Ricordi d’infanzia e altri oggetti d’Arte

A cinquant’anni dalla sua inaugurazione, è auspicabile che tra una rotaia del tram e un viale alberato, tra un Tecnopolo e un nuovo, luccicante quartiere fieristico, l’ex Galleria d’Arte Moderna di Bologna torni ad avere ruolo e immagine quantomeno consoni alle ragioni per cui è nata

di Pier Francesco Di Biase, caporedattore cB


Tra le meraviglie del crescere e invecchiare dove si è nati, non si può non annoverare quel particolare momento della vita in cui spazio e memoria si fondono al punto tale da rendersi pressoché indistinguibili. Nei casi più consapevoli poi, l’ortgeist generato da questa fusione produce, in chi ne è pervaso, la sensazione che non esista luogo familiare in cui non sia annidata l’epifania di un’esperienza vissuta da se stessi o da altri, col suo inscindibile bagaglio di emozioni più o meno intense.

Qualcosa di molto simile credo mi sia capitata domenica scorsa, in zona Fiera, dopo aver assistito alla “sgambata” con cui la Virtus, alla Segafredo Arena, aveva liquidato la pratica un tempo tradizionalmente ostica di Varese. Mentre aspettavo l’arrivo del 28, infatti, dando le spalle al padiglione dell’Esprit Nouveau, lo sguardo mi si posava per qualche istante sul profilo rabbuiato della vecchia Gam, col suo vialetto erboso che tante volte, ancora bambino, avevo avuto la fortuna di calpestare.

A quello sguardo, malinconico come il suo oggetto, seguiva poi un laconico commento, applicabile tanto all’edificio dell’ex Galleria d’Arte Moderna quanto a quel bambino ormai abituatosi all’esistenza: «Gesù, come ti sei ridotto».

Una constatazione se si vuole banale, che in questi giorni di anniversari mi pare però assumere un valore particolare perché, se il primo maggio del 1975 furono inaugurati in Piazza della Costituzione gli spazi del museo disegnati appositamente dall’artista e architetto Leone Pancaldi, il 5 maggio toccherà al MAMbo di via Don Minzoni spegnere le candeline di un compleanno che lo renderà ufficialmente maggiorenne. Un passaggio di testimone avvenuto da tempo, quindi, ma mai del tutto metabolizzato a dovere, nonostante il lavoro eccelso che Lorenzo Balbi e i suoi collaboratori, in questi anni, hanno svolto in nome e per conto della nostra città.

Per capire quanto la Gam sia stata importante per Bologna e il mondo dell’Arte italiano e internazionale non occorre, spero, redigere per l’ennesima volta l’elenco di tutti gli eventi e le attività che ne hanno costituito la storia. Se raccontata dal sottoscritto, poi, risulterebbe a tutti gli effetti un’appropriazione indebita, data la notevole differenza di età. Oltretutto, proprio quella storia potrà essere in parte ripercorsa visitando la mostra “Antonio Masotti. Nascita di un museo”, a cura di Uliana Zanetti, ospitata fino al 18 maggio nel Foyer del museo di via Don Minzoni.

Come si legge nella presentazione ufficiale, l’idea della mostra è quella di rivivere, a distanza di cinquant’anni, i primi passi della Galleria d’Arte Moderna di Bologna attraverso gli occhi e l’obiettivo di Antonio Masotti, fotografo calderarese che documentò i lavori di inventariazione delle collezioni e di allestimento delle mostre inaugurali – “Avanguardie e cultura popolare”, curata da Giovanni Maria Accame, e tre delle personali in programma dedicate rispettivamente a Luciano Minguzzi, a cura di Marco Valsecchi, Xanti Schawinsky, a cura di Franco Solmi, e Luciano De Vita, a cura di Andrea Emiliani. Il servizio fotografico che ne scaturì divenne poi a sua volta oggetto di un’ulteriore esposizione, “Nascita di un museo”, inserita tra quelle con cui la Gam prendeva avvio. 

Certo l’intento è assolutamente nobile, dunque va salutato con calore e gratitudine. Riconoscendomi come incontentabile, tuttavia, non posso fare a meno di chiudere con l’auspicio che tra una rotaia del tram e un viale alberato, tra un Tecnopolo e un nuovo, luccicante quartiere fieristico, la Gam del prossimo futuro torni ad avere ruolo e immagine quantomeno consoni alle ragioni per cui è nata.

Per quanto ci si possa sforzare, del resto, una vita piena seppur breve non può ridursi a uno sbiadito ricordo d’infanzia o qualche nostalgica fotografia in bianco e nero.


2 pensieri riguardo “Ricordi d’infanzia e altri oggetti d’Arte

  1. Con ritardo ringrazio per l’articolo sulla GAM. Sono Mariarosa Pancaldi, figlia di Leone, architetto della Gam. Mio padre morì poco tempo dopo la definitiva decisione di abbandonarla per trasferirla all’ex Forno del Pane.

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