Per la copertura vi erano e vi sono state anche ragioni igieniche che oggi, se non totalmente in massima parte, sono superate. Per ridare l’anima a quest’area della città sarebbe opportuno, dato che ci siamo, ridare luce a tutto il corso
di Angelo Rambaldi, Bologna al Centro-l’Officina delle Idee
Il canale di Reno fu, e mai termine fu più efficace, “intombato” alla fine degli anni ‘50. L’area del centro storico tra via San Felice e via Lame fino a via Marconi ebbe una riedificazione post bellica che, complice un malinteso desiderio di vita e la volontà di fare piazza pulita del passato tragico, vide affermarsi un’edilizia di grandi volumi, fin troppo omogenea, con un inutile allargamento delle sedi stradali. Teniamo presente che la zona più a ridosso delle mura abbattute era in buona parte caratterizzata da orti, e vi campeggiavano le rovine dell’ospedale Maggiore. Unico segno di una modernità non anonima fu l’eccellente palazzo dello sport, oggi Paladozza. Via Riva di Reno divenne così il confine sud di questa invasione dell’anonimato periferico.
Per la copertura del canale vi erano e vi sono state anche ragioni igieniche che oggi, se non totalmente in massima parte, sono superate. Voglio notare che, paradossalmente ma non troppo, i “segnali dell’anima” nello sbragamento di via Lame sono le testimonianze superstiti della sua storia: la Chiesa seicentesca della Madonna delle Lame – che potrà così rispecchiarsi nell’acqua del canale – la bella facciata della chiesa del Buon Pastore, attribuita a Domenico Tibaldi e oggi sconsacrata, all’angolo tra via Lame e via del Rondone, la ricostruita chiesa di San Filippo e Giacomo e il convento con il bellissimo portico delle suore cappuccine, e infine la bellissima porta Lame, opera barocca del Barelli, che è soffocata da due enormi palazzoni che incombono su di lei.
Per ridare l’anima a quest’area della città sarebbe opportuno, dato che ci siamo, ridare luce al canale non solo nel tratto tra via San Felice e via delle Lame dove su un lato passerà il tram, ma anche nel tratto tra l’entrata del canale di Reno in città storica, alla chiesa della Grada, fino a via San Felice, così come in quello tra via delle Lame e via Marconi.
Escluderei, infine, ponticelli e spallette da “cartone animato” come ho visto nelle immagini del progetto. Sarebbe meglio ricostruire le spallette di mattoni e i due ponticelli pedonali come erano e dove erano.

Siamo nel 2024 perdere il oltre 200 posti auto mi sembra folle, tutto l’entusiasmo per la scopertura mi sembra fuori luogo fuori dal tempo e del tutto inopportuno la logica comunista di eliminare le auto è un altro sopruso alla libertà dei cittadini
Siamo nel 2024, ciò che mi pare folle è continuare a pensare che la città sia ad esclusivo servizio dell’auto , anche nelle sue parti più pregiate da un punto di vista storico e ambientale….l’ultima volta al che avevo sentito questa posizione eravamo attorno al 1990…
Mio caro Nicolò Rocco di Torrepadula i comunisti , come li descrivi tu , non c’entrano nulla con la scelta di ridare
luce al canale di Reno . L’intombamento del canale , come detto mai termine fu giusto , fu figlio di una stagione
che , complice le motivazioni della ricostruzione post bellica, videro , e no fu solo il caso di via delle Lame, una
periferia anonima invadere il centro storico. Il Canale di Reno è la memoria la storia l’identità della città perché
non dovremmo darle luce , anziché limitarci ad osservarlo da una finestrella ?Ti segnalo che a Milano , che ha
mantenuto scoperti alcuni suoi canali , ha deciso di ridare luce a quelli che a suo tempo furono intombati.
Caro Nicolò Rocco Di Torre Padula , ti saluto e stammi bene .