Non c’è convenienza partitica o campagna elettorale che tenga davanti al fatto che i residenti di un rione si malmenino a vicenda a causa di un progetto comunale, giusto o sbagliato che sia. La manifesta incapacità dei partiti a mediare il conflitto sociale nato intorno al Muba rappresenta un pericoloso precedente le cui conseguenze, tanto sul breve quanto sul lungo periodo, non sembrano facilmente gestibili
di Pier Francesco Di Biase, caporedattore cB
A change(.org) is gonna come. Obiettivamente infelice ironia sul titolo del capolavoro di Sam Cooke, che viene però molto facile dopo aver dovuto ammirare, nelle ultime ore, l’ennesimo salto di livello – se in alto o in basso, decidetelo voi – della querelle elettorale circa la realizzazione del Muba (“acronimo di…” non ve lo dico neanche più, tanto già sapete).
Accade così che, dopo il parapiglia con gli attivisti a margine del consiglio comunale di lunedì (qui), mentre l’opinione pubblica resta ansiosamente appesa al vertiginoso testa a testa tra la petizione del comitato dei favorevoli (qui) e quella del comitato dei contrari (qui), l’incontro pubblico sul tema ospitato dalla Casa di Quartiere Pilastro – anche sulla strumentalizzazione di queste strutture a opera delle forze politiche sarebbe ora di dir finiamola – si risolva in una colluttazione tra residenti, pare per via di uno striscione, e nella ritirata dei rappresentanti dell’amministrazione intervenuti al consesso, causa presenza di contestatori (qui e qui).
Ora, che una parte dell’amministrazione abbia in orrore il dissenso non è certo una novità. Forse ci si dovrebbe lavorare. Ma che dei cittadini si malmenino vicendevolmente per manifesta incapacità dei partiti a mediare il conflitto sociale, come da compito costituzionalmente assegnatogli, rappresenta francamente un pericoloso precedente le cui conseguenze, tanto sul breve quanto sul lungo periodo, non sembrano facilmente gestibili.
Pertanto, posto che sulle “strategie” di partiti d’opposizione come Europa Verde e Potere al Popolo mi sono già espresso negativamente in passato e dunque non sento necessità di una reprise, con la presente sono a chiedere gentilmente al Partito democratico innanzitutto di placare il suo segretario Enrico Di Stasi, ormai diventato un generatore automatico di dichiarazioni sdegnate, e in seconda battuta di farsi carico davvero di una discussione che sia realmente politica, evitando derive populistiche o plebiscitarie e riconoscendo fino in fondo il ruolo di questi partiti e movimenti come interlocutori. E agendo possibilmente di conseguenza, tentando di alzare quantomeno il livello dialettico della questione.
Perché la campagna elettorale non può e non deve essere una motivazione sufficiente per lasciare che i propri concittadini si abbandonino all’odio reciproco, e perché avere la maggioranza dei voti espressi alle urne o quella dei seggi assegnati in consiglio comunale non è un certificato di purezza e di infallibilità, ma l’attribuzione di una responsabilità ben superiore alle pur alte percentuali attribuite dai sondaggi, sebbene indubbiamente viziate da un’astensione ormai arrivata a vette su cui sarebbe altrettanto saggio interrogarsi. In attesa di un cortese riscontro, porgo cordiali saluti.
Mentre aspettiamo che i partiti si siedano democraticamente intorno a un tavolo e facciano finalmente il loro mestiere, a noi e ai lettori tutta la solidarietà per il perseverare di questa situazione assurda e fastidiosamente testosteronica. Immagino che anche a voi, come a me, la vicenda abbia già fatto cadere le palle o le ovaie così drasticamente in basso da vederle rimbalzare, una volta urtato il pavimento, all’insù fino a toccare il soffitto.
Un fenomeno fisico interessante, non c’è dubbio, ma di cui sono convinto si possa fare serenamente a meno.
Photo credits: Agenzia DiRE

Interessante che finalmente ci si renda conto come la falsa partecipazione e i flirts con il movimentismo portino a questi risultati. La politica e la democrazia partecipata sono un’altra cosa con buona pace della vicesindaca. Le regole servono a tutelare tutti, soprattutto i più deboli. E non solo gli amici più deboli ma l’intera polis.
Analisi interessante e assolutamente condivisa. Aggiungo un dettaglio che negli articoli pubblicati dai quotidiani non emerge, ma che è fondamentale sottolineare (anche perché ero presente): a quell’incontro sono letteralmente esplose dinamiche da social network portate nel mondo fisico.
