«Se si arriverà alla consultazione si rischia di far fallire una battaglia giusta. L’atteggiamento strafottente e spocchioso contro chi obietta, trattato spesso come minus habens, da parte di chi crede che quella sul traffico sia addirittura una rivoluzione, non incoraggia la gente a cambiare le abitudini sbagliate. Così si rafforza chi non vede l’ora di mandare a casa il centro-sinistra. Quando avremo perso anche Bologna e l’Emilia-Romagna qualcuno dirà: “Avete voluto la bicicletta? Ora pedalate all’opposizione”»
di Giampiero Moscato, direttore cB
Visto il clima giustizialista che gira sui social tra i sostenitori della città a 30 (che fanno parte della coalizione che ho votato), preciso in premessa: a) non possiedo suv ma un’auto di piccola cilindrata, uno scooter e due bici, di cui una elettrica; b) sapevo che nel programma elettorale fosse prevista l’introduzione di una nuova e più prudente concezione della viabilità e ho votato con convinzione; c) non firmerò per il referendum proposto dal Comitato appoggiato dal centro-destra né voterò, nel caso si andasse alle urne, a favore della cancellazione delle misure varate dalla giunta guidata da Matteo Lepore; d) ho un ruolo non secondario in questo giornale che ospita la rubrica Cantiere30 Bologna (qui) e dunque dimostro nei fatti che non solo non ho pregiudizi, ma addirittura espongo la mia firma a sostegno del pensiero di quelle realtà che si battono per una città più lenta, per il bene di tutti.
Nonostante questa premessa so che mi arriveranno giudizi pesanti, tra il compatimento e l’ingiuria, perché non sono perfettamente allineato a una decisione presa da pochi a nome di tutti.
Ho già scritto in questa pagina sul tema (qui; e qui; ma anche qui; e di nuovo qui) e devo aggiungere poco al concetto che i 50, fatti rispettare sulle strade di grande scorrimento, sarebbero già un gran bel passo avanti. Di certo mi risulta strano che via Murri abbia il limite dei 30 da Porta Santo Stefano a via Tagliacozzi mentre la mia Giacomo Filippo Novaro, stradina residenziale a doppio senso, laddove sarebbe necessario un senso unico, date le dimensioni, pur prevista ai 30 non ha ancora la segnaletica: non sarebbe logica un’inversione? Porto un esempio che conosco, ma potrei farne decine e decine, in città.
La giunta Lepore è partita dalla fine, lo ribadisco, fissando subito un limite, i 30, che sarebbe stato giusto introdurre una volta ultimato il tram, conclusa la Circle Line ferroviaria (tronca nello snodo cruciale, la stazione centrale), migliorato il servizio pubblico e costruiti nuovi parcheggi, rafforzato il servizio dei bus e dopo aver convinto con ogni mezzo la gente che oltre ai 50 in strada urbana proprio non si può andare. Lo si è fatto con scarsa discussione con le forze economiche, sociali e politiche del territorio e senza valutare bene le conseguenze per Tper. Qualcuno (voglio bene a quel qualcuno, lo preciso) ha scritto su Facebook che «non ha paura del referendum ma degli incidenti stradali». Io sono vivo per miracolo da un investimento mentre attraversavo sulle strisce e porto segni permanenti per colpa di un automobilista che, incapace di rispettare un segnale di precedenza, mi ha centrato alla guida di uno scooter a 20 metri da casa mia, in quella strada dove ancora si può andare ai 50 all’ora e io andavo ai 20. Dunque ho paura, eccome, degli incidenti stradali.
