Il 25 aprile più strano di sempre

“Un lombardo” si credeva padrone d’Italia e pensava di partire proprio dalle nostre città per arrivare al comando. Ci è costato sudore e fatica scacciarlo. La pandemia ci rinchiude ma risveglia le anime e ora sul web si respira il profumo vero della Resistenza. Le sardine sono più vive che mai: uniti usciremo insieme da un mare di guai e saremo protagonisti del futuro

di Mattia Santori


14 novembre 2019. Ore 19.30.

A un’ora dal flash mob di Piazza Maggiore tutto faceva presagire che si sarebbe andati incontro a una disfatta epocale. Pochissime persone, buio e pure quella pioggerellina fastidiosa che ti fa rosicare e ti ricorda che gli “altri” sono al calduccio all’interno del “tuo” Paladozza. Mai una gioia, pensi. Era meglio nascere indifferenti, o peggio, era meglio nascere a destra, con il comandante di turno impaccato di soldi che ti porta alla vittoria (o alla sconfitta) senza che tu debba muovere un dito. Rete 4 come se piovesse e la vita che ti sorride, o perlomeno non ti irride.

Poi invece ti accorgi che sei come al solito vittima del tuo pessimismo cosmico, retaggio di una sinistra che in Italia ha sempre ottenuto più batoste che vittorie, e la piazza inizia a riempirsi. Smette di piovere e arrivano non solo persone ma tanti sorrisi. Non siamo abituati a vincere e soprattutto non siamo abituati a metterci la faccia, perché i cattivi ci fanno schifo ma noi che siamo i “buoni” siamo troppo umili per esporci, troppo alternativi per diventare leader. La verità è che abbiamo paura. E che siamo pigri. E se molti di noi non scendevano in piazza da decenni non era perché il mondo all’improvviso fosse diventato giusto ed equo, ma perché quando il divano è comodo e fuori piove conviene alzare il dito e criticare chi è fuori a prendere la pioggia e sfidare le intemperie.

Per cui i politici diventano quelli con cui non vinceremo mai, i centri sociali quelli che non è occupando che otterranno qualcosa, le femministe quelle che non ho capito cosa vogliono oltre all’emancipazione. Il famoso ditino alzato che ormai è l’unica cosa che molti di noi sanno contrapporre ai bracci tesi. Poi arriva l’invasore e diventiamo tutti partigiani. E se c’è una prima anomalia in questo 25 aprile è proprio il fatto che molti emiliano romagnoli si sentono freschi di liberazione. Questa volta l’invasore era un lombardo che si credeva padrone d’Italia, e pensava di partire proprio dalle nostre città per arrivare al comando. Ci è costato sudore e fatica scacciarlo. Quanta pioggia, quanto freddo e quante notte insonni. E quanti rinforzi abbiamo dovuto richiamare da tutta Italia.

19 gennaio 2020. Piazza VIII agosto. Volevamo chiamarla provocatoriamente la festa di un “Nuovo Ventennio”, perché questa roba che vent’anni al potere ci riescono a stare solo gli altri proprio non ci andava giù. Poi ci siamo ricordati della proverbiale mancanza di autoironia della sinistra e abbiamo riparato su un romantico “Bentornati in mare aperto”. Il concerto avrebbe avuto inizio alle tre di pomeriggio. Alle 7.45 di mattina, mentre con una ventina di amici stiamo montando il bar, compare un buffo signore calabrese. Ha quasi 70 anni ed è partito la mattina prima con un flixbus da Reggio Calabria con l’ultimo posto disponibile per venire a salvarci dall’invasore. Non ha avuto bisogno di fucili e di munizioni. Il suo corpo, insieme a quello di altre 40.000 persone ha lanciato un messaggio politico talmente forte che una settimana dopo quello che doveva essere l’inizio del ventennio leghista si è trasformato in una batosta elettorale di dimensioni storiche.   

