Il sindaco Lepore annuncia la riforma, le delegata Capasso promette il coinvolgimento della cittadinanza in tutte le politiche pubbliche. Parola d’ordine: più partecipazione. Una buona idea, se non ricalca quella bluff per il Passante
di Achille Scalabrin, giornalista
Agli amici non bolognesi che chiedono come si vive a Bologna, la risposta è sempre la stessa: è ancora una città molto vivibile, a misura d’uomo per qualità di vita, di ambiente, traffico, servizi, sanità, cultura, un paesone con tante qualità. Al tempo dei Romani sarebbe bastato dire hic manebimus optime. Altra cosa è quando ci si confronta tra bolognesi, perché per ognuna di queste qualità viene spontaneo lamentare una diminutio registrata negli ultimi trent’anni.
Trattasi di giudizi schizofrenici? No, perché sono vere entrambe le cose. Non c’è dubbio alcuno infatti che la città gode ancora dell’eredità di un passato anche prossimo, e che questo patrimonio va progressivamente diminuendo. Nel passato bisogna collocare per esempio la difesa del centro storico e dei colli, la nascita dei quartieri, il sistema sanitario e quello degli asili, l’organizzazione delle biblioteche e dei musei, la tangenziale e la Fiera. Una progettualità in cui si incontrano tra gli altri i nomi di Dozza, Dossetti, Imbeni, Campos Venuti, Cervellati, Kenzo Tange. Delle loro intuizioni ancora (per fortuna) si vive, e poco importa se parte di queste rientravano nel proposito propagandistico di un partito, il Pci, di costruire sotto le Due Torri un modello – una vetrina si diceva allora – da esporre all’Occidente tutto per dimostrare come sarebbe stato possibile governare l’intera Italia, se avesse scelto il comunismo.
Resta il fatto che i bolognesi, anche quelli non comunisti, hanno goduto di quel ‘buongoverno’ locale, pur segnato da errori e ideologismi. Questa è l’eredità che ha fatto di Bologna una città simbolo/vetrina anche al di là dei suoi meriti effettivi.
Il rischio di disperdere le eredità è tuttavia sempre presente. Il crollo del Muro e del comunismo, il mutamento del quadro politico italiano, hanno fatto cessare anche la necessità di allestire una vetrina nuova da mostrare. Vivere di rendita predicando l’amarcord è risultato più facile, anche per gli stessi abitanti che si sono spesso tuffati nella nostalgia o nell’orgoglio per il ‘nobile passato’. Ma si è trattato di un esercizio assai pericoloso, soprattutto a fronte della rivoluzione dei tempi nuovi, impastati di tecnologie e di globalizzazione. Ciò che è venuta a scarseggiare – oltre alla qualità della classe dirigente e anche, perché no?, della cittadinanza – è stata la progettualità. A meno che non si voglia vendere per tale il Passante, il People Mover, la rigenerazione urbana. Basterebbe poi confrontare i nomi dei progettisti di allora con quelli di oggi per cogliere ancora di più tutta la diversa qualità.
Ha ragione il sindaco Lepore quando afferma che oggi le città, Bologna compresa, sono «la frontiera e il luogo del conflitto tra i vecchi e i nuovi interessi». Pilotare e mediare questo conflitto è però la sfida che spetta a governanti e governati.
Un terreno su cui confrontarsi è la riforma dei Quartieri annunciata dal sindaco sul Carlino, e in passato sollecitata anche sul Cantiere Bologna. Si tratta di restituire ai presidenti e ai consiglieri di Quartiere spazi operativi che ora non hanno, e ai cittadini il gusto della partecipazione alla vita comunitaria. Così si può sintetizzare il proposito. Erika Capasso, delegata del sindaco all’Immaginazione civica, parla di «un maggiore coinvolgimento della cittadinanza in tutte le politiche pubbliche», di Quartieri come «sede di co-progettazione e co-decisione». «Impareremo anche dagli errori commessi», aggiunge. Ed è proprio su quest’ultimo proposito che si gioca la possibilità o meno di dare ai bolognesi la certezza di essere parte importante nel progettare la città che verrà, nel difendere le sue peculiarità, nell’evitare i pericoli di stravolgimento. «Importante è partecipare», è lo slogan che andava bene per le Olimpiadi di de Coubertin. A Bologna è stato usato anche per far credere ai cittadini di avere voce in capitolo sul Passante. In realtà si è trattato di un bluff di Palazzo. È esattamente ciò che non bisogna ripetere.
