Il caso di Arnaldo segna una frattura della fiducia nelle istituzioni

Bravissimi tutti per l’aiuto all’anziano che viveva al Marconi, ma perché nessuno ha pensato di avvertire il Comune? Non si ritiene che il “pubblico” sia più in grado di aiutare chi è in difficoltà e allora si decide di fare da sé

di Aldo Balzanelli, giornalista


La storia segnalata da Repubblica dell’anziano che da agosto vive (viveva) nei locali dell’aeroporto Marconi, com’era prevedibile, ha fatto il giro di tutti i media.

L’aspetto che ha colpito di più non è stato il fatto che un signore di una veneranda età, sia pure apparentemente in ottima  forma e salute, fosse senza un tetto e quindi costretto a passare le giornate su una sedia e le notti nella sala dei check in dell’aeroporto. Il signor Arnaldo non è certo un’eccezione. Quanti sono gli anziani che incontriamo agli angoli delle strade del centro storico e che dormono all’addiaccio? Quello che ha colpito è stato piuttosto il fatto che in questi mesi sia sempre stato accudito da una moltitudine di anime buone che gli hanno regalato un sacco a pelo, offerto il pranzo e la colazione eccetera. Segno che  le hostess di terra e i funzionari dello scalo possono vantare un encomiabile livello di sensibilità e solidarietà umana. Ed è doveroso assegnare un encomio anche alla dirigenza del Marconi, che ha fatto finta di non accorgersi dell’ospite ed evitato di chiedere alle forze dell’ordine, come accade in molti altri casi, di sgomberare il campo.

Tutto è bene quel che finisce bene. Ora il Comune, che ignorava l’esistenza dell’anziano senza tetto, provvederà a fornirgli una sistemazione adeguata. Intanto il signor Arnaldo per qualche settimana, in attesa della sistemazione definitiva, sarà ospitato in un appartamento messo a disposizione da un privato.

Ma è proprio il fatto che i servizi sociali fossero all’oscuro di un “caso” tanto eclatante a lasciare interdetti. Dopo aver ripetuto che la solidarietà dimostrata da tante persone al Marconi è senz’altro da apprezzare, come mai nessuno ha pensato di avvertire le istituzioni in modo che se ne potessero occupare, com’è loro compito e dovere? Perché nessuno, dopo aver provveduto ad offrire un sia pur precario “vitto e alloggio”, ha alzato la cornetta del telefono e chiamato gli uffici del Quartiere o quelli di Palazzo d’Accursio dicendo «qui c’è un signore che ha bisogno di aiuto».

Ci ho riflettuto e l’unica risposta che sono riuscito a darmi è che purtroppo c’è evidentemente una ormai diffusa sfiducia nelle istituzioni, nella loro capacità di offrire risposte ai problemi, alle emergenze. Così chi è insensibile alle difficoltà del prossimo si volta dall’altra parte, o nel peggiore dei casi chiama la polizia. Mentre chi, come i dipendenti del Marconi, è dotato di sensibilità umana, ritiene di dover far da sé, provvedendo in proprio ad alleviare le difficoltà di chi ha bisogno, dato che il “pubblico” sicuramente è destinato a disinteressarsene.

Non è un bel segnale, anche e soprattutto in una città nella quale i servizi sociali funzionano. Evidentemente però qualcosa si è rotto nel rapporto tra i cittadini e il palazzo e su questo una riflessione sarebbe opportuno aprirla.


Un pensiero riguardo “Il caso di Arnaldo segna una frattura della fiducia nelle istituzioni

  1. Buongiorno, strano anche che il personale e la direzione del Marconi non abbiano neanche avvisato Piazza Grande che da sempre opera a stretto contatto con il Comune e che avrebbero verosimilmente trovato una soluzione.
    Io stesso segnalo spesso alla suddetta associazione persone in difficoltà e se fossi passato in aeroporto l’avrei fatto sicuramente.
    La riflessione è giusta ma a volte succedono cose che non si spiegano…anche e soprattutto se sono sotto gli occhi di tutti !
    Cordiali saluti

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