Stefano Benni e la Bologna degli “irregolari”

Intervista ad Andrea Maioli, giornalista e scrittore, a proposito dello scrittore bolognese e di quelle figure artistiche “eccentriche” della città che fu e che oggi, forse, non è più

di Barbara Beghelli, giornalista


Quel gran genio di Stefano Benni, banalmente definito nei comunicati e articoli commemorativi che circolavano martedì «poliedrico», aveva una certa faccia tosta, indubbiamente. Ma più di tutto aveva un bel viso bolognese: capelli bianchi alla “mago Merlino”, gli occhi che risplendevano di una luce speciale e che senza bisogno di dire, parlavano. Si faceva capire benissimo, Benni, e a volte risultava perfino severo. D’altra parte, le possibilità erano sempre due, come ci ha insegnato lui stesso: disapprovazione e quindi lo sguardo diventava serio. Approvazione, e allora i suoi occhi ridevano e anche lui scherzava, maestro di ironia.

Ultimamente brillavano poco gli occhi del grande scrittore, non parlava più. Non poteva. Quasi che la diva del cinema muto avesse segnato il suo verbo sul finir del cammino: eppure aveva scritto bellissimi romanzi, inondando noi lettori di storie incredibili. Ingrata sorte, amaro destino.

A quei bolognesi (una minoranza) che navigano quotidianamente tra fatti e parole da comunicare e ai suoi tanti estimatori mancherà parecchio questo autore, unico nel suo genere e che risiedeva da tempo al Lyda Borelli, la casa di riposo degli artisti italiani di via Saragozza.

Lui, in principio giornalista a L’Espresso, Panorama, Cuore, Repubblica e Manifesto, che fu regista nel 1989 con Umberto Angelucci nel film Musica per vecchi animali, tratto un suo romanzo, con Dario Fo e Paolo Rossi.

Lui, che firmò l’adattamento cinematografico del suo Bar Sport diretto dal bolognese Massimo Martelli. Lui, eccezionale umorista, poeta e drammaturgo e amico di Daniel Pennac tanto che il narratore francese gli dedicò il suo libro Grazie.

Del grande autore bolognese parliamo ancora con il giornalista Andrea Maioli, scrittore e autore.

Se n’è andato uno dei massimi esponenti della cultura italiana. Intellettuale originale e acuto, pieno di passione sociale e politica, profondamente legato a Bologna.

«Profondamente legato a Bologna ma al tempo stesso così distante da questa città come lo sono gli spiriti liberi. Solo amici scelti, una sorta di tribù raccolta dal Lupo, certo non un personaggio da bagno di folla o pacche sulle spalle al bar. Quando non si cerca l’applauso a tutti i costi e non si vuole “condividere” (parola così tristemente di moda) si sceglie di restare in&out nel tessuto bolognese».

Pur se scomodo e irriverente, resta l’eredità delle sue opere, capaci di accendere il sorriso e di commuovere, quale ricorda con più affetto?

«Da ragazzino ho riso in solitaria, liberamente e sgangheratamente, leggendo tre libri: Citarsi addosso di Woody Allen, Fantozzi di Villaggio e Bar Sport di Benni. Personaggi e situazioni diquel libro che lo ha rivelato erano diventati veri e propri tormentoni con i miei amici. Poi, a mio gusto, La Compagnia dei Celestini, Il bar sotto il mare e Terra! sono dei capolavori».

Re della satira e della narrativa fantastica, ha costruito una produzione letteraria unica, tra romanzi, racconti, poesie, pièce e sceneggiature. Ma esiste a Bologna un’autrice o autore paragonabile?

«Nessun autore che si rispetti, autore con la A maiuscola, è mai paragonabile a qualcun altro. Solo i mediocri possono essere catalogati. Benni è stato unico, una voce fuori dal coro. Bologna ogni tanto partorisce figure così, siano indigene o importate. Senza paragoni e rispettando diversità e individualità dobbiamo parlare di Alessandro Bergonzoni, di Andrea Pazienza, di Freak Antoni, di Lucio Dalla, di Gianni Cavina… Tutti irregolari, fortunatamente».

Come è cambiata la cultura a Bologna e quando? Esistono ancora i veri intellettuali o è tutto assuefatto alla politica?

«Non so se è cambiata, non so se per ragioni generazionali si rischia di non vedere il nuovo che avanza. Più che altro oggi mi sembra di vedere gli avanzi del nuovo. Poi certo, anche nel mondo della cultura e dello spettacolo si possono trovare strade più spianate sapendo con chi e a che ora schierarsi… ma questa è una vecchia storia destinata a non cambiare».


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