Ma ho terrore dei referendum, se rischiano di far fallire una battaglia giusta e, peggio ancora, di consegnare la città a una controparte che non ha altrettanto senso dello Stato e delle regole di convivenza. Quello che temo di più è l’atteggiamento strafottente, spocchioso e infastidito contro chi obietta, trattato spesso come minus habens, da parte di chi crede che quella sul traffico sia una battaglia di civiltà, anzi addirittura una rivoluzione. Ho gli stessi obiettivi: vorrei una città più sicura. Ma so che il miglior modo per renderla più vivibile non è fare andare più piano le auto, piuttosto creare le condizioni per lasciarle ferme. Chi può andare in bici la usa già, ma non tutti hanno le gambe e magari le condizioni di lavoro per farlo. Chi sceglie le auto non lo fa solo per ostentare il Cayenne ma magari perché ha orari disagiati e un lavoro che dista molti chilometri da casa sua e ha tante cose da fare in giornata. Chi ha famiglia, magari numerosa, sa cosa intendo.
Credo che sia molto progressista tutelare la gente che lavora, gli anziani, le fasce deboli. Credo sia molto classista ergere a custode di verità e a dispensatore di pagelle e di giudizi trancianti chi si può permettere di muoversi sulle due ruote a pedali, perché magari lavora in orari comodi a poca distanza da casa. Così non si incoraggia la gente a cambiare le abitudini sbagliate. Così si rischia di rafforzare chi non vede l’ora di mandare a casa il centro-sinistra. Quando avremo perso anche Bologna e l’Emilia-Romagna qualcuno di noi potrà dire: «Avete voluto la bicicletta? Ora pedalate all’opposizione». Spero che non accada mai. L’intento di questi miei scritti è dare una mano a chi può fare in modo che non succeda.
Photo credits: DiRE.it

Finalmente un contributo che centra il problema , bravissimo . Sono assolutamente d’accordo su tutta la linea ( anche se non ho votato questo sindaco ) e vorrei aggiungere : a)Bologna ha una quota importante di persone che vivono sulle colline che la circondano e che quindi hanno spesso necessità di usare l’auto b)l’esempio di via Murri si estende a via Toscana dove grazie mi pare a Colombo assessore fu compiuta una ristrutturazione delle corsie che vedeva cancellati tantissimi parcheggi etc. e che nessuno ha mai fatto rispettare come dimostra il parcheggio in zona Mazzacurati e Toniolo dove per ovvi motivi di salute ( e per i vari esercizi commerciali ) le persone giovani ed anziane devono parcheggiare c) da diverso tempo l’assenza completa di controlli fisici o elettronici ha reso possibile che in via Toscana si assista a pericolose inversioni di marcia e/o svolte vietate verso il centro da strade che scendono dalla collina. Orbene penso che prima di passare al divieto dei 30 fosse necessario risolvere situazioni come quelle descritte , mentre l’amministrazione ha voluto solo decidere l’ennesimo atto populista e teorico con l’atteggiamento sprezzante e di superiorità verso coloro i quali l’hanno eletta . Come dimostrano gli anni recenti questo porta ad un sentimento di frustrazione e poi successiva vendetta dei cittadini che sicuramente porterà a una fuga di voti alle prossime elezioni . Come al solito il problema sono le persone che vengono votate senza valutarne le reali competenze e capacità e che soprattutto hanno paura a mettersi in discussione , requisito a mio umile parere indispensabile in una reale democrazia
Ben venga il referendum se la giunta Lepore coglie l’occasione di fare una buona campagna di informazione sui vantaggi del limite di 30 km/h in tante strade (da migliorarne la scelta, d’accordo, ma è un dettaglio). La discussione pubblica che ne seguirà aiuterà tanti a formarsi un’opinione consapevole e ragionata. Personalmente, da automobilista sono assolutamente favorevole alla “città 30”: oltre a ridurre gli incidenti (e di fronte a questo non c’è obiezione che tenga), riduce anche lo stress di chi è alla guida.
Posizione di una chiarezza esemplare. Concordo. Anche le rivoluzioni, piccole o grandi che siano, si possono fare cum grano salis. E’ la mancanza di salis che complica tutto.
Buongiorno, sono tutte obiezioni validissime
Personalmente non ho spocchia verso nessuno, non ritengo nessuno un minus habens e proprio perchè mi considero sì un attivista della mobilità sostenibile, ma desideroso di approfondire le questioni con l’approccio scientifico di “prova ed errore” sono ben felice di rispondere sui social anche e soprattutto a chi la pensa (molto) diversamente escluso gli insulti che provvedo a bannare.
