Destra vs Sinistra. Quello scontro muscolare che non paga

In città il clima è pesante. Ogni manifestazione, ogni provvedimento amministrativo diventa il pretesto per uno scontro frontale tra Comune e Governo, con la città presa in mezzo. In vista del 2027, occorrerà abbassare i toni se non si vuole correre il rischio di frustrare ulteriormente un elettorato già ampiamente disilluso

di Barbara Beghelli, giornalista


Si respira un pessimo clima a Bologna, da almeno tre anni, inquinato da più parti, ma la Pianura Padana stavolta non c’entra. È innegabile che tra Pd/Coalizione civica e Fratelli d’Italia/Lega sia battaglia politica continua da quando si è insediato il governo Meloni, su ogni argomento che tocca la città.

Tram, Città30, sicurezza, verde pubblico, dipendenti comunali, urbanismo, sanità privata e pubblica, welfare, immigrazione. In pratica su tutto. Con le dovute proporzioni, sembra quasi di essere tornati agli anni ’70, ma così si arriva solo allo scontro e anche peggio, come abbiamo visto più volte, non ultimo venerdì scorso con la città messa a ferro e fuoco da un centinaio di antagonisti per una partita di basket tra Virtus e Maccabi Tel Aviv: agenti e manifestanti feriti, paura diffusa tra la cittadinanza.

Praticamente ogni settimana c’è uno scontro, e chissà se così sarà fino a maggio 2027, mese delle elezioni amministrative. Speriamo ovviamente di no. Ma c’è un ma.

Perché in mezzo a questa infinita, stressante, improduttiva battaglia politica muscolare tra destra e sinistra, c’è Bologna. Le cose cambiano, la storia si ripete. Ogni volta che avviene una manifestazione pacifica e democratica, negli ultimi due anni dedicati in particolare alla Palestina, scatta la guerriglia urbana. Un centinaio di manifestanti pieni di rabbia arriva da fuori capoluogo e si unisce ai movimenti locali, di cui l’80% dei bolognesi spesso non conosce nemmeno l’esistenza, per spaccare ogni cosa gli capiti a tiro.

Lo slogan è sempre lo stesso, “Blocchiamo tutto”: ma blocchiamo tutto che? A che titolo? Chi o cosa rappresenta? E soprattutto: alla cittadinanza, circa 400mila cittadini, cosa interessa? La risposta non l’abbiamo, ma di certo nessuno vuole che vengano danneggiati i cantieri del tram, le auto, gli scooter e le vetrine dei negozi, anche perché i danni non li paga certo il Viminale, si sa.

Insomma, a chi serve tutto questo?

Non ci si deve abituare a questo scenario, che nulla c’entra con la solidarietà o gli aiuti veri alla Palestina, e non serve ai bolognesi che abitano quella che è sempre stata una méta magari non troppo turistica, forse un po’ gelosa dei suoi tesori artistici, ma comunque molto accogliente, anche se oggi pare la città dei taglieri e dei b&b.

La guerra muscolare non serve a una città che porta con sé grandi ferite: dall’Italicus a Ustica, dal 2 agosto 1980 alla bomba che per mano mafiosa esplose sul rapido 904 Napoli-Milano all’altezza di San Benedetto Val di Sambro.

Siamo ovviamente ben lontani da quei livelli di violenza. Ma in previsione della lunga campagna elettorale che ci aspetta, iniziata con larghissimo anticipo, chissà com’è, occorrerebbe abbassare molto i toni da entrambe le parti, visto che è altamente controproducente creare paura nelle persone attraverso scontri e repressioni o botta e risposta tra Roma e Bologna ogni qualvolta si palesa un problema.

Colpa mia, colpa tua: colpa di Alfredo. Tutto questo teatro servirà (forse) ai partiti, ma destabilizza e distrugge gli equilibri di una città, e non è certo quel che serve per attuare un confronto costruttivo e basato sui programmi in previsione dell’appuntamento elettorale 2027; servizi d’ordine, idranti e bombe carta non rappresentano una strategia che paga, anzi: la storia, appunto, insegna.

Non solo. Questo scontro non farà che aumentare la percentuale di astenuti, che non si ritrovano né a destra, né a sinistra, sempre e solo così impegnate a “combattersi”, invece che a risollevare economicamente le città.


