Città 30, una restituzione di spazio mentale e fisico

Crediamo nella trasformazione dello spazio urbano da insieme di luoghi di transito a un ecosistema da vivere che vada davvero nella direzione dell’obiettivo carbon neutral per apportare benefici alla salute di tutta la cittadinanza, con e senza dimora, demercificandola e rendendola protagonista del cambiamento e di una Bologna piacevole, vivibile e sicura per tuttə, anche per le persone che per età, condizione fisica o sociale, sono oggi le più vulnerabili

di direttivo Piazza Grande


Piazza Grande è una cooperativa sociale nata nel 1997 su iniziativa di persone senza dimora. Le attività e i servizi di Piazza Grande sono organizzati attorno a tre ambiti principali di azione: la parte socio educativa e sanitaria, con 17 tra progetti e servizi di prossimità, di accoglienza e di sviluppo di comunità. La parte B della cooperativa a cui afferiscono, insieme al servizio mensa e a quello pulizie, il Mercato, La Leonarda e il Servizio di logistica, che ne costituiscono l’anima commerciale finalizzata all’inserimento lavorativo di persone fragili e alla sostenibilità ecologica in un’ottica di economia circolare. E infine il mondo dell’Abitare, con un ufficio centrale che gestisce più di 100 appartamenti in cui prendono vita progetti di accoglienza e transizione abitativa e di abitare collaborativo.

Due anni fa abbiamo aderito alla campagna 30logna e ospitato la raccolta firme durante il nostro festival Summercato, condividendo un’idea di città che non va solo nella direzione di una maggiore giustizia ambientale, ma anche e soprattutto di una maggiore giustizia sociale. Queste sfide sono alla base della mission della nostra cooperativa e necessitano di essere affrontate a livello sistemico e facendo tutte la nostra parte.

Quello di Bologna 30 è un processo che conduce a una città più equa dal punto di vista della mobilità, infatti il progetto implica e prevede il miglioramento del Trasporto pubblico locale; vediamo quindi Bologna 30 come un’infrastruttura normativa che redistribuisce potere anche a chi non ha mezzi materiali per spostarsi. Aumentando l’offerta di modalità di trasporto meno congestionanti, come i mezzi pubblici e la bicicletta, e cambiando la destinazione d’uso di una certa percentuale degli spazi pubblici, la città 30 porterà a un calo generale del traffico che favorirà non solo chi usa l’auto per necessità, ma anche coloro che non hanno accesso ai mezzi di trasporto privati o che dipendono da mezzi di trasporto più lenti ma più democratici. Un aspetto molto importante per le persone senza dimora e/o che accedono a servizi a volte tanto dislocati sul territorio: la città 30 si prende cura di tutte le persone, e non solo di una parte.

La città 30 avrà dei risvolti anche da un punto di vista relazionale, fondamentale nel nostro lavoro: verranno a crearsi nuovi spazi pubblici e condivisi come le piazze pedonali, attraversati da una mobilità più lenta che rende possibile l’interazione sociale tra le persone e una nuova prossimità. Insomma, ci sembra che la città 30 si sposi molto bene con la nostra idea di città accogliente e a misura di persona!

Esulando dagli interventi più strettamente legati alla viabilità, che sono ovviamente premessa fondamentale, sarà quindi importantissimo che Bologna 30 non sia solo rallentamento dei mezzi a motore, ma riduzione di ostilità anche a livello di architetture e infrastrutture urbane. Interventi che passano dalla messa in sicurezza degli attraversamenti all’installazione di sedute e al ripristino delle fontanelle, per una maggiore vivibilità di quello spazio urbano che tuttə attraversiamo e in cui alcune persone trascorrono la maggior parte, se non la totalità, della giornata.

Con Bologna Città 30 ci aspettiamo una restituzione di spazio mentale e fisico, e la trasformazione della città da insieme di luoghi di transito a un ecosistema da vivere. Una Bologna meno inquinata, che vada davvero nella direzione dell’obiettivo carbon neutral per apportare benefici alla salute di tutta la cittadinanza, con e senza dimora; una cittadinanza che viene demercificata e resa protagonista del cambiamento e di una Bologna piacevole, vivibile e sicura per tuttə, anche per le persone che per età, condizione fisica o sociale, sono oggi le più vulnerabili.


2 pensieri riguardo “Città 30, una restituzione di spazio mentale e fisico

  1. Illuminismo e cambiamento (climatico)
    Affrontare efficacemente il cambiamento climatico (e gli inquinamenti più in generale, compreso quello acustico , sempre ignorato) richiede cambiamento: dei modi di produrre, consumare, vivere. Una sfida enorme, non solo nelle tecnologie, ma nei comportamenti. I 30 km/h in città ne sono esempio calzante. I vantaggi della riduzione di velocità sono di tutta evidenza (ma solo per chi voglia considerare le leggi della fisica e della chimica, e Covid insegna che spesso così non é), ma adottarli nel modo sbagliato innesca reazioni di segno opposto. L’esempio arcinoto é Macron, che fresco di elezioni cerca di scoraggiare l’uso dell’auto, dando vita ai Gilets Jaunes; e ancora; in Olanda il governo cerca di ridurre le emissioni di azoto degli allevamenti, e alle elezioni politiche l’ultra destra stravince. Per quanto personalmente trovi la misura sensata ( ho pubblicato un libretto sulla sicurezza stradale molti anni fa), le reazioni erano facilmente prevedibili per chi volesse prendere in considerazione i casi analoghi di altri Paesi europei. L’atteggiamento illuminista sa quale sia il ‘bene del popolo’, ma non considera l’accettabilità sociuale delle politiche che adotta. Questa Amministrazione parla spesso e volentieri di partecipazione; proprio nei mesi scorsi si é svolta l’Assemblea Cittadina sul clima, voluta dal Comune, cui hanno preso parte un campione rappresentativo di cento cittadini. In quell’occasione i partecipanti hanno ascolto anche le ragioni del comitato Bologna30 (e di molti altri stakeholders); ebbene, delle 127 raccomandazioni uscite dall’Assemblea (cui il Consiglio comunale deve rispondere entro 4 mesi), non una riguarda i 30 km. L’omissione é significativa; ma il Comune ascolta?

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