La “dottrina” urbanistica e dell’ingegneria del traffico, i dati, le esperienze e il portafoglio sono tutti a favore di Città 30, attuata con successo in diverse realtà europee ed anche in Italia in realtà molto diverse tra loro come Cesena, San Lazzaro di Savena, Olbia e Treviso.
Non sto qui a ripetere le diverse argomentazioni (ben affrontate nel sito http://www.bolognacitta30.it) ma da bravo ex bancario che è sempre andato a lavorare in bici, per tre anni addirittura a 16 km da casa, sottolineo in particolare il forte interesse personale a risparmiare su carburante, freni e pneumatici semplicemente eliminando sgassate e frenate brusche in un contesto dove comunque la velocità media non supera i 22 km/h nonchè a cercare alternative a 360° all’auto in primis in quel 71% di spostamenti non di lavoro e nell’altro 83% di spostamenti inferiori ai 5 km nella città di Bologna.
Il nocciolo del problema risiede secondo me nell’umano bisogno di abitudini e di comfort zone che spinge ad avversare misure di cambiamento che oltretutto sono controintuitive alla narrazione dominante dell’automotive, sostenuta da una pubblicità sfacciatamente ingannevole mai sanzionata in nessun Paese da nessun garante o chi per lui
Persone che fumavano allora (e magari fumano ancora adesso) ricordano ad esempio il divieto di fumare nei locali pubblici come un autentico choc culturale
Il Comune deve certamente ampliare le misure a sostegno di chi non vuole più usare l’auto a cominciare dalla TPER che va rimpinguata soprattutto di personale per migliorare e garantire il rispetto degli orari, posto che chi promuove il referendum a livello nazionale gioca sporco, e questo va detto con forza in ogni possibile sede, riducendo i finanziamenti al TPL, combattendo in ogni sede contro il tram (che ad esempio a Firenze ha rivoluzionato la mobilità) e fossilizzando la concorrenza nei taxi, che sarebbero un formidabile incentivo a tante persone a vendere la terza, seconda e magari anche la prima auto qualora poco o per nulla adoperate (specialmente gli anziani che magari la muovono un giorno sì e trenta no occupando parcheggi altrimenti preziosi per le citate famiglie numerose e/o gli operatori economici).
I promotori del referendum, lo ribadisco anche qui, vogliono mantenere senza se e senza ma una situazione dove l’80% dello spazio pubblico è occupato dall’auto e dove quest’ultima è l’unico strumento di mobilità al modico prezzo di 6-7k € all’anno tutto compreso
L’esperienza delle città sopracitate e di quelle europee dimostra anche che nel giro di due anni (tanti ne dovrebbero servire per il referendum) i benefici della nuova misura dovrebbero aver conquistato una solida maggioranza della popolazione o comunque il tempo potrebbe banalmente avere rimosso il ricordo delle furiose polemiche di questi giorni, come ad esempio è già avvenuto (tre mesi) per le corsie ciclabili e la stupenda riorganizzazione delle Vie Laura Bassi e Mengoli e per la realizzazione della Città 30 nella vicina San Lazzaro, argomento a quanto mi risulta nemmeno affrontato nell’attuale campagna elettorale per il comune dove si voterà a maggio
Cordiali saluti
Ma è possibile che qualsiasi e ripeto qualsiasi iniziativa che parta da un pensiero a favore della collettività, della comunità ,perché questo è Bologna30, debba essere considerato un attentato, un vilipendio alle libertà personali. Ricordiamoci le barricate, i tentati referendum quando le amministrazioni di questa città hanno introdotto le zone pedonali o i famosi T Days. Che fine hanno fatto tutti i comitati dei cittadini contro le isole pedonali del centro e tutti i commercianti contro i TDays contro gli amministratori che avrebbero fatto chiudere le loro attività. Basterebbe questo ricordo storico per tentare di riportare a un giusto e doveroso dibattito su Bologna 30. Sicuramente questo piano andrà rivisto adattato, adeguato, e anch’ io avrei preferito un maggior investimento sul controllo dei 50 in città e avrei adeguato i controlli sulle strade provinciali ( abito a Crespellano e tutti i giorni passo sulla Nuova Bazzanese che praticamente è un cimitero ). Forse è il momento di prendere atto che pensare o anche tentare di amministrare con uno sguardo nell’interesse della Collettività è cosa per minoranze e probabilmente anche Bologna rischia molto ma non per questo dobbiamo rinunciare a proporre ( anche meglio di quanto fatto con Bologna30 ) le idee per una società migliore e meno egoista.
