Tieni il tempo!

Nella settimana di Sanremo, dirlo con una canzone è più semplice anche al ministro Salvini, che fa il bullo sulla Città 30. Ma Bologna è talmente antibullo che fa andare piano anche le Lamborghini. I 30 non sono lenti, sono rock

di Veronica Marangoni, lavoratrice dello spettacolo


Apro gli occhi e ti penso ed ho in mente te, io cammino per le strade ed ho in mente te, io cammino sui viali e vroooooom sfreccia a cento all’ora Morandi per trovare la bimba sua! Io che pensavo a te mi sono distratta da quel rombo fortissimo, e dal suono del clacson dell’auto che andava ai trenta all’ora spaventata dal rumore frenetico di Gianni (non importa più correre, basta un sms! Non alla guida però).

Ok respira, Ok respira! En e Xanax non si conoscevano prima di un comune attacco di panico e subito filarono all’unisono. Bologna è una vecchia signora, dai fianchi un po’ molli, con il seno sul piano padano e il culo sui colli. Bologna è anziana ma colta, non accetta le novità, ma sa di averne bisogno. Lasciamola andare più piano per vedere se, strada facendo, troverà un gancio in mezzo al cielo. Un gancio per innalzarla a città rivoluzionaria quale è, anche se questa volta non si parla di vera rivoluzione, si parla di adozione di un modello già permeato nel tessuto sociale di molte altre città, addirittura europee!

Quell’Europa dove l’ospite d’onore del ballo che per te suoniamo, caro Matteo Salvini, dovresti aver ben presente, ah no…eri assente! Volta la carta e si vede il villano, il villano che zappa la terra volta la carta e viene la guerra! Eh, la guerra! Altro bel tema in questo periodo dove non ci sono più santi né eroi ma solo morti. Morti di freddo, morti di bombe, morti di rabbia, morti di fame.

Che confusione! Sarà perché ti amo? Ti amo o ti ammazzo! Ed io mi sentivo strano sai perché? Stavo pensando a te, ma poi quella macchina mi è sfrecciata di fianco, sbattendomi contro a pensieri e parole che non avrei mai voluto che entrassero nella mia testa. Il mondo fuori che entra a gamba tesa nel mio mondo dentro, in un giorno di pioggia persa nei miei pensieri di una mattina d’inverno, che cammino sui viali per andare a lavorare.

Per colpa di chi? Per colpa di un clacson! E stanotte resto qua a pensare ma poi che cazzo me ne faccio io di un clacson? Se non avesse strombazzato sarei ancora qui a pensare a me, a te, a noi, alla nostra incredibile storia d’amore. La storia d’amore che ho con la settimana del Festival di Sanremo arriva da lontano. Fin da piccola, affascinata dalla scatola di plastica con dentro tante persone, scenografie, costumi, microfoni, musiche. Musiche che ci accompagnano tuttora nelle nostre mattine verso l’ufficio, che cercano di fare breccia nel nostro cuore per metterci di buon umore.

Sanremo non è solo un palco, è un segnale di Stop al quale tutta Italia dà la precedenza. Mi chiedo come mai il Ministro Salvini, invece di impuntarsi su buone pratiche fatte da governi di sinistra, non si occupi di temi che hanno davvero la precedenza. Non è più un fatto di Bologna 30 sì o no. È un fatto di bullismo, ma cosa bulli? Bologna odia i bulli, Bologna ripudia i bulli, Bologna è talmente antibullo che fa fare a una Lamborghini i 30 all’ora, ma ti rendi conto Ministro Salvini?

Abbiamo troppe cose per la testa, è troppo cerebrale per capire che si può star bene senza complicare il pane. I 30 non sono lenti, sono Rock, per citare Celentano. Parole, parole, parole. Parole vuote. Parole di ghiaccio. Parole di burro, si sciolgono sotto l’alito della passione. La passione che hai per noi Matteo, dillo che ci segui perché ci ami, hai un occhio per noi come un piccolo stalker figlio di una società patriarcale, un amore tossico? Ma a noi non piace l’amore tossico, a noi piace seguire la vita respirando, quella che ora è coniata come #lavitalenta da non confondere con violenta, attenzione!

Questa è la mia vita Matteo, se entri chiedimi il permesso, se ho bisogno te lo dico, sono io che guido!


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