La democrazia funziona se il progetto è grande e viene percepito come frutto del coinvolgimento di tante e di tanti, se riesce a camminare per le strade prima che riceva il definitivo sigillo ufficiale. Non è tanto un problema di nomi ma di semiotica: come cresce una scelta, come la comunichi, quanto entusiasmo porta con sé fuori dalle stanze delle trattative, se si scavalca l’effetto accordo da manuale
di Cristian Tracà, consigliere di quartiere
Siamo sicuri che a furia di ripeterla come un mantra la parola “unità” non si svuoti totalmente e diventi un qualcosa di indefinito e di un po’ grigio? Solo nell’ultima intervista ad Andrea De Maria, che ha commentato l’affaire sardo collegandolo al territorio bolognese, tra domande e risposte il campo semantico dell’unità torna almeno dieci volte.
Se riprendessimo una qualche intervista di qualche mese fa o anno fa, a memoria saremmo sulla stessa scala e sugli stessi ordini di grandezza. Probabilmente l’appello sarebbe rimasto intonso anche in caso di sconfitta, ma con una tirata d’orecchio alla Segretaria. Questo per dire che alcuni refrain sono modulari e sempreverdi.
Come da tradizione le analisi si consumano e inevitabilmente si colorano di salsa glocal. Parti da Urano e arrivi a Casalecchio e San Lazzaro, tirando in mezzo il tema delle Primarie, con la solita divisione tra entusiasti, scettici, tiepidi.
Se è vero che l’Emilia-Romagna non è l’Italia e che la storica continuità amministrativa del centrosinistra può autorizzare qualche distinguo dal trend, non penso in ogni caso che si possa evitare di mettere in fila alcuni dati, concentrandosi quantomeno sulle scelte di metodo e sull’immagine che queste proiettano su un partito accusato troppo spesso di avere paura di sbilanciarsi, di aprire, di gestire l’incognita impazzita.
Disturbare il caso Todde e l’effetto conseguente per legittimare la decisione di non organizzare i gazebo credo che non sia giusto. Non condivido le analisi alla ndo cojo cojo, alla più siamo e meglio è, che può funzionare solo in altri ambiti. Siamo sicuri che alcune dinamiche di narcisismo estremo (leggasi Soru) non abbiano invece paradossalmente rafforzato la freschezza e l’efficacia della proposta giallorossa? Non sempre i valori si possono sommare a freddo.
La neoeletta presidente della Sardegna mi pare che sia stata premiata non per un generico senso di unità ma perché rispetto alla scalcagnata proposta del centrodestra si presentava agli elettori come una donna con un volto credibile, con una storia, come una rappresentante dei cittadini, che nei fatti aveva dimostrato di sapere unire valori politici, competenze territoriali e gestionali.
Un curriculum pregevole che ha saputo sposare una comunicazione pacata ma decisa, che grondava molta più autenticità rispetto alla scelta di un sindaco poco amato imposto da un presidente del consiglio che arrogantemente pensava di vincere a prescindere, cavalcando la sua onda effimera. Quel nome trasudava accordi e trattative, che poco avevano a che fare con il bene comune dei sardi.
La democrazia funziona se il progetto è grande e viene percepito come frutto del coinvolgimento di tante e di tanti, se riesce a camminare per le strade prima che riceva il definitivo sigillo ufficiale. Non è tanto un problema di nomi ma di semiotica: come cresce una scelta, come la comunichi, quanto entusiasmo porta con sé fuori dalle stanze delle trattative, se si scavalca l’effetto “accordo da manuale”.
Molti commenti di questi giorni sembrano dimenticare che in altri casi la stessa corrispondenza di amorosi sensi tra partiti non sempre allineati non aveva prodotto lo stesso risultato. Penso al Molise, la cui sconfitta esiste eccome e aveva autorizzato gli osservatori a bullizzare il progetto di campo progressista.
Ho sempre in mente quella stagione delle Parlamentarie di Bersani, la stessa che ha dato al Partito democratico il risultato migliore alle politiche in termini di classe politica e consenso. Come dimenticare l’onda arancione che ha dato a Milano sindaci come Pisapia, che hanno inaugurato una bella stagione per la capitale economica del Paese?
Se c’è un messaggio chiaro che in tutte le elezioni emerge sempre più chiaramente è che il cittadino premia ciò che sente più trasgressivo rispetto allo status quo. Soprattutto a livello nazionale, ma questo potrebbe avvenire presto, sempre più, anche a livello locale. La velocità con cui sono stati bruciati partiti e premier, così come il risultato apparentemente a sorpresa delle Primarie del Pd, con l’incoronazione di Elly Schlein non fanno altro che gridarlo: alle urne poche persone, sempre meno, e possibilmente a fianco di chi viene considerato meno in linea con gli equilibrismi.
Citofonare Argentina per scoprire che non è poi così lontano da quello che è accaduto in mille altre elezioni.
Photo credits: la Repubblica Bologna

Lentamente e tra ricorrenti ostacoli il clima tende al sereno-Brava Elly- Aldo Bacchiocchi