La storia dei Quartieri cittadini raccontata da chi ne ha vissuto ascesa e declino. Uno sforzo costruttivo di memoria per capire come siamo arrivati all’oggi e come potremmo ripartire domani, in vista della futura riforma annunciata da Matteo Lepore
di Paolo Cavalieri, capogruppo del centrosinistra in Quartiere Santo Stefano
La mia prima riunione, in quello che allora era il Quartiere Murri, risale all’incirca a metà Maggio del 1978. Allora, facevo parte della commissione commercio in rappresentanza dell’associazione d’impresa di cui facevo parte (Anva).
La sede del Quartiere era in via degli Orti 5 e ricordo che le riunioni erano molto partecipate, anche perché su molti temi il parere del Quartiere era vincolante. Ricordo che all’epoca i Consiglieri non erano eletti direttamente, ma erano nominati dai rispettivi partiti tenendo conto dei voti che avevano ottenuto alle elezioni amministrative nei singoli Quartieri.
Solo dal 1980 si è introdotta a Bologna anche per i Quartieri l’elezione diretta. Ho continuato a fare parte della commissione attività produttive (nel tempo ha così modificato la sua denominazione) fino a quando sono stato eletto consigliere nel 2004 nella lista di centro sinistra del Quartiere Santo Stefano in rappresentanza dei Ds. A oggi, sto svolgendo il mio quarto mandato da consigliere sempre per la lista di centrosinistra in rappresentanza del Pd, e da due mandati svolgo anche il ruolo di capogruppo.
Il ruolo e i numeri dei Quartieri nel tempo si sono modificati. Basti pensare che nel 1978 i Quartieri erano 18, e poi con le prime elezioni dirette nel 1980 sono diventati nove. Attualmente sono sei. Dal 1980, con il primo accorpamento, il Quartiere Murri è diventato il Quartiere Santo Stefano, la sua sede venne spostata in via degli Orti 62 dove adesso c’è il reparto territoriale della Polizia Locale. Dal 1992 la sede del Quartiere è al Baraccano.
Sicuramente, nelle modifiche sia del numero dei Quartieri sia del loro ruolo (oggi quasi esclusivamente “consultivo”) hanno inciso i cambiamenti Istituzionali che nel tempo si sono avvicendati. In particolare mi riferisco alla elezione diretta dei sindaci che sicuramente ha indebolito il ruolo delle assemblee elettive: quello dei Consigli Comunali e, dove ancora ci sono, quello dei Consigli di Quartiere.
Questo in breve è il mio vissuto all’interno dell’Istituzione Quartiere. Ma non mancano auspici per il futuro di questi enti.
Bologna e la città dove il decentramento amministrativo è nato e dove, è inutile negarlo, si sta vivendo un momento di appannamento. Se vogliamo rendere operative e dare senso alle città metropolitane, occorrerà ripensare il decentramento, per renderlo sempre più in grado di presidiare i servizi pubblici erogati e ampliare l’importante funzione di vicinanza e prossimità alla cittadinanza. Superando gli intoppi a oggi registrati.

Condivido questa analisi perciò penso che andrebbe sviluppata 30ragionando sulla partecipazione attiva cittadini sulle scelte del Comune.
Ad esempio, quante assemblee pubbliche sono state fatte sul PUG, sulla neutralità climatica, su Bologna 30, e sui problemi del territorio dopo le lunghe piogge di anni fa
.Il ruolo bisogna anche conquistarselo