questo a più di quindici anni dal mio ultimo incarico retribuito in un’amministrazione e a trenta dalla mia prima iscrizione al Pds.

Il non allineamento purtroppo porta a questo. Non importa che io non sia solo ma che condividano insieme a me questa scelta tre ex vicesindaci, un ex sindaco molto amato come Collina, ex assessori o ex presidenti del Consiglio Comunale di Casalecchio. E soprattutto che lo facciano tanti cittadini, gente che si era avvicinata a ciò che stavamo mettendo insieme per fare le Primarie. Tutto questo va azzerato e superato nel racconto autoassolutorio di parte: «È uno solo che rompe con tutti e lo fa per motivi di egoismo». È una versione che si racconta bene: bianco o nero, tradito o traditore.

Siamo invece davanti a una complessa questione politica, non personale. Sono state prese decisioni che, proprio per la modalità con la quale si è scelto il candidato, hanno diviso un pezzo significativo del Pd di Casalecchio e la lista civica che esprime attualmente il vicesindaco da quella parte del Pd che si è presa il diritto di scegliere per tutti. La rottura è talmente visibile che l’alleanza che ne è nata vede rimaste insieme al Pd solo due liste, tutte da testare. Una tra Italia Viva e Socialisti, l’altra una civica che ha appena perso l’unico consigliere che aveva, confluito nel gruppo del vicesindaco.

Possiamo credere che questo sia il risultato solo della ripicca di un singolo che non è stato candidato, come si racconta? Dovessero poi aggiungersi i 5Stelle, oggi all’opposizione del sindaco Bosso, compenserebbero la rottura profonda nella sinistra che governa la città da sempre? Questo ciò che domandiamo al gruppo dirigente del Pd locale.

Nel 2024 si chiude il decennio da sindaco di Massimo Bosso. Alla fine di un tempo tanto lungo si fa certamente un bilancio, cose positive e altre da migliorare. Ma, soprattutto, si apre una prospettiva nuova, di persone e di idee. Questa discussione sul futuro è quella che ci sarebbe piaciuto portare nella città con le Primarie.

Il motivo è molto semplice: la rappresentanza politica, i partiti, sono sempre più piccoli e con meno iscritti. Il nostro mondo, quell’intuizione che troviamo nel nostro Statuto – “Pd partito di iscritti ed elettori” – è anche molto fuori dai nostri circoli. Non è colpa di nessuno, però è un fatto. Servono entrambi: i circoli e i nostri elettori, non deve esserci conflitto. La discussione interna non può da sola rappresentare la complessità della città che si vuole governare. Purtroppo, la politica fatica ad attrarre nuove persone per rigenerarsi, soprattutto giovani. Vive della generosità dei volontari e dell’enorme impegno di chi la fa. Per questi motivi votare in 23 persone un candidato Sindaco in un’Unione Comunale è già in sé una scelta di chiusura verso la città e verso i nostri elettori.

Poi c’è un altro problema: da tempo il Pd ha rinunciato alla vocazione maggioritaria e non rappresenta tutto il centrosinistra, ma una sua parte. Ha accettato di fare le coalizioni per governare, ma non riesce ad accettare di condividere con gli alleati la scelta di chi possa rappresentare meglio tutti. In questo modo si restringe la partecipazione, anche quella civica.

Per questo le Primarie non sarebbero state solo la scelta partecipata di una candidatura, ma il percorso di crescita e accreditamento di un rinnovato gruppo dirigente. Che avrebbe trovato legittimazione nella discussione di programmi, nell’ascolto delle persone e nell’appassionare i nostri elettori che vogliono partecipare. Sarebbe stato un percorso di confronto tra coloro che tra pochi mesi avrebbero dovuto sostenerci, promuovendo già un forte coinvolgimento su proposte e progetti prima della vera e propria campagna elettorale. Sfruttando al meglio le opportunità del mezzo, come successo in altre realtà che infatti oggi vanno avanti unite, come Castel Maggiore per esempio.

Ci sono due sole strade per decidere: o un accordo politico o le Primarie. Come da nostri usi e anche per saggezza politica: io non rappresentavo solo me stesso ma dodici firme in un’Unione Comunale di 36, pari quindi a un terzo della stessa. Inoltre, tra gli altri, due segretari di circolo su quattro, metà della segreteria comunale e larga parte dei nuovi iscritti elettori della segretaria nazionale. Si è negata la partecipazione a tutte queste persone, non solo a me.

