«Il livello di guardia di ansia e stress per l’introduzione del combinato disposto delle nuove norme statali e comunali è oltre il limite anche in cittadini rispettosi e virtuosi che utilizzano la macchina per seri motivi di vita dovuti a necessità di spostamenti di lavoro o per trasportare persone con mobilità ridotta. Tutto questo fa presagire una tempesta perfetta per la mobilità dei cittadini. Forse occorre fermarsi a riflettere»
di Mauro Sorbi, presidente Osservatorio per l’educazione alla sicurezza stradale
In coscienza, dopo aver assistito ad assemblee dei cittadini, ascoltato le riflessioni delle associazioni di categoria, di psicologi, delle Forze dell’Ordine, le telefonate di cittadini, devo lanciare un appello all’Amministrazione comunale di Bologna: sospendere l’applicazione delle sanzioni previste dal progetto “città 30” e utilizzare questo tempo per sensibilizzare, comunicare e condividere l’attuazione di questa rivoluzione copernicana della mobilità.
Per garantire la sicurezza sulle strade gli utenti devono attivare determinate competenze necessarie alla guida di un autoveicolo e alla tutela di sé stessi e degli altri: occorre essere reattivi, resistenti allo stress, concentrati, avere una buona visione d’insieme e in grado di ragionare. Reputo che nel momento attuale le capacità richieste da tali competenze non siano possedute. Lo dimostra il monitoraggio quotidiano a cui ognuno assiste sulla strada, dove sembrano imperare non atteggiamenti civili e rispettosi delle norme, ma un’anarchia, dove ciascuno pensa di essere al centro del mondo.
Le cause sono molteplici: i problemi socio-economici ampliati dalla pandemia, l’aver sfilacciato i rapporti sociali a seguito delle restrizioni dovute alla presenza del virus a cui si somma lo stress generato dalle criticità della presenza di cantieri stradali e della viabilità compromessa prima dall’alluvione, dal dissesto idro-geologico e ora anche dalla chiusura di via San Vitale per permettere la messa in sicurezza della torre Garisenda. Non soffre solo il trasporto privato, ma per le stesse ragioni anche quello pubblico. Nel caso venisse confermato l’obbligo dei 30km/h, dovrebbero essere rivisti gli orari alle varie fermate, con pesante ricadute sulla gestione quotidiana per il rispetto delle entrate ed uscite dai posti di lavoro, delle scuole,… A tutto questo si aggiunge la preoccupazione ulteriore, perché a gennaio entrerà in vigore il nuovo codice della strada che prevede l’inasprimento significativo e impattante delle sanzioni nel caso si superino di 10 km i limiti di velocità consentita: sanzione amministrativa di oltre 1.000 euro e mini sospensione della patente.
Con l’introduzione della Città 30 le violazioni saranno comminate dalle pattuglie di agenti di polizia locale. Il livello di guardia di ansia e stress per l’introduzione del combinato disposto di queste norme statali e comunali è oltre il limite anche in cittadini rispettosi e virtuosi che utilizzano la macchina per seri motivi di vita dovuti a necessità di spostamenti di lavoro o per trasportare persone con mobilità ridotta. Tutto questo fa presagire una tempesta perfetta per la mobilità dei cittadini.
Preoccupa che il livello di rabbia e aggressività, già elevato e in crescita nel periodo post pandemia, possa raggiungere il parossismo, con creazione di situazioni deleterie per l’incolumità delle persone. Da non sottovalutare anche la composizione del circolante: una quota significativa è datata e non è dotata di cruise control. La diretta conseguenza è che il guidatore sarà obbligato a un continuo ping pong dello sguardo dalla strada al cruscotto per verificare di non superare il limite, comportamento che aumenterà il livello di distrazione a scapito della sicurezza. Auspico che si possa iniziare l’anno nuovo con azioni di sensibilizzazione senza l’introduzione di ulteriori elementi di stress (leggi sanzioni).

Leggo, finalmente, un ragionamento serio e articolato, completo, focalizzato sulla vita reale delle persone, in merito alle enormi criticità a cui darà luogo l’applicazione delle sanzioni per il superamento del nuovo limite di velocità imposto dal progetto #Città30. Dissento solo su quello che pare essere un presupposto non esplicitato del senso complessivo dell’articolo, ovvero “posticipiamo l’entrata in vigore delle sanzioni, confidando che nel frattempo le persone acquisiscano consapevolezza”. Purtroppo siamo una società regrediente e decadente, per cui, nell’immediato futuro le cose andranno peggio, non meglio. L’ansia e la furia sociale aumenteranno. Per questo come ho detto dal primo momento, a mio modo di vedere la #Città30 è un progetto sbagliato, perchè ha come presupposto un contesto urbano e sociale che non esiste.
Buongiorno,
Potrei ripetere per l’ennesima volta che il vero stress deriva da un contesto di mobilità dove l’auto costa carissima (5-7k € annui) e non permette di spostarsi in città a velocità superiori ai 15-20 km/h di media su tragitti che nel 60% dei casi non superano i 5 km.
Però questa volta l’articolo e la sua risposta ci danno una prospettiva di ragionamento diversa ed assai interessante.
Sorbi scrive molto giustamente che:
“…occorre essere reattivi, resistenti allo stress, concentrati, avere una buona visione d’insieme e in grado di ragionare. Reputo che nel momento attuale le capacità richieste da tali competenze non siano possedute. Lo dimostra il monitoraggio quotidiano a cui ognuno assiste sulla strada, dove sembrano imperare non atteggiamenti civili e rispettosi delle norme, ma un’anarchia, dove ciascuno pensa di essere al centro del mondo…”
Vista l’estrema estrema pericolosità dei mezzi motorizzati (3.100 morti lo scorso anno) ci si aspetterebbe una reazione a livello nazionale (ed europeo…) tipo far rifare gli esami per la patente con una serie di test psicologici e di riflessi approfonditi che lascerebbero probabilmente senza la stessa un buon 50-60% delle persone.
Come ho scritto più volte, pensate a quale sarebbe la reazione delle autorità se in un anno venissero uccise 3.100 persone (o anche 1.500 nell’ipotesi scendessimo a livelli di mortalità stradale svedesi o danesi – i più bassi del mondo) per terrorismo: minimo ci sarebbe un poliziotto in ogni condominio che controlla chi entra e chi esce 24 h/365gg.
Sarei il primo ad essere d’accordo, peccato che qui, come anche in Svezia e Danimarca, l’automotive vuole i suoi profitti ed il fisco le sue entrate, in caso contrario si scatenerebbero davvero “l’ansia e la furia”, ma non “sociali”.
Il sondaggio del Comune ha rivelato un 70% circa di favorevoli su 20.000 persone circa (un campione molto significativo); se a rispettare i limiti fosse anche solo il 50% è evidente che gli altri si adegueranno, scoprendo così che questa apparentemente irraggiungibile “consapevolezza”, acquisita in città diversissime tra loro come Bruxelles, Olbia, San Lazzaro di Savena, Bilbao e Graz, si acquisisce molto in fretta quando ti accorgi di poter scegliere tra diversi mezzi senza stress e risparmiando soldi e manutenzione.
Cordiali saluti e auguri di Buone Feste