Bologna ha il primato nazionale della raccolta differenziata. Ma se un cassonetto non si apre e i rifiuti da mesi vengono abbandonati per strada? Se colombi e topi se la godono? Hera fa finta di niente: «Tutta colpa del malcostume dei cittadini»
di Achille Scalabrin, giornalista
Quando leggi che Bologna è al primo posto in Italia per la raccolta differenziata, viene naturale gonfiare il petto d’orgoglio. È come vincere lo scudetto del rusco. E non da spettatore, ma scendendo in campo ogni giorno con altri quattrocentomila bolognesi. Qualcuno, tipo l’Istat, sostiene che in realtà siamo al secondo posto, dopo Venezia. Vabbè, in ogni caso è Champions. E sempre in ogni caso bisogna essere grati al destino per averti depositato o riciclato in questa città anziché a Palermo, che sta in fondo alla classifica.
Se poi ti capita di leggere che qui la spazzatura è «pungente, pervasiva e implacabile» – come ha scritto la non meno pungente e implacabile Guia Soncini, bolognese doc –, ti vien da dire «ah, le solite enfatizzazioni dei giornalisti». Quando incappi nelle collinette di rifiuti sparse qui e là per la città, allora pensi che devono essere opera esclusivamente dei lettori della Soncini, tipo una campagna a sostegno della brava giornalista abitante in centro. Se poi un giorno non si apre il tuo cassonetto dell’indifferenziata, quello che hai nei pressi di casa, prima sospetti che si tratti di un atto di sabotaggio dei medesimi, poi, con la tua inutile Carta Smeraldo in mano, passi al ballo propiziatorio in cui alterni l’Apriti Sesamo di Alì Babà al Supercalifragilistichespiralidoso di Mary Poppins.
Se non succede nulla, pensi all’alternativa possibile, dopo aver scartato quella di riportarti a casa i rifiuti, da appoggiat sul terrazzo, nel ripostiglio, in garage o anche nel frigorifero per meglio conservarli fino alla possibile/probabile riapertura del cassonetto. Alla fine, vergognandoti come un ladro e sentendoti un traditore della community dei salvatori dell’ambiente, depositi il sacchetto accanto al contenitore, e solo allora ti accorgi che ce ne sono già una decina e più, tutti variopinti, tutti impossibilitati a entrare nelle sue fauci. E così per giorni, settimane, mesi. Segno che anche altri pagatori di Tari hanno dovuto arrendersi (se vergognandosi tutti, però non si sa).
Ma poiché ci si sente in missione per conto di Hera e non di Dio, si spera di incrociare quanto prima uno di quei mastodontici camion per la raccolta rifiuti in modo da segnalare il problema. In realtà non servirebbero parole, perché il cumulo di sacchetti parla (e puzza) da solo. Quando l’sos viene lanciato, l’operatore ecologico ti guarda però come se tu fossi una mutazione genetica dell’umarell di Danilo Masotti. Non dice nulla, ma nel suo sguardo leggi un giudizio severo: non bastassero quelli che presidiano i cantieri, ecco che stanno estendendo la vigilanza sui cassonetti dell’immondizia, dove andremo a finire? Lui non sa che le segnalazioni al numero verde di Hera, oltre un anno fa, sono state inutili. E che inutili sono state anche le suppliche ai suoi colleghi in transito. E che quindi da altrettanto tempo il cassonetto non fa il suo dovere. E poi, che si deve fare, telefonare e supplicare tutti i giorni? Vedi mai che ti accusino di stalking.
Se si è animalisti (oltre che ecologisti), il problema del cassonetto ammutinato non viene sentito. Anzi. Davanti allo svolazzare di piccioni, taccole, gazze, uccellini vari, al tramestio di topi ben contenti di accomodarsi in queste improvvisate Cucine popolari, viene da rallegrarsi. Tanta fauna, portatrice di virus e batteri, in pochi metri quadrati è pur sempre uno spettacolo. Ma se non si è animalisti? Si può sempre diventarlo, e aspettare che lupi e cinghiali scendano dalle colline per partecipare al banchetto.
I Blues Brothers che sono in noi aspettano invece, più semplicemente, che il cassonetto si apra e che la montagnola quotidiana di rifiuti ben visibile in strada trovi la sua giusta collocazione. Per ora c’è del rusco in San Vitale (che, va detto, è però un po’ come la Danimarca, dove c’è del marcio). Nel frattempo si può anche procedere alla documentazione fotografica, per evitare che il tutto venga catalogato come fake news o fantasy dell’umarell. È vero che oggi con l’Intelligenza Artificiale si potrebbe far credere che in quell’angolo di Bologna c’è una montagna di immondizia alta come la Torre degli Asinelli, ma basta attenersi alla realtà. Si può anche fare una statistica per fissare quante volte il bocchettone si apre. Sette su dieci? Cinque, due? Statistica ardua perché lo fa quando gli pare, e sembra rifiutarsi decisamente quando c’è il maltempo.
