«Il rasoio di Beckham» e l’arte della manutenzione dell’italiano

Presentato alla libreria Coop Zanichelli, il libro di Roberto Barbolini, allievo di Anceschi e poi firma de “il Giornale” e “Panorama”, è l’opera di un funambolo che corre senza rete sul filo di una lingua in via d’estinzione, in contrasto con l’italiese corrente. Ogni sua storia contiene altre storie che impastano equivoci semantici, allegre scurrilità gergali, lingua figurata dei fumetti. Scorribande brancaleoniche e giullaresche, da Steinbeck a “Linus”

di Bruno Damini, giornalista e scrittore


Alla libreria Coop Zanichelli, il 22 gennaio, abbiamo incrociato il fioretto con “il rasoio” di Roberto Barbolini, ultima sua creatura letteraria per La Nave di Teseo. Allievo di Luciano Anceschi all’Università di Bologna, ha iniziato a occuparsi di letteratura collaborando alle riviste “il Verri” e “Paragone”, prima di cominciare a scrivere di teatro e letteratura a “il Giornale” di Indro Montanelli e poi al settimanale “Panorama”.

Il Barbo è un funambolo che corre senza rete sul filo di una lingua in via d’estinzione, in contrasto con l’uso corrente che la trasfigura in italiese. Ogni sua storia contiene altre storie che impastano cultura dall’alto in basso, con rimandi colti, equivoci semantici, allegre scurrilità gergali, lingua figurata dei fumetti e solenni citazioni di musica incolta, con scorribande brancaleoniche e giullaresche. A voi verrà di pensare a Jarry, Gadda, Queneau, Soriano, Malerba, Steinbeck, Beckett, Chandler, ma sopra a ogni altro all’antiromanziere Oswald de Andrade. E a ingarbugliare ulteriormente le cose, il nostro è anche Soprintendente Perpendicolare del Collegio di Patafisica, Ordine della Grande Giduglia (chi se ne chiede l’utilità non ha mai letto Alfred Jarry).

Noi, che siam venuti su con le bande dessinée, ripenseremo con nostalgia alle pagine odoranti d’inchiostro dell’Intrepido, Il Monello, Diabolik, perfino ad Alex Raymond, il papà di Flash Gordon, e a quand’eravamo matricole all’università dei comics “Linus”, diretta da OdB. Leggete questi racconti Barboliniani e alla loro meritata rilettura soffermatevi sui dettagli, perché c’è ancora molto da scoprire. Al filo del rasoio che porterebbe la semplicità al potere, tanto per tenere allenato lo spirito dialettico io opporrei il monito di Raffaello Baldini (grande poeta santarcangiolese che Roberto conosceva di sicuro quando questi curava le pagine culturali di Panorama): «E andé drétt u n s va invéll» (E ad andar dritto non si va da nessuna parte), alla faccia del fratacchione facilitatore William di Ockham. 

Incamminatevi fra le righe di questi racconti per incrociare il Nano (che non è un nano) al cimitero di Montale Rangone: «Io non mi farei seppellire qui per tutto l’oro del mondo.» «Come mai?» «Ci sono troppi morti». Le due vedove in stile “Arsenico e vecchi merletti”, al cimitero di Beverly Hills: «Vedrà che roba: in un posto del genere mi farei seppellire viva oggi stesso!», perché «non è il tenore di vita a fare la grandezza dell’America, ma il suo tenore di morte!». 

Stralunate parentele:

«Lo zio Giorgio è stato fucilato dai nazisti».
«Si, però è rimasto vivo e vegeto per altri trent’anni!».
«È stato un miracolo». 

Ne “L’orgoglio di Modena” una banda di sbandati, una ligéra da ballo lissio, sbragamodo da osteria, equivoca il maestro Pavarotti con un “ninnino” di 500 chili (non meno facile da rapire). Tra la bassa ferrarese e il delta del Mekong, John Rambo segue le sue proprie tracce e torna confuso al punto di partenza, come nel gioco dell’oca, ma l’inocato è lui. S’avanzano poi, sulla passerella di questo colto varieté, Clark Kent, che non si sa dove diavolo metta gli occhiali quando si trasforma nel ridicolo kryptoniano con le mutande sopra la calzamaglia; Bagonghi, che è più alto del panettone anche se gli metti su un barattolo di merda d’artista di Piero Manzoni. Infine, sgambettano salmodiando sui sandali gli sciroccati Hare-Pio, seguaci sincretisti di Krishna e Padre Pio, fino a quando s’affaccia coccodiando sul proscenio una gallina che, contraddicendo la bassa considerazione messa in musica da Cochi e Renato con la complicità di Jannacci, spara la sua pollina secondo la successione aurea di Fibonacci nel “Chicken Shit Bingo”, che vi lascio immaginare di che razza di tombola si tratti.


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