La Fenice di Gaza: la realtà è già memoria

Nel 2016 il ricercatore palestinese Naim Abourradi fu costretto a lasciare la sua terra natìa. Da quella frattura dolorosa nasce The Phoenix of Gaza, un progetto di realtà virtuale che ricostruisce i luoghi e le atmosfere della Gaza che l’autore ha vissuto e amato. Per la prima volta, questo progetto esce dagli Stati Uniti e arriva in Italia. Dal 13 al 18 maggio sarà visitabile a Bologna, nella sede di Teatri di Vita Studio in via del Pratello 90/A

di Collettivo Urbanə


Non c’è dubbio che dalla fine del 2023 la condizione palestinese sia enormemente esacerbata, ma la storia e il progetto che si narrano qui affondano le radici ben sette anni prima.

Nel 2016 il ricercatore palestinese Naim Abourradi fu costretto a lasciare Gaza, la sua terra d’origine. Una partenza forzata, carica di dolore e di una terribile consapevolezza, quella di non poter far ritorno dove si è cresciuti. Con tutto ciò che questo comporta per chi è costretto ad andare via. Alle spalle lascia affetti, tradizioni, spazi familiari, suoni e odori che costituiscono l’identità profonda di un luogo e di chi lo abita.

Una frattura del genere può segnare la fine di un legame o diventare, invece, la spinta per dar vita a un’opera capace di trasformare la nostalgia in testimonianza, e il trauma personale in patrimonio condiviso.

Il salto temporale è al 2022; Abourradi ottiene una borsa di studio all’X-Real Lab della California State University, un centro di ricerca tecnologica avanzata. È lì che nasce The Phoenix of Gaza, un progetto di realtà virtuale che ricostruisce attraverso immagini, suoni e racconti i luoghi e le atmosfere della Gaza che l’autore ha vissuto e amato. Non un documentario, non una simulazione, ma un viaggio sensoriale e coinvolgente, in cui si cammina tra i vicoli della città, si ascoltano le voci dei mercati, si entra nelle case, si assiste alle abitudini quotidiane di una comunità viva.

Tutto questo assume certamente un valore ancora più drammatico dopo l’occupazione militare che negli ultimi anni ha devastato gran parte della Striscia. Molti dei luoghi ricreati nel progetto non esistono più, abbattuti dai bombardamenti o svuotati dalla fuga dei civili. Gaza oggi è ancora più inaccessibile, stretta tra distruzione materiale e silenzio mediatico. Ed è proprio in questo contesto che The Phoenix of Gaza acquista una potenza nuova: non più solo un archivio della memoria personale, ma un documento storico e culturale. Un atto di resistenza attraverso l’arte e la tecnologia.

Per la prima volta, questo progetto esce dagli Stati Uniti e arriva in Italia. Dal 13 al 18 maggio sarà visitabile a Bologna, nella sede di Teatri di Vita Studio in via del Pratello 90/A, con aperture serali fino alle 23, grazie alla collaborazione tra Teatri di Vita, Refugees Welcome Bologna, Assopace Palestina e Collettivo Urbanə. Si prenota qui: https://tinyurl.com/4z4cjk5t

Un’occasione per entrare in contatto con una realtà che ci riguarda tutti, seppur da lontano. Perché il patrimonio culturale, umano ma anche quello architettonico di Gaza non appartiene solo al popolo palestinese, ma a tutta l’umanità.

In un’epoca in cui le immagini scorrono veloci e la sofferenza viene spesso ridotta a ovvietà irrilevante, The Phoenix of Gaza ci chiede di rallentare, di guardare, di ascoltare davvero. Di ricordare che la realtà, anche quando scompare sotto le macerie, può continuare a esistere nella memoria condivisa dei contemporanei, ponte tra le culture e promessa di umanità.

In Palestina la realtà è già memoria. E qualcuno, prima o poi, farà i conti con questo scempio.


Rispondi