Welfare alla venezuelana, dendroforia alla bolognese

Difendere la democrazia è un dovere di tutti, l’opposizione ha un senso quando viene fatta con la stessa civiltà che si chiede a chi ci governa. Caracas è un disastro, qua si fanno battaglie su questioni che là non esistono perché c’è fame e dittatura. Giustissime le battaglie per l’ambiente e per la tutela degli alberi. Orrendi i comportamenti violenti e le minacce di morte a esponenti di una giunta comunale. Compito di cittadinanza è soprattutto impedire che anche da noi arrivi un Maduro

di Giampiero Moscato, direttore cB


Cosa hanno in comune Nicolás Maduro, presidente della Repubblica bolivariana del Venezuela dall’aprile 2013, e Matteo Lepore, sindaco di Bologna dall’ottobre 2021? Nulla, no? Eppure un incontro con un caro amico (lo chiameremo Beppe, per privacy), che non vedevo da tanti anni e che da un trentennio e passa vive nel paese sudamericano, mi spinge a una serie di riflessioni sul livello di welfare di quel Paese – pieno di petrolio ma al disastro sociale e umano – e quello cui siamo abituati noi italiani, e noi emiliani in particolare.

A Caracas si fa fatica a vivere, a Bologna si possono fare battaglie per situazioni che là non sarebbero sul tappeto. Penso alla durezza degli attacchi rivolti alla giunta comunale, in particolare al sindaco, Matteo Lepore e alla vice, Emily Clancy, per i tanti cantieri che, con i fondi Pnrr, sono per fortuna aperti, anche se purtroppo tutti insieme, visto che i finanziamenti sono vincolati a tempi obbligati di realizzazione. Una grande opportunità per la città, da troppo tempo non particolarmente dinamica sulle infrastrutture necessarie al più grande nodo italiano dei trasporti, che finalmente riporteranno, per dire, il tram sulle nostre strade.

Non è mia intenzione sminuire le battaglie di chi pretende maggiore rispetto per l’ambiente e per il verde pubblico: la civiltà si fonda proprio sulla qualità alta dei bisogni della gente. Sono un ambientalista convinto (mi si legga qui e qui) e quindi ho grande rispetto per chi lotta per salvare gli alberi ad alto fusto delle scuole Besta, per esempio. Sul tema abbiamo pubblicato molto perché la dendroforia ha un doppio senso. La parola si adatta a chi venera gli alberi ma in qualche modo anche a chi li taglia.

Ho forte disprezzo invece per chi inquina queste battaglie con graffiti e comportamenti violenti e addirittura minacce di morte all’assessore ai Lavori pubblici, Simone Borsari (un abbraccio solidale a lui), o con chi invade la festa nazionale dell’Anpi in Piazza Dalla per dare del «fascista» al sindaco e, addirittura, agli iscritti dell’Associazione Nazionale Partigiani responsabili del servizio d’ordine.

Siamo critici su molti aspetti della politica della giunta Lepore. Spesso la contestiamo. Ma non penso che sia una amministrazione “dendrovora”, ovvero mangiatrice di alberi, come sostiene il Comitato Don Bosco che contesta la costruzione delle nuove Besta in luogo della ristrutturazione delle vecchie.

Immagino che abbiano ragioni specifiche di quel luogo che sono giuste, ma da qualche anno si vedono piantare tantissimi alberi, su input di Regione e Comune. Purtroppo a volte vanno tagliati, anche se è un sacrificio enorme (qui). Penso però che anche chi protesta debba ammettere che casa sua sorge dove un tempo c’era una foresta: per fare un tram qualche prezzo lo si paga, nonostante le opere di mitigazione.

Ecco, gli insulti a Lepore e Clancy e le minacce a Borsari mi hanno fatto pensare: cosa faremmo se ci governasse un dittatore? Il Venezuela per anni è stato meta di immigrazione. Ci sono andati anche tantissimi italiani. Dal 2013, anno di presa del potere di Maduro (che giusto qualche giorno fa ha chiesto loro di rientrare in patria dicendo che «il peggio è passato») sono emigrati, prevalentemente a piedi, verso altre nazioni del Sudamerica, 7,7 milioni di venezuelani su una popolazione che nel 2022 era pari a 28,3. Cifre spaventose.

Beppe ci andò, molto prima di Maduro, non per bisogno (aveva un lavoro a Bologna) ma per scelta. Ora è in bilico tra due mondi. Ha una casa là, una casa qua. La previdenza venezuelana, dopo una ventina d’anni di lavoro, gli riconosce (come a tutti) una pensione dai 60 anni. Al mese sono ben tre dollari (ripeto, tre). Ci compra una cassetta di uova: la vita costa cara anche lì. In Italia potrebbe aspirare a cento euro, ma ovviamente avrà diritto alla pensione minima, quando raggiungerà l’età. È chiaro che continuerà a lavorare: fa mediazioni commerciali.

Il governo di Caracas ha annientato con ogni mezzo le opposizioni. La sanità pubblica è gratuita ma è al disastro. Quella privata è inaccessibile alla quasi totalità della gente. La vita vale davvero molto poco. Vogliamo ammettere che in Italia la situazione (ce ne accorgiamo ora che la sanità pubblica scricchiola) per altre realtà del mondo è un Bengodi? Che forse qualche merito questa classe politica ce l’ha?

Sono persona dubbiosa, senza certezze. Ma so che difendere la democrazia è un dovere di tutti e che l’opposizione ha un senso quando viene fatta con la stessa civiltà che si chiede a chi ci governa. Su una cosa non ho dubbi: chi difende la Costituzione e fa politica in suo nome merita il nostro sostegno. Mi sembra che nella sinistra, che ha dismesso da decenni il vecchio arnese comunista, la questione non esista. A destra qualche problema persiste. Giurano sulla Costituzione antifascista ma fanno fatica a dire che il fascismo fu il male assoluto e che in Italia quel male lo fece solo lui e che il comunismo ha fatto soffrire, sì, ma da altre parti. Grave ancor più che in qualche modo si sdoganino frange che gridano “sieg heil” e inneggiano addirittura al nazismo, come ha dimostrato l’inchiesta di Fanpage (qui) nella Gioventù nazionale, la formazione giovanile di Fratelli d’Italia, senza che nessuno, da Giorgia Meloni in giù, dicesse una parola se non tardivamente.

Ecco, difendere la democrazia e scongiurare i rischi che anche da noi arrivi un Maduro è forse il compito di cittadinanza più importante. A mio avviso più della dendrologia. Una buona democrazia cura la sanità, la scuola, i trasporti, il welfare, i diritti: dunque anche l’ambiente.


4 pensieri riguardo “Welfare alla venezuelana, dendroforia alla bolognese

  1. Tutto vero e giusto, ma il finire con appello antifascista prendendo spunto da Maduro che, come Chavez, è il prodotto di altro diverso obbrobrio ideologico supera ogni barriera storico-politica. Ha però il merito di provocarmi una bella risata. Grazie!

  2. Mi accorgo di essere stato un po’ tranchant. Vorrei che fosse chiaro, come ho scritto, che la sostanza è condivisibile ma che partire dalle malefatte del comunista Maduro per arrivare all’antifascismo è un esercizio complicato seppur stimolante e divertente.

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