La raccolta dalla folla (crowd) di somme aggiuntive a quelle erogate dagli enti pubblici, varata con sostenitori di valore come Morandi e Cremonini, ha un senso. Ma perché non immaginare un intervento del cibo (food), sul modello della tassa di soggiorno che senza farsi notare grava su chi alloggia negli hotel cittadini? Cinquanta cent a coperto (solo per il primo, basterebbe registrarsi) e i nostri locali pieni pieni darebbero un contributo fantastico alla povera torre che pende sempre più
di Luca Corsolini, giornalista
La Garisenda siamo noi: con questo titolo, non banale, inevitabile semmai, e con due super testimonial come Gianni Morandi e Cesare Cremonini, è partito il crowdfunding del Comune che ha per obiettivo il salvataggio della torre. Per meglio dire, ha come obiettivo, appunto a beneficio di noi tutti, rendere disponibili risorse aggiuntive oltre a quelle già stanziate dagli enti pubblici per evitare un collasso che non sarebbe solo della torre.
Per chi ricorda la proprietà distributiva studiata a scuola, non è difficile capire come funziona il crowdfunding: stabilito un risultato, quello si deve raggiungere con la maggiore e migliore partecipazione possibile del pubblico coinvolto. Si parla di crowd, di folla, perché il risultato migliore è dato dal raggiungimento, per esempio, di un milione di euro grazie al versamento di un euro, un euro solo, da parte di un milione di persone.
Più difficile è far capire perché sia necessario un crowdfunding quando già altri dovrebbero occuparsi della soluzione del problema, dal reperimento delle risorse ai lavori necessari.
Tra i due estremi, la proprietà distributiva, la stessa che sta alla base delle tasse, e non solo di quelle comunali, e la richiesta di aiuto, meglio, di partecipazione, insomma di coinvolgimento, ecco il crowdfunding, uno strumento collettivo potente che ha la forza, concreta, anche di un censimento: se si raggiunge il risultato prefissato, di nuovo, meglio se coinvolgendo più persone che non i soliti sponsor, allora significa che il tema proposto è veramente di interesse pubblico. E a quel punto il risultato del crowdfunding non interrompe i suoi effetti ma determina anche scelte future, dettate, obbligate quasi dall’interesse dimostrato dal pubblico per un determinato tema
Negli anni, il più riuscito esperimento di crowdfunding è stato la tassa di soggiorno riscossa dagli albergatori per conto dell’amministrazione, ovviamente dopo la solita valanga di proteste, e di difesa degli interessi particolari contro quelli collettivi: Bologna incassa 12 milioni, ci è stato detto l’ultima volta, che servono a far girare quella macchina potente che è il turismo di cui si beneficia un po’ tutti. E i turisti, specie con i prezzi che hanno ogni tanto le camere degli hotel a Bologna, nemmeno si accorgono di quel balzello, se non per il fatto che a volte viene chiesto in contanti e non addebitato sulla carta di credito: è il pedaggio che pagano per godere della città.
E allora, viene da pensare, perché non possiamo pensare a un sistema simile per la Garisenda? Un altro crowdfunding ma con partecipazione obbligata, e però possibile?
Siamo la città, senza dubbio, del cibo. Quanti sono i turisti che godono della città senza fermarsi a Bologna affollando comunque i ristoranti? E quanti sono i bolognesi che vanno a mangiare fuori? Attenzione: non è una riproposizione del biglietto di ingresso che, nel caso di Fico, non ha risolto tutti i problemi e ne ha anzi presentati di nuovi.
Davvero non possiamo varare un foodfunding, un finanziamento legato al mangiare, e al mangiare bene, che di Bologna è una identità tanto quanto la Garisenda? Cinquanta centesimi a coperto, una quota sopportabile per praticamente ogni tipo di menù. Riscossa ovviamente una volta sola, altrimenti diventerebbe una tassa insopportabile. Riscossa magari con l’intervento di Bologna Welcome che, appena diventata fondazione, registra i dati dei commensali e, nel caso non siano residenti, li utilizza poi anche per comunicare tutto il bello che si trova e si può ritrovare in città.
I portici, il Modernissimo, il cinema in piazza, le fiere, le mostre e gli eventi, i TDays, la piazzola, i musei e i Festival.
Pure lo sport, ovviamente, che già di suo beneficia del generoso contributo dei tifosi di Bologna, Virtus e Fortitudo che partecipano alla salute economica della loro squadra del cuore più di quanto comunemente si riconosca, essendo proprio loro, i tifosi, i testimonial più credibili e convincenti della forza del crowdfunding.
A mali estremi, un rimedio collettivo e non estremo. Difficile, ma a questo punto anche interessante, per guadagnare una consapevolezza dei numeri in gioco, fissare il risultato, il risultato possibile. Ma a vedere i ristoranti pieni, la Garisenda siamo… in tanti…
Photo credits: Alessandro Venturi

Non mi è chiaro il meccanismo suggerito di riscuotere questo contributo una volta sola (“altrimenti diverrebbe una tassa insopportabile”). Cioè, se vado a ristorante per due volte la seconda volta non pago più il contributo? E come fa il secondo ristoratore a sapere con certezza che ho già pagato e non devo ri-pagare? Buona l’idea, ma da perfezionare