Santa Maria della Pietà e la minaccia del “modernismo intellettuale”

Ha ragione il comitato di “Bologna Storico Artistica”, la modernità non può invadere la chiesa di via San Vitale, vera e propria pinacoteca della pittura felsinea

di Angelo Rambaldi, Bologna al Centro – L’Officina delle Idee


La chiesa di Santa Maria della Pietà si trova in via San Vitale, quasi all’altezza dell’omonima porta. È una vera e propria “pinacoteca” della  pittura  bolognese: tra gli altri, infatti, conserva opere di Alessandro Tiarini, Lavinia Fontana, il Passerotti, Ercole Graziani, il Cavedoni… Senza considerare la pala d’altare di Guido Reni, il cui originale è in Pinacoteca.

La chiesa fu eretta e completata nel 1667, per volere dell’Opera dei Mendicanti. L’Opera era stata creata dalla Chiesa di Bologna e dal Senato per aiutare la popolazione povera e poverissima della città e la sua sede fu, e rimase per molti secoli, nell’attuale via Albertoni.

Inizialmente i poveri e poverissimi erano di tutte le età. Successivamente, si ritenne che tenere donne, uomini e anziani insieme a bambini e ragazzi, molto spesso senza genitori, era diseducativo. Si decise allora di fare un luogo di ricovero e assistenza  rivolto a  minori, e questo luogo fu un edifico ancora esistente accanto a una chiesa, appunto Santa Maria della Pietà. Finita la sua funzione di chiesa annessa al luogo di assistenza dei poveri, questa divenne parrocchia.

Non tanto tempo fa la chiesa fu ceduta, per un utilizzo legato alla sua funzione religiosa, alla Fondazione delle Scienze Religiose che ha sede proprio nell’edificio che, originariamente, era la sede di quella dipendenza dell’antica Opera dei Mendicanti che seguiva bambini e ragazzi abbandonati e poveri. Il prestigioso Istituto culturale, tuttavia, sta mettendo in atto un progetto che porterebbe la chiesa a diventare un luogo di incontri e conferenze, ma anche di amicizia ecumenica con altre religioni.

Fin qui nulla da dire, anzi. Diversa e discutibile mi pare invece la decisione di inserire nella chiesa, vera e propria pinacoteca, delle opere artistiche di forte alterità estetica rispetto a quelle storicamente ospitate nell’edificio.

Abbiamo qualche altro esempio a Bologna di chiese o edifici sacri trasformati in luoghi di cultura – Santa Cristina, San Giorgio al Poggiale, San Colombano, Santa Lucia – ma in tutti questi casi non vi sono state installazioni che non fossero in buona sintonia con quello che erano stati per secoli questi edifici. Nel caso invece di Santa Maria della Pietà stiamo assistendo a una “iniezione” di  modernità e avanguardia in quello che è uno scrigno di cultura barocca bolognese. Non posso quindi che essere d’accordo con la contrarietà del Comitato di Bologna Storico Artistica, di cui ho letto sul Corriere di Bologna (qui).

Il comitato chiarisce che «non sono in discussione l’impegno dei promotori rispetto alla valorizzazione di messaggi da promuovere, ma le modalità. Il comitato ritiene che l’arte contemporanea debba rimanere nei suoi luoghi deputati senza invadere tutto. Gli edifici storici non possono essere terra di nessuno, e non è nemmeno vero che senza “modernità” non sarebbero visitati». E pure io, come i membri del comitato, sono preoccupato per il progressivo snaturamento dei monumenti nel silenzio della Soprintendenza, e la possibilità che progetti simili possano replicarsi in altre chiese.

Aggiungo che in un recente passato abbiamo avuto a Bologna, sempre nel silenzio della Soprintendenza, altri episodi di “invasione” della città antica da parte di una modernità arrogante. Penso per esempio al supermercato nei locali del fu Banco del Monte, “attaccato” alla chiesa metropolitana di San Pietro, o al praticello in piazza Rossini, in quello che fu il sagrato di San Giacomo – nel praticello, sarà sicuramente solo questione di tempo, ci faranno pure un laghetto con le anatre – o ancora ai lastroni in piazza della Mercanzia e sotto le due torri, e l’edificio – un vero pugno in un occhio – sede di una banca sul lato antico di via Riva di Reno, tra via San Felice e via delle Lame.

Nella lunga storia di Bologna, soprattutto tra Otto e Novecento fino alla seconda guerra mondiale e poi con un’invasione della modernità inutile, la città ha subito molti sfregi. Cerchiamo di custodire, promuovere e soprattutto difendere quello  che   abbiamo avuto in eredità. «Ripetere non nuoce» – scrisse l’indimenticabile Philippe Daverio – «la borghesia ebbe molti meriti ma pure un difetto, tese a distruggere tutto quello che vi era prima di lei». Anche se nel caso di Santa Maria della Pietà la borghesia non c’entra, siamo di fronte a un caso di “modernismo intellettuale”.


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