Se c’è il timore che la situazione comprometta la vittoria del prossimo scudetto del rusco, facendoci precipitare in classifica, si può segnalarla al Quartiere, che in questo caso è il San Donato-San Vitale, che a sua volta segnala di averla presa in carico. A dare una risposta alle lamentazioni degli abitanti della via è poi il Comune nella veste di postino che recapita la risposta di Hera SpA. E qui si passa dalla presa in carico alla presa per… La ‘nostra’ Multiservizi dotata di “approccio multi-business” sostiene che i sopralluoghi hanno dato esito negativo, tutto funziona alla perfezione, «gli abbandoni sono legati al malcostume e alla mancanza di senso civico di alcuni cittadini». Inoltre, aggiunge Hera, è attivo il servizio di spazzino di quartiere «che tutti i giorni effettua la pulizia dei rifiuti impropriamente abbandonati all’esterno dei contenitori».
Se subito dopo tale risposta si incappa in uno spazzino di quartiere, se lo spazzino è impossibilitato a sua volta ad aprire l’incriminato cassonetto e costretto a sua volta a fare una segnalazione di guasto, se la montagnola di rifiuti indifferenziati (solo di questi) a cielo aperto si rinnova ogni giorno, cosa pensare? Che in quell’incrocio di strade c’è la più alta concentrazione di cittadini senza senso civico e campioni nel lancio del rusco, come sostiene Hera, o che in Hera c’è un’alta concentrazione di pressapochismo e disorganizzazione?

La questione del cassonetto dell’indifferenziata che si apre solo con la carta smeraldo ha anche un altro aspetto problematico: studenti e studentesse fuorisede, pendolari per lavoro, turisti e turiste (un bel po’ di persone) non essendo residenti non hanno la carta. E dove depositano i rifiuti indifferenziati? All’esterno del cassonetto o in uno non dedicato.
(A Scalabrin suggerirei di fare due passi e deporre l’indifferenziata in un cassonetto vicino in attesa che Hera decida di cambiare quello che non funziona)
Anche io e mia moglie ci siamo trovati con lo stesso problema (cassonetto bloccato, non funzionante o, anche, pieno). Come suggerisce Beppe Ramina, abbiamo “fatto due passi”, verso un altro cassonetto che funzionasse, ma poiché non usciamo di casa solo per buttare la spazzatura (lo facciamo coincidere con le uscite per altri impegni), se anche l’altro cassonetto non funzionava, oppure se non ce ne era nessuno sul percorso che dovevamo fare, abbiamo, sia pur a malincuore, posato il nostro sacchetto vicino al cassonetto non funzionante. È Hera al servizio del cittadino, non il contrario, quindi se qualcosa di Hera non funziona deve essere Hera a rimediare, anche raccogliendo i sacchetti lasciati a terra perché il cassonetto non funzionava. Di certo non porto il sacchetto a spasso con me nei vari giri che devo fare, né interrompo tutto per tornare a casa a lasciare il sacchetto fino a riparazione del cassonetto avvenuta. Collaborare si, ma senza sostituirmi a chi è pagato per far funzionare il servizio.
In effetti servono anche due passi. E quando, come succede talvolta, i tre cassonetti dell’indifferenziata della zona sono tutti fuori uso, si potrebbe procedere con una Lunga Marcia. Sarebbe sicuramente “un’odissea senza eguali nei tempi moderni”, come disse Edgar Snow di quella di Mao.
Nella mia zona vige la raccolta porta a porta, come condominio avevamo un bidone per l’organico e uno per l’indifferenziata, in modo da potere depositare il sacchetto in ogni momento. Ma da circa due anni Hera ci ha tolto quello dell’indifferenzata, sostituendolo con un bidoncino a testa , raccolto una volta alla settimana,il martedì mattina, e andrebbe esposto dal pomeriggio del giorno precedente ( una condomina ha rischiato la multa perché lo stava mettendo fuori in tarda mattinata !?!?
Io ormai quando parto per le vacanze , mi porto dietro il sacchetto fino al primo bidone con tessera, ma solo perché utilizzo la tessera di un’altra Tari.
E’ tutto assurdo, poco salutare ,con la raccolta porta a porta ci sono terrazzi e garage trasformati in piccole discariche. Io sono inc…..ta nera !