Celebrazioni: un teatro “pop” con la complicità degli spettatori

Intervista a Filippo Vernassa, direttore artistico del teatro di via Saragozza: «È giusto che io dia quel colore e quelle sfumature, anno dopo anno, che rendano la programmazione coerente con la nostra identità, piena di verità, di sensibile intelligenza e che allarghi le sfere della popolarità. La nostra è un’inclinazione artistica ai linguaggi contemporanei»

di Cristian Tracà, docente


Continua il nostro focus sul teatro a Bologna. Oggi vi proponiamo l’intervista a Filippo Vernassa, direttore artistico del Teatro Celebrazioni, che ci racconta una realtà in buona salute e che fa delle proposte concrete anche per il futuro dello spettacolo.

Cominciamo da un bilancio di questo inizio di stagione.

È stato un inizio di stagione altamente soddisfacente, con un ottimo risultato di sottoscrizione di abbonamenti e una presenza nelle serate di spettacolo, in questi primi mesi di stagione, con oltre 870 spettatori di media. Questo dato testimonia un’attenzione e una curiosità da parte del pubblico di Bologna e della Regione alla nostra offerta culturale e conseguentemente una centralità del Teatro Celebrazioni nel panorama teatrale cittadino.

Il cartellone dichiara un’intenzione di contaminazione tra varie tipologie. C’è un genere che incontra maggiormente il vostro pubblico?

È sempre stato il tratto distintivo del Teatro Celebrazioni, quello di unire nella sua programmazione molteplici linguaggi legati al teatro contemporaneo, declinati attraverso la prosa, la commedia e la danza. Il Celebrazioni, per le sue dimensioni e per la sua storia, è un teatro “pop” nell’accezione migliore del termine e i suoi spettacoli puntano a essere fruibili a tutti: sono storie in cui lo spettatore può riconoscersi, strappare un sorriso o portare a casa una emozione generata dal racconto appena andato in scena. Lo spettatore è e deve essere complice.

Avete operato dei cambiamenti di programmazione per intercettare un nuovo pubblico o siete ormai consolidati su un target specifico?

Quale direttore artistico del Celebrazioni, è giusto che io dia quel colore e quelle sfumature, anno dopo anno, che rendano la programmazione coerente con l’identità del Teatro, piena di verità, di sensibile intelligenza e che allarghi le sfere della popolarità. La nostra inclinazione artistica ai linguaggi contemporanei ci ha portato negli ultimi anni a dare spazio al genere della stand-up comedy con giovani comici e influencer cha abbiano contenuti da raccontare – penso a Valerio Lundini, Luca Ravenna, Camihawke – con l’obiettivo di avere una fruizione della sala da parte di un pubblico sempre più giovane e interessato.

Avete operato anche dei cambiamenti nella struttura: possiamo fare un primo bilancio dopo queste novità?

Abbiamo inaugurato il nuovo teatro a inizio novembre. Alla base c’è stato un investimento della società Theatricon srl, che gestisce il Celebrazioni, di 1 milione 200mila euro – di cui 400mila finanziati attraverso i fondi del Pnrr – che ha comportato l’efficientamento energetico e l’ammodernamento della struttura. La riqualificazione e il rinnovamento globale sono il frutto della volontà di rendere all’avanguardia gli spazi del Teatro per il pubblico, per gli artisti e per i lavoratori, con il fine di tutelare e valorizzare il luogo come bene cittadino. Con questo straordinario impegno economico e pratico, il Teatro Celebrazioni diventa un esempio di modernità che si distingue per rilevanza nel panorama nazionale.

Si parla, per il cinema, di cambiare i criteri di finanziamento. Anche per lo spettacolo, secondo lei, ci vuole un ripensamento?

Sviluppare una politica più incisiva di defiscalizzazione, che si potrebbe concretizzare in una possibile svolta con una lettura estensiva dello strumento del «tax credit» a tutto il settore dello spettacolo dal vivo, per i produttori e per gli operatori di musica e di teatro. In questo modo l’impresa culturale potrebbe attrarre nuove risorse dal mercato, ai fini dello sviluppo, della produzione e della distribuzione.

Una curiosità su di lei come spettatore e non come manager. C’è uno spettacolo che ha visto in qualche altro teatro che ha amato particolarmente in questo inizio di stagione?

Mi permetta di citare Pirandello e il suo “Uno, nessuno e centomila”. Il mio lavoro mi porta in giro per l’Italia, e a volte all’estero, a vedere molteplici spettacoli. Solo lo scorso anno sono stati oltre cento, ma non amo fare classifiche.

I teatri in città stanno elaborando molte proposte per le scuole: che tipo di scelta avete fatto voi per le classi del nostro territorio?

Abbiamo diversificato la proposta per le scuole con più spettacoli di prosa, musica e danza. In questa stagione in particolare sono già andati in scena Il Vajont di tutti. Riflessi di speranza, di e con Andrea Ortis, e Lo schiaccianoci della Roma City Ballet Company diretta da Luciano Cannito. Non manca poi la musica per i più piccoli e le famiglie, grazie alla collaborazione con alcune delle realtà culturali presenti nel territorio, tra le quali Bologna Festival, Bsmt e la Scuola di Musica Inno alla gioia. In aggiunta, nella primavera del 2024, daremo il via a “Celebrazioni inVita”, un progetto innovativo e formativo dedicato agli studenti e alle studentesse della scuola primaria, che avranno la possibilità di visitare gli spazi del Teatro, conoscerne la storia, scoprire i retroscena che stanno dietro alla realizzazione di uno spettacolo dal vivo e le figure professionali che si muovono attorno. Il progetto verrà successivamente esteso anche agli studenti e alle studentesse delle scuole secondarie di primo e secondo grado.


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