Il modo di esprimersi e di confrontarsi dei presenti è stato lo specchio del peggior lessico digitale: chi urla di più per sovrastare l’altro, il classico “lei che titoli ha per parlare?” e un’aggressività che annulla ogni possibilità di dialogo reale. È stato un triste esempio di come il sistema dei social abbia ormai colonizzato il confronto pubblico dal vivo, con tutte le sfumature e le esasperazioni tipiche dell’età dei partecipanti. Quando il dibattito si riduce a una serie di monologhi urlati
“Lo Stato siamo Noi”. Quest’affermazione, quando verificata, certifica di essere in uno stato democratico con pari diritti e dignità per tutti. Ovviamente chi ci rappresenta non è stato eletto all’unanimità, ma come recita la nostra Costituzione “a maggioranza del 50% + 1 votante, degli aventi diritto”. Qui già si può verificare la prima crepa, da 50 anni non abbiamo più leggi elettorali che “rispettino” questo dettato: maggioritari, premi di maggioranza e quant’altro, pur di NON risolvere il contrasto fra dettame Costituzionale e mancata affluenza alle urne. Ciò detto però, non ricordo che quest’Amministrazione abbia promesso, in campagna elettorale, di costruire il MoBo, inoltre proprio lì dove vogliono farlo, non ricordo ci avessero promesso le rotaie e ora 120 bus a idrogeno (pericolosissimo), non ricordo che avessero promesso di raddrizzare la Garisendi (logica vuole venga smontata e ricostruita dopo aver rifatto le fondamenta deviando l’Aposa, altrimenti …). Se tutte queste iniziative non erano state promesse ed ora trovano ostacolo nei Cittadini che soffrono di tanti altri bisogni, io m chiedo perchè avvenga tutto ciò, con quale diritto questa Amministrazione prenda queste iniziative di lavori (due anni passati a bloccare attività cittadine e chissà quanti ancora) non concordati con la cittadinanza, anziché aver pensato alla Metropolitana, già cantierata nel 2000 e mai avviata, che avrebbe liberato la città dall’ingombro dagli enormi mezzi pubblici (che saranno ancora più enormi col tram) e con 3/4 anni di lavori sotterranei senza fastidi per i cittadini? Paul.
Sul “Cantiere” di oggi, a proposito dello scontro
belluino sulla scelta del Sindaco – cito solo il Sindaco perchè a
Bologna chi decide è solo il Sindaco – di creare in un area verde
un sorta di museo per i bambini, Pier Francesco Di Biase esprime tutta
la sua incomprensione per la rissa, verbale ma non solo, in una area
politica che dovrebbe essere contrassegnata dalla ricerca civile e non violenta, in nome di una sinistra, delle varie sinistre.
Mi permetto di dire che a me fa un po’ ridere questo manifestare del Sindaco e di tutto l’appartato PD per il rifiuto della violenza. So di non essere approvato da Di Biase, se osservo che la Giunta comunale bolognese ha il problema che ha anche il PD nazionale, ovvero l’assoluta volontà di non voler avere divisioni o differenze alla sua sinistra.
Il Sindaco mentalmente non ha ancora compreso, ma questo succede anche al PD nazionale, che se si sposta in modo radicale la barra delle scelte a sinistra SALTERA’ SEMPRE FUORI QUALCUNO CHE è PIU’ A SINISTRA. Che fare? Non legittimare il movimentismo radicale, se non fosse che il Sindaco non avrebbe la podestà di definire il limite della
violenza. Ad esempio, patetica è stata la lite su chi spettasse la memoria di Lorusso, di cui è stata accusata di illegittimità la Vice Sindaca, dicendo anche storicamente delle non verità e omettendo le verità – chi, per dire, fu a chiamare i blindati? Chi, discretamente, chiese l’intervento dell’allora Ministro dell’interno? La Clancy e i suoi contestatori si informino.
Su questa difficoltà attuale, nel campo delle varie sinistre, campeggia la causale, già manifestata in altri casi e che vale nel rapporto a Bologna fra la Giunta e la città, tutta: il profilo caratteriale della personalità del Primo Cittadino che ha instaurato, nel governo di Bologna, un sistema “tolemaico”, ovvero amici, nemici, tutto DEVE GIRARE INTORNO A LUI.
Tanto per rettificare. I cittadini delle oppste fazioni NON si sono malmenati. O si è nei posti di cui si scrive o è meglio evitare di parlarne inseguendo immagini o relazioni altrui non accertate. Sicuramente l’assemblea non è andata a buon fine, ma perché è stata interrotta quasi subito da grida scomposte di chi si oppone al progetto. Veronica Cerruti non è riuscita nemmeno a presentarlo. Una volta fuori, nei diversi capannelli si è discusso, anche animatamente, tra posizioni diverse. Se qualcuno ha strattonato lo ha fatto perché questo è lo stile intimidatorio che preferisce, …che non è lo stile di entrambe le posizioni in campo
Definiamo il concetto di “malmenarsi”: se lo intendiamo come prendersi a pugni in faccia o addosso, no non si sono malmenati.
Però non si può negare che le mani addosso se le siano messi …e non mi riferisco al termine dell’incontro, ma a quanto accaduto poco prima dell’inizio, quando la rimozione di uno striscione appeso ha innescato tutto.
Sulla riunione al Pilastro, Non poteva andare diversamente.
Se metti più di 100 persone in una sala che non ne ha la capienza, quindi con problemi di sicurezza e la convochi come amministrazione, sapendo che le posizioni tra le persone sono diverse, molto diverse, Significa che vuoi che avvenga uno scontro fisico e questo indipendentemente da come uno la pensa. Quindi, cosa porta a casa chi l’ha organizzata, una vittoria?
Martedì sera al Pilastro non poteva andare diversamente. Se organizzi una riunione in un quartiere dove ci sono stati degli scontri e le posizioni degli abitanti sono molto diverse, se la fai in una sala piccola con più di cento persone, mentre la capienza è molto minore, con evidenti problemi di sicurezza, cosa ci si può aspettare che succeda?
Anche se si fosse parlato del colore delle carrozze del tram, l’esito sarebbe stato simile. Mi viene da pensare che chi l’ha organizzata lo scontro se lo aspettasse. Non posso pensare a un ingenuità così grande. Sarebbe bello che chi pensa a un museo dei bambini, fosse attento a questi particolari di sicurezza e gestione delle relazioni civiche che sono fondamentali.