La scelta pro-primarie poteva contare anche sulla lista del vicesindaco Masetti e su diverse persone che si erano avvicinate a questo percorso, in modo civico. Malgrado questo, la maggioranza del Pd ha scelto di non fare un accordo né con la minoranza interna né con lista del vicesindaco e tantomeno di promuovere le Primarie. Questa scelta di parte ha rotto l’unità, quell’unità che non si può imporre dopo per ubbidienza.

Al netto del merito sulla persona Ruggeri, che stimo, il percorso è stato gestito male. Perché finalizzato a imporre una sola candidatura sin dall’inizio, senza tener conto delle ragioni dello stare insieme. I risultati delle consultazioni interne dicevano che tra i diversi “candidati disponibili” ne rimanevano due. E che i due avevano i numeri che ho detto nell’Unione Comunale, eletta al Congresso Mazzoni-Mantovani molto prima che nel Pd entrasse la componente Schlein, oggi non rappresentata per nulla negli organismi dirigenti. Progetti diversi, uno di maggiore continuità con la Giunta attuale, anche nei nomi, uno di maggiore discontinuità. Legittimi entrambi. Però non c’erano possibilità di accordo che non prevedessero un esito già determinato, anche perché, come si è visto chiaramente, c’era una parte del Pd bolognese che riteneva di poter disporre di Casalecchio al di là delle nostre discussioni.

Lo scontro è avvenuto in una “drammatica”, politicamente e umanamente, Unione Comunale convocata il 26 dicembre e svolta il 2 gennaio. L’Unione del 2 gennaio ha anche risposto al nostro maggiore alleato che partecipare alla discussione sul Sindaco con pari dignità, attraverso Primarie di coalizione, fosse «un’ingerenza nella discussione interna al Pd». Ed è su questo tema che si è realizzata la seconda rottura. Altrettanto dirompente. Quella con la civica di sinistra “E’wiva Casalecchio” che esprime il vicesindaco Masetti e tante altre figure significative della politica casalecchiese. Una rottura talmente clamorosa per toni e modi che ha portato il gruppo consigliare di “E’wiva” a passare, in poche settimane, da due a quattro consiglieri. Assorbendone una in uscita dal Pd e uno dall’altro gruppo civico della coalizione che esprime un assessore in Giunta, ma non ha più rappresentanza in Consiglio Comunale. Terremotando quindi la composizione della maggioranza in consiglio comunale.

Questi i fatti. Non, quindi, la rottura di una persona singola accecata dal proprio egoismo bensì il travaglio di tanti. Persone che sono parte della storia del centrosinistra locale. Mentre il Pd maggioritario sta mettendo insieme una coalizione che nulla ha a che fare con quella che vinse con Massimo Bosso, la parte del Pd “ribelle” (come veniamo definiti giornalisticamente e ci piace), insieme al gruppo dell’attuale vicesindaco, promuovono una nuova lista. A sostegno di un altro centrosinistra rappresentato dalla candidatura del professor Dario Braga, una lista nella quale saremo liberi di esprimerci sul futuro di Casalecchio e che abbiamo chiamato “Centrosinistra per Casalecchio”.

Era ciò che ci eravamo proposti all’inizio? No, purtroppo. È stato facile prendere decisioni che hanno risvolti umani e toccano persone con le quali si sono condivisi decenni di attività politica? No, è stato lacerante e ci lascia tutti sgomenti. Non si poteva però accettare che logiche di autoreferenzialità rispetto agli alleati e decisioni prese a maggioranza nell’assoluta consapevolezza che si sarebbe spaccata una comunità, potessero essere giustificate con un richiamo tardivo a un’unità che è uno sforzo di tutti e non la chiusura di ogni spazio politico. Per questo ci siamo divisi e daremo ai cittadini di Casalecchio due opzioni tra cui scegliere.

Chiudo quindi parafrasando il pensiero iniziale di Biden, «sappiamo chi abbiamo cacciato, ma sappiamo ancora chi siamo noi?». Vedremo a giugno se ne sarà valsa la pena. Noi, in fondo, chiedevamo solo le Primarie.


2 pensieri riguardo “Grosso guaio a Casalecchio

  1. Articolo molto sofferto che dimostra la sostanziale debolezza del partito e della politica non solo a Casalecchio

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