4 pensieri riguardo “Destra vs Sinistra. Quello scontro muscolare che non paga

  1. Da cittadino escluso dal centro storico, nell’arco di una settimana, ho potuto vedere le strade di quella che era la mia casa, il mio quartiere, divise da un’abissale dicotomia: Venerdì 21 le devastazioni dei prepotenti e Sabato 29 la cosiddetta restituzione di via Riva di Reno alla cittadinanza (sigh!). Nel primo caso la rabbia e la rassegnazione per un’invasione distruttrice di un luogo che ho nel cuore, perennemente nei pensieri e che non posso più permettermi di abitare, a causa di politiche estremamente filo-turistiche; nel secondo la gioia per un angolo meraviglioso, un progetto che ho sempre sognato e appoggiato, misto al malumore per non poter più abitare in quei luoghi, nei miei luoghi, non poter essere più me stesso.

    Questo per dire che le prossime elezioni, destra e sinistra ( la sinistra con relative primarie, aggiungo e spero…) dovranno parlare a tutti quelli che si sono rassegnati e sono di malumore a causa del non potere essere più liberi di esprimere i propri bisogni, a tutti quelli ai quali stanno tirando via la città da sotto i piedi!!!

    In estrema sintesi: La partecipazione implica che ci siano dei partecipanti.

    S.

  2. Articolo saggio.
    Mi permetto solo due brevi considerazioni. Perche’ parlare di scontro muscolare tra chi voleva semplicemente far rispettare un calendario sportivo e chi voleva che invece si rinviasse ad altra data e altro luogo? Da una parte ritengo ci sia una posizione che rappresenta il minimo sindacale che va sotto il nome di “rispetto della legalita’, dall’altra la non considerazione che le frange piu’ facinorose pro pal, in servizio permanente, avrebbero solo rinviato le loro violente proteste. Seconda breve riflessione: si parla sempre di scontri con la polizia. Il termine presuppone pero’ due gruppi decisi ad affrontarsi costi quel che costi. L’esempio tipico sono gli scontri tra gli ultras calcistici. Quando la polizia si limita a reagire per arrestare dissennati tentativi di raggiungere luoghi sensibili e viene pure fatta oggetto di lanci di petardi, razzi e bombe carta anche “arricchite” con chiodi perche’ definire cio’ uno scontro? Da una parte ci sono gli aggrediti e dall’altra gli aggressori.
    A me sembra abbastanza chiaro.
    Valter Giovannini

  3. Non mi pare che l’articolo aiuti a capire cosa succede a Bologna.
    Penso che il conflitto politico e ideale se si svolge nel rispetto della democrazia sia solo salutare per la democrazia stessa.
    Se si parla della violenza innestata da gruppi predeterminati allo scontro, allora è solo compito della polizia anticiparli, ancora di più se vengono da fuori Bologna. Se non sono capaci di farlo allora c’è davvero da preoccuparci perché se non lo fanno loro altri non lo possono fare.
    A Bologna ci sono sempre state e ci saranno manifestazioni pacifiche ma determinate negli obiettivi per la pace, la giustizia sociale e la stessa democrazia sempre più condizionata da logiche di potere.
    Sorprende invece che qualcuno possa confondere gli scontri violenti nei pressi del Palazzo delle sport con l’inaugurazione del nuovo arredo di via Riva di Reno.
    Per quanto riguarda la partita tra la Virtus e la squadra israeliana mi sembra necessario rimettere in fila le cose: 1. nessuno ha messo in discussione lo svolgimento della partita; 2. si era richiesto a più voci lo spostamento in un altro luogo per la centralità del Palazzo dello sport e la presenza dei cantieri del Tram in quella zona; 3. spostarla era l’obiettivo anche del Comitato per l’Ordine pubblico, come risulta dai verbali pubblicati; 4. le ipotesi erano la Fiera o l’Unipol Arena a Casalecchio di Reno appena libere da altri impegni (si ricordi che a la partita a Milano si è svolta ad Assago, lontano dal centro); 5. il Ministro dell’Interno Piantedosi per ragioni di principio ha deciso che andava fatta al Palazzo dello Sport garantendo l’ordine pubblico con l’arrivo di 500 poliziotti; 6. l’esito era prevedibile per tutti, anche per lui, come le polemiche successive.
    Mi sembra di poter dire che se le tensioni future verranno sempre affrontate in questo modo Bologna rischierà moltissimo e tutti i Bolognesi, di destra, di sinistra, di centro e indifferenti, saranno coinvolti malgrado la loro volontà.
    E allora bisogna distinguere sempre di più, anticipando gli eventi e rimarcando che le manifestazioni sono un diritto, che devono tenere conto della realtà in cui si vive e che la violenza è in quanto tale sarà inaccettabile per gli stessi manifestanti. Le forze dell’ordine devono quini essere guidate per isolare i violenti, anticipando la loro venuta a Bologna e distinguendoli sul campo a distinguere e di un fare di ogni erba un fascio, anche con il contributo degli organizzatori della manifestazione stessa.

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