In attesa di conoscere il progetto sui Quartieri, possiamo rassicurare il sindaco: la maggioranza dei bolognesi vive con orgoglio questa città, ma anche con il timore di non poterlo più fare tra qualche anno. Si attendono gradite smentite con i fatti. E intanto possiamo parafrasare un famoso e amato bolognese (extramuros): per Bologna si può dare e fare di più, perché è dentro di noi / si può dare e fare di più senza essere eroi / come fare e dare non so, non lo sai neanche tu / ma di certo si può dare e fare di più.

Ormai quando sento parole come co-progettazione mi sale invariabilmente alle narici un persistente odore di sòla. Allucinazione olfattiva? Temo di no.
Purtroppo le nostre narici sono abituate a percepire aria fritta e quindi i nostri recettori cerebrali sono sempre all’ erta.
La favola della “partecipazione popolare” è un cavallo di battaglia del PD. Pubblicizzano la riunione, chiamano a raccolta quanta più gente possibile, ascoltano con attenzione tutti gli interventi, ti fanno i complimenti per l’assidua e coinvolgente partecipazione, ti dicono che ci saranno altre riunioni per aggiornamenti e poi non li vedi più. Nel frattempo approvano tutti quello che avevano già deciso e organizzato tra di loro, indipendentemente da qualsiasi altro apporto esterno. Né si può dire che la “cittadinanza non sia stata ascoltata”, anzi vantano la vasta partecipazione popolare al dibattito pubblico sui progetti futuri, che loro avevano già comunque deciso tra di loro. Tutta fuffa quindi, ma ancora c’è gente che crede a costoro. A me comunque non mi avranno più, avanti quindi coi prossimi .. “ingenui”… per non dire qualcosa di più rustico.
Revisionare il modello di governo cittadino ( e direi metropolitano),n direzione del decentramento e di una reale partecipazione, può rappresentare un’occasione di rigenerazione amministrativa e politica. Va impostato e portato avanti con coerenza
Vera l’affermazione del Sindaco che le città sono «la frontiera e il luogo del conflitto tra i vecchi e i nuovi interessi» e governare questo processo è senza dubbio molto complicato. Ci vuole immaginazione, ma soprattutto tanto coraggio. La riforma dei quartieri è un progetto interessante, ma se sganciata dalla realizzazione compiuta della Città Metropolitana, e’ un ritorno al passato: accentramento versus decentramento. Ovvero si ridanno un po’ di funzioni (cioe’ un po’ piu di potere) ai quartieri, ma restando sempre dentro le mura. Credo invece che per il Sindaco della Città Metropolitana sarebbe l’occasione per traguardare i confini urbani, creando i quartieri/municipi per arrivare, con tutta la gradualità necessaria, alla realizzazione della Città Metropolitana elettiva. Processo arduo che prevederebbe una lunga co-progettazione e che in una prima fase comporterebbe scompensi e conflitti con i territori e con i loro amministratori e il conseguente rischio di perdere consenso.
Tuttavia se Bologna si misurasse con il governo della città grande (oltre un milione di abitanti), con le conseguenti economie ed efficientamento delle politiche e dei servizi d’area vasta, potrebbe tornare ad essere una “grande citta’”, a cui tutti guardano per la lungimiranza e la capacità amministrativa di antica memoria.
Quando il Sindaco Merola iniziò il secondo mandato, c’era chi, come me, sperava che avrebbe voluto lasciare il segno, costruendo il percorso per superare l’ente di secondo grado, incapace di presidiare l’area vasta. Ma vedo che siamo ben lungi dall’affrontare questo tema e che, malgrado il processo legislativo per arrivarci non sia complesso, ci si è “acconciati” mantenendo in piedi un ente che rimane nel “back stage”, e che non potendo realizzare politiche attive, conta prevalentemente sulla capacità/volontà dei funzionari e dell’apparato amministrativo
Leggo commenti scoraggiati e scoraggianti, non utili per un ‘cantiere’.
Ben venga, invece, una riforma dei consigli di quartiere, luoghi di proposizioni, correzioni, autoregolamentazione civica.
È in questa proposta di revisione che la partecipazione è più che mai utile.
non vedo perchè persone adulte, responsabili e consapevoli debbano farsi infinocchiare ripetutamente da chi li ha già traditi e rinnegati. … se a lei piace farsi prendere in giro, prego si accomodi lei sul palcoscenico dell’ennesima commedia inscenata dal PD. Molti cittadini, come me, sono già stati “usati” abbastanza da queste istituzioni locali, adesso tocca a voi.