Lettera 1 – Tormento, rigore morale e pensiero lungo

Per ragionare sulla figura politica e umana di Berlinguer, a quarant’anni dalla scomparsa, Casadeipensieri, ScriptaBo e Cantiere Bologna hanno chiesto a scrittori, personalità, cittadini di scrivere una lettera aperta allo storico segretario del Pci e dirgli perché lo hanno nel cuore. Le lettere verranno lette dagli stessi autori domenica 8 settembre, alle 18, all’Arena Centrale della FestUnità provinciale di Bologna, nella serata dedicata a questo leader indimenticato e indimenticabile

di Mattia Fontanella, organizzatore culturale


«Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice./Solo se lo erano anche gli altri./Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo./Perché sentiva la necessità di una morale diversa…» (Giorgio Gaber).

Quarant’anni sono un giorno. Un dolore che si rapprende ma che non passa. Un dolore intimo di un singolo ma anche di un popolo. Collettivo: come le speranze, le attese, le voglie di cambiamento. E un senso di smarrimento, di perdita incolmabile. Scriveva Paolo Volponi: «È caduto sul lavoro come un muratoretto meridionale dall’alto di una impalcatura».
«È caduto il firmamento». «È morto uno di noi, l’undici giugno 1984».

È morto un poeta (sì dico un poeta: un politico vero deve essere anche un poeta). Un poeta che connette le parole, le risignifica. Crea immaginari. Nuove prospettive.

Leggiamo le parole di Giovanni Giudici (un grande poeta del Novecento) a proposito del discorso sull’austerità: «L’appello che risonava nelle parole di Berlinguer era quasi una summa del suo pensiero politico e della spinta innovativa che esso veniva a conferire alla tradizione ideale del Partito comunista come portatore di un nuovo modo (modello) di vita collettiva e individuale, come garante di una fondamentale libertà e autonomia della persona umana davanti alla soverchiante marea di un assetto sociale dove il bombardamento dei cervelli imperversa e dove sono sempre altri a decidere per noi quel che per noi sia bene o sia male, quel che deve piacerci e quel che no. Parlare questo linguaggio a un paese che stava per attraversare la fase più cupa e sanguinosa del terrorismo e della crisi economica non poteva certamente comportare alcun quadro di allettanti promesse nello spirito dell’odierna civiltà dei consumi e dello “spettacolo”: nel rivendicare al Partito comunista una funzione-guida nel necessario processo di cambiamento, Enrico Berlinguer non taceva che questo “cambiamento” doveva avere un suo prezzo e che tutti (e non soltanto i lavoratori) avrebbero dovuto pagarlo. Fu, quello di Berlinguer anche un discorso di rifondazione morale, il richiamo a una nuova socialità del tipo che è proprio delle nazioni adulte è consolidate…».

Questo è tanto altro è stato Enrico Berlinguer. Tormento, passione, rovello, rigore morale e pensiero lungo. E per ragionare sulla sua figura politica e umana, a quarant’anni dalla scomparsa, la Casadeipensieri, ScriptaBo e Cantiere Bologna hanno chiesto a scrittori, personalità, cittadini di scrivere una lettera aperta: «Caro Enrico, perché ti voglio ancora bene». Le lettere verranno lette, dagli stessi autori, domenica 8 settembre, alle ore 18, all’Arena Centrale della FestUnità provinciale di Bologna, nella serata dedicata a questo leader indimenticato e indimenticabile.


Un pensiero riguardo “Lettera 1 – Tormento, rigore morale e pensiero lungo

  1. A me sorge un dubbio da Togliatti, poi Longo, per finire con Berlinguer sono deceduti tutti per ictus siamo sicuri che dietro tutto ciò non ci sia lo zampino della Cia e servizi segreti collusi ? Dopo Moro Berlinguer e poi la fine della prima repubblica con esilio di Craxi e l’arrivo di Berlusconi !?!??? Non mi stupirei se fra molti anni saltasse fuori tutti questo.

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