Bene i 30, ma si poteva far meglio

Una sperimentazione graduale a partire da alcune zone della città con verifiche ed eventuali correttivi sarebbe forse stata più saggia. Estendendola poi a tutte le zone necessarie

di Paolo Galletti, portavoce Europa Verde-Verdi Emilia-Romagna


Sono favorevole, ovviamente, a Bologna città 30. Sbaglia chi ne fa una battaglia ideologica e un motivo di scontro tra destra e sinistra. Come chi afferma che fare la doccia è di sinistra, mentre il bagno in vasca è di destra. Come se la raccolta differenziata, la cintura in auto o il casco per le moto fossero di sinistra e non norme di sicurezza e di civiltà.

Non a caso i sindaci di destra di Olbia e Treviso sono i primi in Italia per la città 30. Così come un ministro di un governo di destra, Sirchia, vietò il fumo in Italia.

Quindi il ministro del Ponte sta proprio sbagliando tutto con una battaglia ideologica invisa ai suoi stessi amministratori compagni di partito. Solo qualche pericoloso seguace del presidente argentino può seguirlo in questa vicenda.

Altro tema è sul come realizzare un provvedimento teoricamente giusto. E qui esistono molti elementi per migliorare la situazione. Innanzitutto, occorre rendere desiderabile una città più sicura e con meno morti e feriti e magari invalidi permanenti per incidenti stradali, con meno smog e meno rumore. A Bologna esistono scienziati, tecnici, medici e anche simpatici testimonial che si sarebbero potuti mettere in campo.

Si è scelta invece una strada di autosufficienza, poco consona in una città che vota al 50 per cento alle comunali. Purtroppo, si è innescata un’ansia da multa generalizzata, anche in zone non soggette ai 30, che non ha fondamento ma che pesa sul rifiuto della norma. Una sperimentazione graduale a partire da alcune zone della città con verifiche ed eventuali correttivi sarebbe forse stata più saggia. Estendendola poi a tutte le zone necessarie.

Ma esistono poi condizioni a monte che forse andavano affrontate prima dell’entrata in vigore del limite dei 30 km/h sul 70% delle strade urbane.

Bologna ha un tasso di motorizzazione tra i più alti d’Italia, più di Milano ad esempio. Nel 1984 Bologna votò per chiudere il centro storico alle auto: nessuna conseguenza. Oggi abbiamo solo la chiusura nel fine settimana. Ravenna ha chiuso il centro storico negli anni ‘70. Negli anni ‘90 era tutto pronto per fare il tram, finanziamenti compresi. Firenze l’ha fatto. Bologna dopo 30 anni lo farà. Con il Passaggio dell’Alta Velocità si fece l’accordo per il Servizio Ferroviario Metropolitano e Regionale. Dopo 20 anni è ancora molto incompleto e insufficiente. Il trasporto pubblico poi, come sa chi lo utilizza davvero, risulta inadeguato, scomodo, con orari sbagliati e riservato a chi non può usare altri mezzi. Usare la bici a Bologna non è ancora in sicurezza nonostante passi in avanti.

Ecco perché abbiamo tassi di motorizzazione così alti: per molti l’auto è una necessità per muoversi.

Certo la responsabilità di non aver creato un’ alternativa migliore dell’auto per muoversi in città e nell’area metropolitana non è solo delle amministrazioni comunali di centro sinistra e destra di Bologna: i vari governi e la Regione sono stati inadempienti. E la scelta di privilegiare, con il Passante, la mobilità su gomma rispetto alle altre mobilità non va certo nella direzione giusta e nemmeno verso la Città 30.

Quindi la città 30 può essere l’occasione per una vera svolta verso una mobilità sostenibile: Servizio Ferroviario Metropolitano sul modello delle città europee, Tram, Trasporto Pubblico rinnovato, mobilità ciclistica. Senza queste misure città 30 resta un tema utile di sicurezza, ma insufficiente per rendere vivibile la città.

Esiste poi un altro tema a monte: potremmo chiamarlo slow life con un inglesismo ora di moda. Se abbiamo una vita frenetica allora abbiamo anche una velocità frenetica. Lavoro a distanza ovunque sia possibile, città dei 15 minuti dove a piedi o in bici si possa raggiungere il servizio che serve, ma anche aree di verde vero per una vera ricreazione (come peraltro sta scritto nel progetto Città 30).

Più lento, scriveva Alexander Langer, al quale, ironia della sorte, a Bologna è stata intitolata una rotonda spartitraffico. Lo stesso che suggeriva di rendere desiderabili e non ansiogeni i necessari cambiamenti ecologici.


5 pensieri riguardo “Bene i 30, ma si poteva far meglio

  1. Tra le varie novità del “Trasporto pubblico rinnovato” c’è anche (Resto del Carlino 23 gennaio 2024) la soppressione di un po’ di fermate del bus, così che gli autobus perdano meno tempo e possano rispettare gli orari.

    Tre considerazioni:
    1) In questo modo si penalizzano anziani, disabili, mamme con bambini e tutti coloro che camminano lentamente o con difficoltà e che così dovranno aumentare la loro difficoltà per arrivare a una fermata più lontana di oggi.
    Quando la navetta C fu soppressa in via delle Moline per far posto ai tavolini di bar e ristoranti, la sua fermata più vicina divento’ quella di via Indipendenza, quasi 500 metri più avanti, creando non pochi problemi a molti anziani, tra cui alcuni con pesanti difficoltà a camminare.
    Altro che trasporto pubblico inclusivo.
    2) Se a una fermata oggi salgono dieci persone, domani ne saliranno venti (comprese quelle della fermata soppressa) e il tempo guadagnato sopprimendo una fermata verrà perso per far salire più persone a quella successiva o precedente.
    3) Chi riterrà che la fermata “superstite” sia troppo lontana per le sue necessità, abbandonerà il bus e prenderà l’auto, vanificando gli sforzi per razionalizzare la mobilità.

    Non mi sembra un grande guadagno.

  2. Il trasporto pubblico e’ largamente insufficiente ora.
    Va riformato e potenziato.
    Se oggi aumentassero gli utenti non ci sarebbero ne mezzi ne corse adeguate.
    Inoltre va reso affidabile ,sicuro, con orari ampi e perfino piacevole e conveniente.

    1. Sottolineo che gran parte dei sindaci pd o centro sinistra si sono dissociati da scelta Bologna
      Che ha avuto sostegno da Sindaci di centro destra come Olbia e Treviso

  3. Tutto si può fare meglio, tutto si può migliorare! Adesso, però, va riconosciuto che il punto di partenza ragionevole sono i 30Km , un punto oggettivo per riconsiderare il nostro sistema di vita. La possibilità di uscire di casa senza il timore di cadere in un torrente vorticoso di motori e di subire per la giornata quella stessa spinta a correre, può influenzare e dare il metronomo a ogni altro gesto del nostro quotidiano. Proviamo a immaginare che il ritmo ritrovato dei nostri passi possa trasmettersi ai saluti, agli incontri, alle strette di mano, alle risposte date ai bambini che si accompagnano a scuola…un po’ più di lentezza! Grazie!

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