Una correzione fattuale: via Novaro è correntemente a 30 km/h (vedi https://www.bolognacitta30.it/mappe/mappa-delle-velocita/).
I cartelli di inizio zona 30 dovrebbero già essere presenti, non tanto su via Novaro (che non è zona di transizione dai 50 ai 30, quindi non necessita di segnaletica), ma all’imbocco delle laterali di via Toscana (dove si passa, appunto, dai 50 ai 30). Per esempio, all’imbocco di via Croce di Camaldoli dovrebbe esserci un cartello di inizio zona 30.
Se non è così, è utile segnalarlo al Comune, perché l’installazione della segnaletica è già stata completata e non ci sono nuove installazioni in programma.
Caro Moscato complimenti per la lucidità di pensiero. Personalmente sono contrario ad ogni decisione calata dall’alto soprattutto quando proviene da rappresentati eletti con una percentuale di votanti pari al 51% degli aventi diritto.
La crisi di partecipazione democratica deriva, forse, anche da scelte come quella dei 30 km subite da tutti in nome di una visione del mondo che troppo spesso si ritiene eticamente superiore a quella di chi la pensa in maniera diversa.
Personalmente, se mai si dovesse arrivare al referendum, voterò contro questa misura. Ovviamente non perché sia favorevole alla velocità e ai comportamenti imprudenti e pericolosi per l’altrui incolumità. Nella mia vita professionale mi sono sempre battuto per contrastarli con ferma durezza. In questo settore rivendico di essere un convinto giustizialista. I motivi per cui non condivido la scelta dei 30km imposti a tutta la città (salvo poche e alle volte confuse eccezioni) li ho già spiegati in un articolo cortesemente ospitato su Il Cantiere (QUI https://cantierebologna.com/2023/12/15/citta-30-le-nuove-norme-rischiano-di-ridursi-a-grida-manzoniane/)
Caro Giampiero il tuo articolo contiene molte importanti riflessioni. Mi smarco dal dibattito diretto su 30 si o no, e mi allaccio ad alcune riflessioni che ho sentito in TV locali e ho intravisto nei commenti sopra: ogni idea e progetto sulla viabilità rischia di rivelarsi inutile fino a che avremo un servizio di trasporto pubblico (TPER) così arretrato e inefficace. Ciao, grazie
Grande Moscato e grazie per la tua lucidità !!!
Sono fra quelli che sono stati sbeffeggiati a seguito di alcuni tuoi articoli dei mesi scorsi perchè presentavo delle perplessità, non tanto sull’obiettivo, ma sul metodo e sul “verso” da cui si è preso il problema. In pochi giorni abbiamo mandato in tilt il sistema di trasporto pubblico !!! Già di suo deficitario. Ieri sono saltate 3 (TRE) corse del mio bus abituale. Spariti ! 45 minuti di attesa e naturalmente la gente furibonda. Ora da 6 mesi su questo giornale si sottolineava che l’applicazione di Bologna30 sulla base del sistema di trasporti esistente avrebbe creato il caos: ma chi “di dovere” non ci ha mai pensato ? Però da lunedi sono iniziate le sanzioni, avrebbe avuto più senso presidiare i soli eccessi oltre 50 piuttosto che emettere multe per velocità 39, credo ci potesse arrivare un bambino a questo pensiero.
Ci hanno detto gradualità e se ci sono problemi si interverrà man mano… vediamo, ad esempio via Murri e Via Saffi a 30 ?
Dobbiamo da subito esentare i bus !