Via Oberdan, in quel nome il lavoro di due polizie

All’angolo con via Rizzoli sorgeva il distaccamento a cavallo delle Guardie del Bargello, i vigili urbani dell’epoca. Per questo si chiamava via Cavaliera, prima di essere intitolata all’irredentista impiccato per aver confessato di voler uccidere Francesco Giuseppe e Sissi, la coppia imperiale asburgica. Pare che la soffiata agli austriaci la fecero i servizi segreti italiani. Il Castiglione era un Mausoleo, via delle Oche uno stagno, Senzanome una famiglia: altro che sfregamenti di tette

di Angelo Rambaldi, “Bologna al Centro – L’Officina delle Idee”


Indagare sull’origine dei nomi delle strade bolognesi porta spesso a sorprese.

Via CASTIGLIONE – Il toponimo farebbe pensare che la strada, verso la collina, avrebbe portato a un’antica fortificazione. Ma la storia ci dice che in quell’area collinare di fortificazioni non ve ne furono. Un’ipotesi sull’origine del nome arrivò casualmente nel secondo dopoguerra con la scoperta di una grande epigrafe di epoca romana, poco a nord della chiesa di San Vittore, sulla linea di displuvio tra la valle dell’Aposa (via San Mamolo) e la piccola valle di Barbiano.

Con l’intervento dell’archeologo Giancarlo Susini si fecero ulteriori scavi che diedero esiti negativi. Qualcosa tuttavia l’epigrafe e gli altri resti dissero agli studiosi. Intanto la dimensione delle lettere parlava di un complesso molto grande, databile al II secolo d.C. Si riuscì a stabilire che era un mausoleo dedicato al Dio Mitra il cui culto, di origini persiane, si diffuse dal I secolo d.C. nel mondo romano, soprattutto negli alti gradi militari, essendo divinità guerriera. L’epigrafe – e poco altro – è visibile al Museo archeologico.

Con la fine dell’Impero romano e il tramonto di Bononia il grande mausoleo andò in rovina ma i suoi resti fino all’alto medioevo svettavano sui colli di Barbiano e davano l’impressione delle rovine di un castello. È da allora che la via sottostante cominciò a essere chiamata “via del castiglione”.

Via DELLE OCHE – Va da via Piella a via Oberdan. Già “via delle Ocche”, se ne ha notizia da un rogito del 1469. La strada era a ridosso delle mura duecentesche, una cui porta superstite è in via Piella. A partire dal ‘300, abbattute queste mura con l’ampliamento che portò all’ultima cerchia, si formò in quell’area un piccolo stagno dove un proprietario teneva le oche a sguazzare: da qui l’origine.

Fuori porta Lame esisteva, fino al secondo conflitto mondiale, un’osteria dell’Oca che diede il nome all’omonima località. In periferia vi sono molti casi di toponimi antichi che andrebbero preservati e formano l’identità e la storia di quei luoghi. Dovrebbe essere compito dei Quartieri un rilancio identitario: visto come, nella città dove erano nati, sono stati ridotti, c’è poco da sperare. 

Via GUGLIELMO OBERDAN, già via CAVALIERA – La più probabile delle ipotesi dell’origine dell’antica denominazione risale al ‘300. A quel tempo all’angolo delle attuali vie Rizzoli e Oberdan vi era la sede del distaccamento a cavallo delle Guardie del Bargello: il nome di via Cavaliera era riferito a quella sorta di Polizia locale lì stanziata.

Oberdan invece era nato a Trieste da ragazza madre slava, Josepha Maria Oberdank. Prima di italianizzarsi il nome, si chiamava Wilhelm Oberdank. Irredentista, fuggì in Italia per non entrare nell’esercito austro-ungarico.

Nel 1882 a Trieste, dove gli irredentisti erano minoranza, si celebravano i 500 anni dall’unione, volontaria, della città con gli Asburgo. Oberdan preparò un attentato: una granata da lanciare contro la carrozza dell’Imperatore Francesco Giuseppe e della moglie Sissi. Una soffiata consentì alla polizia austriaca di arrestare qualche ora prima dell’attentato Oberdan. Che non negò nulla. Rivendicò l’intento e finì impiccato.

Recentemente è emersa la tesi che la soffiata alla polizia austriaca fosse partita dai Servizi segreti italiani: l’Italia aveva appena firmato la triplice alleanza con Germania e Austria: sarebbero sorti non pochi problemi con la morte dei sovrani per mano di un irredentista italiano.

VIA SENZANOME – Sono fiorite numerose leggende. Una per tutte. Senzanome sarebbe denominazione subentrata a “Sozzonome”, che a sua volta avrebbe sostituito via “Sfregatette”: per dire che la sezione molto stretta della strada faceva sì che se due donne vi transitavano erano costrette a sfregarsi il seno. Indagini storiche invece hanno stabilito che vi abitava una famiglia, di discreta posizione sociale, che si chiamava Senzanome.

Al termine della via si trova una piccola chiesa oggi sconsacrata, che si chiama Madonna della neve. Dalla seconda metà del ‘500 fu sede bolognese della romana Confraternita della Madonna della Neve che raccoglieva fondi per riscattare i bolognesi caduti prigionieri dei pirati saraceni.

Con Napoleone, Confraternita e chiesa furono soppresse. A San Girolamo della Certosa, prima cappella a destra, sono appesi una decina di ceppi, gli strumenti di prigionia dei bolognesi riscattati ai saraceni dalla Confraternita.

Photo credits: Hans Porochelt (CC BY-NC-ND 2.0)


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