Il progetto per il nuovo parco fotovoltaico di Bentivoglio, su un terreno agricolo adiacente all’Interporto, lascia interdetti. Con un po’ di attenzione in più verso il territorio si sarebbero potute trovare soluzioni magari più complesse, ma meno impattanti per il paesaggio
di Fabrizio Sarti, già sindaco di Bentivoglio tra il 1990 e il 2004
Sono stato preso da sconforto e frustrazione ascoltando di un progetto in corso di attuazione in una frazione di Bentivoglio, su un terreno agricolo nei pressi dell’Interporto, ceduto in diritto di superfice da una proprietà agricola per coprire un ettaro di ottimo terreno con pannelli fotovoltaici, e solo per il fatto di stare di fronte all’area interportuale.
Debbo dire che ne è seguita anche rabbia, dovendo assistere a una sostanziale acquiescenza degli enti locali bolognesi. Per una strana associazione di idee mi è venuta in mente una raccolta di poesie di Fortini, da cui ho parafrasato il titolo.
Il tema è noto. L’Ispra rileva che nel 2020 sono stati “consumati” 179 ettari di suolo per l’installazione di nuovi impianti fotovoltaici a terra. Nello stesso anno si stima che i pannelli installati a terra siano il 42% del totale. Se da un c’è la necessità di produrre 70 Gw di nuova potenza energetica che debbono provenire da fonti rinnovabili (sole e vento) entro il 2030 per ridurre le emissioni climalteranti, dall’altro c’è un evidente effetto di consumo di suolo sottratto alla produzione e al lavoro degli imprenditori agricoli.
Non so esattamente quanti pannelli andranno a coprire il terreno, ma ne immagino migliaia, peraltro molto vicini a una frazione del nostro Comune. Di certo non ne beneficeranno né il paesaggio agricolo né la salvaguardia della biodiversità.
In questi anni con interventi di forestazione urbana si è fatto molto. Il progetto però crea una prima forte contraddizione: la transizione ecologica non può avvenire a scapito delle altre criticità: l’impoverimento del paesaggio, la sottrazione di terreno alla agricoltura (alla faccia del sovranismo alimentare), la forte diminuzione della biodiversità. In secondo luogo, non si capisce perché interventi così impattanti siano di fatto sottratti alla pianificazione dei Comuni: non si sarebbe potuta verificare e censire prima la presenza di coperture idonee, aree da rigenerare che ci sono in tutti i territori, aree industriali non completate?
Nell’enorme area interportuale di Bentivoglio ci sono coperture e aree verdi, non a parco, che erano e sono riutilizzabili. Sempre Hera a Bentivoglio gestisce ancora la vecchia discarica, che ha probabilmente un’estensione di un ettaro ed è quattro o cinque metri sul piano di campagna. Insomma con una maggiore attenzione al territorio si potevano trovare soluzioni di sicuro più complesse ma meno impattanti: così si è lasciato spazio a una sorta di “finanziarizzazione” delle nostre campagne poco lungimirante.
Per ultimo ho lasciato un aspetto che penso debba indurre, dati i tempi, a una riflessione più approfondita: tutto il territorio di Bentivoglio, nelle mappe regionali, è considerato a rischio idraulico pur con diversi gradi di rischio. L’impianto in questione è previsto su un terreno considerato a rischio moderato, ma non nullo.
Il cambiamento climatico è evidente e ci pone di fronte a delle sfide che hanno orizzonti lunghi, ma soprattutto devono essere affrontate con coraggio a 360 gradi. Al centrosinistra manca, in queste occasioni, il coraggio delle radicalità necessaria per affrontare le sfide del cambiamento climatico. Per questo, di contro, un plauso deve andare al Sindaco Lepore per la sua Città ai 30 all’ora.

Buongiorno, non ho visto il dettaglio, ma non è che si tratta di agrivoltaico ? (Peraltro pure incentivato). In quel caso l’impianto è compatibile con diverse colture ed anzi ha un effetto positivo per alcune in quanto scherma l’eccesso di radiazione solare (a proposito di cambiamento climatico).
Il vero problema è se, come segnalato dall’autore, l’impianto si trova in una zona a rischio idraulico.
Grazie dell’attenzione
Non conosco i dettagli del progetto. Da come mi è stato descritto sono pannelli a terra per un estensione di circa un ettaro .Dubito che sotto ci si possa coltivare qualcosa. Di certo il paesaggio e la biodiversità ne sono compromessi. In una zona in cui già impatta l’interporto.