“La sorella nascosta” che racconta il Novecento

Nel nuovo libro Piero Orlandi, attraverso la storia di due coppie di fratelli, ripercorre le trasformazioni sociali ed economiche del secolo scorso. Con un protagonista in più: il paesaggio

di Piero Dall’Occa, architetto


Sebbene il titolo lo possa far supporre, “La sorella nascosta”, la nuova opera di Piero Orlandi, non è un romanzo famigliare. Si appoggia invece ai legami famigliari per raccontare il ‘900, il secolo comunemente  definito “breve” ma che nel testo si connota sempre più come un secolo di passaggio, in movimento.

Il libro, che sarà presentato il 3 marzo alle 17 alla Rocca dei Bentivoglio di Bazzano da Vincenzo Sardone e Aurelia Casagrande, ruota attorno a due coppie di fratelli, due maschi e due femmine di generazioni differenti. Uno dei fratelli infatti è il padre di una delle sorelle. Attraverso i quattro personaggi Piero Orlandi ripercorre le trasformazioni sociali ed economiche del secolo scorso. E lo fa indagando i pensieri che accompagnano le loro azioni.

Nei due fratelli c’è il desiderio di sottrarsi e di uscire dal mondo rurale in cui sono cresciuti e l’appiglio lo trovano uno, il primogenito, nella politica, diventando il sindaco socialista del suo paese, l’altro nell’esercito regio, partecipando alla campagna d’Africa.

Nelle due sorelle c’è invece la volontà di sottrarsi all’indiscutibile ruolo subalterno, affermando una propria autonomia, trovando nello studio del pianoforte in un caso, e delle materie letterarie nell’altro, l’unico mezzo possibile per farlo. Dal romanzo emergono i  desideri, i sogni, insieme allo scontro con il mondo reale che quei  desideri e quei sogni ostacola. C’è la ribellione per cercare di cambiare la propria vita e la confidenza di poterlo fare, fino al punto di pensare di poter arrivare a cambiare persino la società. Ma le singole persone, e la società, si rivelano più complesse; da qui lo sconforto di dover riconoscere che piuttosto che aver agito in prima persona la propria vita, si è stati dai casi della vita agiti. Ecco perchè la vita e la storia si possono solo descrivere, senza cercare di interpretarle o capirle.

Il romanzo si dipana nella descrizione delle parabole dei quattro personaggi, dove la soglia  tra il “da dove sono partito” e “dove infine sono arrivato” si rivela sempre più evanescente. Ma c’è un altro oggetto a fare da contrappunto ai personaggi  che compare regolarmente, conferendo al romanzo un ritmo musicale: il paesaggio, l’oggetto puro di ogni possibile descrizione. È un paesaggio ideale, quello della memoria, quello che la memoria cerca invariato, là dove i cambiamenti non sono ancora avvenuti. Un paesaggio forte, descritto come se lo si stesse dipingendo, armonioso come la musica che sembra accompagnare le parole. Il paesaggio, e così la natura, non resistono ai  cambiamenti e non vi si oppongono, ma li accettano come  fossero fenomeni passeggeri, perché la loro forza risiede nell’essere semplicemente vivi, lo scenario nel quale Orlandi ambienta il racconto della vita dei protagonisti e degli altri che fanno da contorno.

Il paesaggio, sebbene possa sembrare univoco, sempre lo stesso e lo stesso per tutti, non appena ci si accinge a descriverlo si moltiplica in mille immagini, perché tanti sono gli spunti dai quali prendere le mosse, e questo vale anche per la vita delle persone, per la vita che  ciascuno racconta a sé stesso. Attraverso il tema ricorrente del paesaggio l’autore ci vuole  suggerire che la sua è una visione delle cose, non la sola possibile. Come le due sorelle che si confidano la memoria di una stessa persona, ma ciascuna sembra parlare di un’altra figura, entrambe vere perché entrambe raccontate.


3 pensieri riguardo ““La sorella nascosta” che racconta il Novecento

  1. Scoprire Piero Orlandi e la sua opera non solo è lettura, ma anche un nell’esercizio di autocoscienza di più generazioni

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