C’è bisogno di un modello innovativo, fondato sulla crescita dei beni relazionali, che veda la salute non come assenza di malattia, ma come stato ottimale di benessere fisico, mentale e sociale. Chiunque prenderà le deleghe a Disabilità, Famiglia e Sussidiarietà circolare che ho appena riconsegnato al Sindaco, non potrà che partire da qui
di Cristina Ceretti, consigliera comunale Pd
Caro Cantiere Bologna, affido a voi qualche mia riflessione dopo aver riconsegnato al sindaco Matteo Lepore le deleghe a Disabilità, Famiglia e Sussidiarietà circolare, rinnovandogli la mia fiducia, sicura che saprà avere l’intelligenza politica di “ascoltare” questo gesto.
Innanzitutto sono contenta che abbia già prodotto almeno due conseguenze: una sul piano amministrativo, l’altro sul piano politico.
Per quanto riguarda il primo, leggo in un’intervista a Massimo Bugani che si sta andando nella direzione di affidare la disabilità a un assessore, così da sostanziare la mia richiesta di dare piena agibilità amministrativa e risorse a questa delega. Questo mi sembra un ottimo passo in avanti per le persone con disAbilità (la A maiuscola è voluta). Sul piano politico invece, dopo due anni in cui l’agenda politica è stata dettata da Coalizione Civica, come più volte da loro affermato in Aula, si apre il dibattito a una pluralità di idee che non può che fare bene a questa città, così composita e ampia. L’intera maggioranza è composta da consigliere e consiglieri molto preparati, che fanno parte di gruppi diversi, che hanno tante cose da dire, frutto di sensibilità differenti.
Cosa propongo di fare? Tre cose.
- La delega alla Sussidiarietà circolare ha senso se si ha il coraggio di dire che pubblico, privato e terzo settore sono essenziali per immaginare, costruire e realizzare welfare innovativo. Il settore pubblico deve garantire equità nel processo di co-programmazione e pari opportunità di accesso ai servizi, ponendo attenzione alle fasce economicamente e socialmente più fragili. Ma il settore pubblico non si può più permettere di essere ideologico, né di continuare a compiacersi della propria bravura. Ogni componente della società ha la precisa responsabilità (nel senso di res pondus, portare sulle proprie spalle il peso delle cose) di concorrere alla costruzione di risposte ai bisogni nuovi e alla povertà in aumento. Deve unire le forze.
- Il mondo della disabilità è complicatissimo, disunito, arrabbiato. Allo stesso tempo genera ogni giorno relazioni umanamente profonde e autentiche. Il mondo della disabilità ha bisogno di un amministratore che abbia uno sguardo equo sulle tre componenti: fisica, sensoriale e intellettiva. Dovrà stringere un’alleanza imprescindibile con le famiglie, dovrà lavorare a schiena bassa su: progetti di socializzazione, autonomia, progetto di vita, riforma dei centri socio-occupazionali, sul “durante e dopo di noi” e sul sostegno dei genitori dei più piccoli. Dovrà lavorare in un’ottica ecologica, sociale e culturale, con l’obiettivo di generare innovazione nel campo anche della domiciliarità e della domotica. In modo intersezionale e intergenerazionale.
Questi due primi punti potrebbero favorire un nuovo modo di fare economia, un’economia sociale, perché la Cura dell’altro è il motore di sviluppo di un nuovo welfare fondato sulla crescita dei beni relazionali, che vede la salute non come assenza di malattia, ma come stato ottimale di benessere fisico, mentale e sociale. La cura influenza il processo di salute perché crea fiducia, trasforma i rapporti economici e servizi anonimi e standardizzati, in relazioni meritevoli di fiducia e quindi genera speranza.
- Il terzo punto è urgentissimo e riguarda la famiglia. Salari bassi, inflazione, mutui e affitti cari, fragilità in aumento, vanno riportati al centro della discussione della Sinistra e non lasciati alla strumentalizzazione della Destra che li agita solo per alimentare la paura, senza risolvere nulla, proponendo una politica che aumenta le disuguaglianze, alimenta i pregiudizi sulle diversità, taglia i fondi sulla disabilità e sulla non-autosufficienza lasciando le famiglie sole.
C’è quindi molto lavoro politico e amministrativo da fare e sono sicura che ne saremo all’altezza.
In copertina: con Alessandro Bergonzoni e Fulvio De Nigris al Parlamento Europeo a Bruxelles in confronto con i parlamentari europei e l’European Disability Forum