Tre mesi dopo siamo chiusi in casa, con gli occhi fuori dalle orbite per i troppi libri letti o i troppi schermi osservati. Non c’è niente di peggio che tornare alla vita degli anni ’30 con i mezzi di comunicazione del nuovo millennio. Dovremmo scrivere lettere, telefonare a lungo. E invece abbiamo le chat che esplodono, videochiamate come se piovesse e tre telegiornali al dì. Inutile girarci intorno. Per chi vive di militanza o chi fa dell’impegno civico il proprio percorso politico questo periodo non può che generare fastidio e senso di disagio. Per chi è nato mobilitando corpi fisici contro il populismo forse va pure peggio. Una volta la primavera significava funerale della Saracca, Festival della Zuppa, Pratello Resistente e Montesole. Poi arrivava giugno e si chiudeva in bellezza con la Par Tot Parade. Tutti pensano che le sardine siano nate a novembre 2019, e invece sono nate in questa commistione tra socialità e valori politici. Sono nate e cresciute nella Bologna dei festival al Tpo, dei concerti al Crash, dei mercati all’XM24, della pizza sociale al Labàs. Nelle feste dell’Unità di paese e nelle Estate Ragazzi delle parrocchie.

Eppure qualcosa sta avvenendo anche quest’anno. Perché se la quarantena da una parte allontana i corpi, dall’altra risveglia le anime, svela le appartenenze, avvicina gli account social, punto di osservazione imperfetto ma efficace della vita contemporanea. E mai come quest’anno il web è stato invaso da storie di partigiani e di staffette, racconti e documentari sulla Resistenza. Quello stesso web che fino a qualche mese combattevamo perché pozzo senza fondo di semplificazione politica e mistificazione della realtà. Se fossimo sinceri con noi stessi, dovremmo ammettere che per molti di noi l’anno scorso la celebrazione della Liberazione d’Italia si limitava a una birra e una sigaretta in piazza San Francesco. Abbastanza per sentirsi partecipi, troppo poco per sentirsi coinvolti. E invece quest’anno non sono solo gli organizzatori a respirare e sudare odore di Resistenza, ma tutti noi, ciascuno rinchiuso nelle proprie case. Costretti a partecipare in forma più profonda: scorrendo foto, leggendo racconti, guardando documentari e ricostruzioni. Ancora una volta dobbiamo dire grazie a chi invece di spinare birre si è improvvisato cantastorie, a chi ha portato il Coro Resistente del Pratello o le immagini inedite dei partigiani bolognesi sugli schermi dei nostri telefonini. Ci aspettano mesi di ripartenza faticosa e anni di equilibri fragili. Saremo protagonisti della società del futuro. Lo siamo sempre stati ma adesso forse ne siamo consapevoli.

Ma veniamo alla domanda che attanaglia i media: che fine hanno fatto le sardine? Le sardine sono vive e sono in trasformazione. Una trasformazione che parte da un duplice dato di fatto. L’aver messo in relazione un patrimonio umano di quasi 500 attivisti che vanno da Palermo a New York, e il desiderio di riportare complessità e innovazione nel panorama politico. Non è questa la sede per scendere nei dettagli ma crediamo che dopo anni di lotte intestine e fratricide sia giunta l’ora delle alleanze e delle coalizioni, sia all’interno della società civile che tra la società civile e la politica. Ogni mercato è fatto di domanda e offerta, e se le cose negli ultimi anni sono andate male non può essere solo colpa dell’offerta.

Tra i tanti primi frutti di questa coalizione dal basso vi è l’iniziativa Finestre Resistenti, un festival del cinema che andrà in scena la vigilia del 25 aprile, dedicato alla Resistenza senza pubblico, in cui chiunque potrà proiettare fotogrammi della Liberazione dalla finestra di casa. Solo a Bologna si contano già oltre 30 “schermi resistenti”, il principale sarà in Piazza Verdi, dove dalla terrazza del Teatro Comunale verrà proiettato il documentario The Forgotten Front con le musiche originali dell’orchestra del teatro. Un’iniziativa organizzata insieme a tante realtà culturali e sociali della nostra città, a dimostrazione del fatto che i soggetti civici, a differenza di molti soggetti politici, non hanno perso la voglia di mettersi in gioco e in relazione. Un evento culturale senza pubblico, che mette in connessione due palazzi per volta e rimette al centro il cinema e la cultura, un patrimonio che ci troveremo presto a difendere, quando le nostre porte si riapriranno. Un festival in sordina che non cerca la fama del grande pubblico ma che semina i primi germogli di una rinascita silenziosa ma caparbia. Esattamente come le sardine.

Per tutte le informazioni sull’iniziativa Finestre Resistenti: https://www.facebook.com/events/234256937782149

Per aderire all’iniziativa: clicca qui


Un pensiero su “Il 25 aprile più strano di sempre

  1. “Il desiderio di riportare complessità e innovazione nel panorama politico”… ci sono, ci siamo!
    Grazie del colpo che hai battuto Mattia 🙂

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