Guido Martinelli, Sport City dice addio al suo patrono

Impegnato a seguire dappertutto un pallone, un canestro, una schiacciata e una meta, l’ avvocato e inventore del diritto sportivo non si è mai mosso da Bologna svelando così un inganno di cui siamo vittime un po’ tutti: non siamo Sport City perché baricentrici e vicini a tutti ma perché qui, principalmente, Guido ha interpretato la sua missione. Se n’è andato anche lui, sobriamente come d’abitudine, lo stesso giorno di Jimmy Villotti

di Luca Corsolini, giornalista


Via Fontanina, via Marzabotto, via Bonvicini, piazza Trento Trieste: ci sono volte che gli indirizzi raccontano una vita. E quelli appena elencati sono gli indirizzi, umani e pure professionali, di Guido Martinelli, avvocato, gran bolognese, inventore del diritto sportivo anche per correggere quelli che in campo cercano di fare i dritti piuttosto che, appunto, rispettare leggi e norme.

Impegnato a seguire dappertutto un pallone, un canestro, una schiacciata e una meta, Martinelli non si è mai mosso da Bologna svelando così un inganno di cui siamo vittime un po’ tutti: non siamo Sport City, definizione più larga e forse più corretta dell’abituale Basket City, perché baricentrici, vicini a tutti; siamo Sport City perché qui, principalmente, Martinelli ha interpretato la sua missione.

Perché di missione si tratta: quando parlare di Lega non significava ancora citare un partito e una visione se non ristretta almeno particolare, Martinelli ha inventato a Bologna e per ogni disciplina una Lega intendendo che il termine non fosse solo una definizione ma anche e soprattutto un modo di essere, uniti nel rappresentare gli interessi collettivi piuttosto che impegnati a difendere il proprio orticello, ovviamente tutti concentrati nell’ottenere il miglior risultato in campo e altrettanto attenti, persino più attenti a seguire la crescita del movimento, a indirizzarlo verso una dimensione sociale.

Proprio per questo oggi non c’è nemmeno bisogno di un monumento per ricordare Martinelli, che di suo avrebbe scelto una palestra qualunque, la periferia da cui partire per arrivare al centro, superando tutte le categorie, ogni prova: lo sport riconosciuto dalla costituzione, la legge sul lavoro sportivo che pure dovrà essere corretta nella sua crescita sono già l’eredità di un impegno durato più dei quarant’anni dello studio Martinelli Rogolino (Marilisa, la moglie, il metronomo di una vita sempre insieme, dalle aule di giurisprudenza in poi) festeggiato nella scorsa primavera al Teatro delle Celebrazioni con una sfilata mai retorica e sempre sincera di dirigenti venuti e tornati a Bologna per omaggiare il maestro.

Perché Martinelli non ha negato a nessuno lezioni e consigli, sempre appassionato e per questo così appassionante, sempre bolognese in quella naturale disposizione al scorrar, al discutere con i suoi interlocutori, sempre rotondo, senza spigoli, inclusivo.

E allora, ecco le didascalie. Via Fontanina, la Lega basket degli esordi, con il basket che è stato il suo trampolino di lancio senza essere mai il solo orizzonte, essendo Guido convinto che lo sport sia uno, che non ci sia uno sport altro rispetto al calcio che prende troppi spazi, convinto insomma che ogni sport possa, e anche debba, essere alto. Via Marzabotto, il primo studio, la prima scuola da cui, considerando poi università e master, sono usciti centinaia di discepoli, tutti consapevoli dei crediti ricevuti. Via Bonvicini, l’esperienza forse più assorbente, col fratellone di tante esperienze Roberto Ghiretti, quella della Lega Volley poi replicata in altre discipline. Infine, piazza Trento Trieste, il più recente indirizzo per il pellegrinaggio di tanti dirigenti, di appassionati pure, di ragazzi che oggi, diventati legali nello sport, per lo sport, si sentono orfani ma non soli.

Non siamo Sport City per meriti speciali: siamo la città di Guido e davvero bisogna dire tutti, anche chi non l’ha conosciuto, e comunque lo può ritrovare nel tentativo dello sport di inseguire quello che ci… Lega, grazie avvocato Martinelli


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