Non amo le primarie. Viva le primarie

Firmo perché non ho fiducia nei percorsi interni di partiti che non sono più luogo di elaborazione e concretizzazione di idee di mondo, ma disadorni uffici di collocamento in cui manciate di funzionari si cooptano da decenni

di Mario Bovina, avvocato


Non amo le primarie e ho appena sottoscritto un appello perché a Bologna si tengano le primarie per la scelta del prossimo candidato sindaco nel campo progressista (chiamiamolo così).

Non amo le primarie perché prediligo la democrazia rappresentativa mentre non ho alcuna attrazione per la democrazia diretta, alla quale, secondo me giustamente, la nostra Costituzione attribuisce un ruolo molto marginale.

Per un verso – pensiero questo davvero impopolare – non credo, infatti, che nel mondo dell’ipercomplessità le decisioni affidate direttamente al popolo – che, unitariamente considerato, aborre la complessità – abbiano grande probabilità di essere quelle giuste.

Per altro verso la democrazia diretta, primarie incluse, è di recente ancor meno credibile, alla luce dell’uso spregiudicato e pervasivo (oltre che, ahimè, scientifico) che i contendenti fanno dei nuovi mezzi di comunicazione di massa, social media in particolare, inondando la contesa di false notizie, così che le decisioni dei cittadini vengono prese sulla base di rappresentazioni della realtà meticolosamente contraffatte.

A me piacerebbe la lenta “risalita” della decisione dagli ambiti periferici dei partiti, in cui le persone si conoscono e discutono (i circoli? le sezioni?), fino ad arrivare, di organo rappresentativo in organo rappresentativo, di delegato in delegato, all’organo decisore. O, quantomeno, che a decidere fosse un organo la cui stessa costituzione è frutto di un tale percorso.

Uh, che vecchiume, penserete. O forse, invece, è il futuro, penso io, che ho visto molti cappotti vecchi tornare di gran moda. E quindi perché diamine firmo una petizione per le primarie, se non mi piacciono? Semplice, purtroppo.

La firmo perché i partiti, luogo deputato alla discussione e alla risalita delle decisioni verso i decisori, sono evaporati (e questa evaporazione è dramma paragonabile alla distruzione delle foreste pluviali, per quanto determina mancanza di ossigeno e, nello specifico, asfissia dei dibattiti).

La firmo perché non ho fiducia nei percorsi interni di partiti che non sono più luogo di elaborazione e concretizzazione di idee di mondo, ma disadorni uffici di collocamento in cui manciate di funzionari si cooptano da decenni in peggio (ciascuno, cioè, circondandosi solo di persone peggiori di sé).

La firmo per disperazione, insomma. Ma sperando in tempi migliori, con una contraddizione finale che abbraccia quella iniziale.


3 pensieri su “Non amo le primarie. Viva le primarie

  1. Condivido quasi esattamente le tue considerazioni (tanto da “darti del tu”, pur non conoscendoti di persona). Viva le contraddizioni, quando sono esplicitate in modo così chiaro e dialettico.

  2. Grazie Mario, anche io ti do del tu senza che ci si conosca, per aver espresso parola per parola il mio sentire e il mio adeguarmi a strumenti che considero non adeguati.

  3. Un’altra che passa il tempo s guardarsi allo specchio e a sparare sentenze. Una che vuole insegnare agli altri come si vive. Soprattutto una che offende centinaia di militanti che si sono riuniti e hanno discusso. Ma la domanda fondamentale è: perché vuole votare alle primarie di un partito che a suo dire è un ufficio di collocamento che coopta mediocri personaggi?

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