L’idea di creare all’interno di un medesimo luogo categorie di lavoratori e lavoratrici con contratti e datori diversi non può essere minimizzato a esigenza di riorganizzazione produttiva. In qualunque luogo di lavoro questo ha generato contemporaneamente, sempre, un peggioramento sia del servizio offerto sia della qualità della vita delle persone
di Cristian Tracà, consigliere di Quartiere Porto-Saragozza
Assisto preoccupato, da settimane, alle notizie che leggo sul futuro del lavoro all’interno di una realtà che rappresenta per tante e tanti un modo più responsabile di collaborare nel mondo (qui). Il fatto che i lavoratori non si pieghino e che molti soci (chiamiamoli così finché possiamo evitare di ridurli a meri clienti) si stiano indignando, mi fa sperare che ci sia ancora spazio per impedire il progressivo processo di allineamento alla logica totale del mercato. Non si può essere progressisti e progressiste sulla pelle di chi fa fatica ad arrivare alla fine del mese, in un momento in cui l’inflazione è inversamente proporzionale alle garanzie dei diritti e dei bisogni.
Sono un socio Coop dal giorno dopo in cui ho deciso di vivere in questa città. Per chi sceglie Bologna e quello che rappresenta in Italia, diciamo che quella tessera azzurra è parte del corredo di famiglia di chi crede ancora che ci siano differenze tra Consumo e consumo, tra lavoro e Lavoro.
Non vado alla Coop per comodità, ho tanti altri supermercati più vicini e forse più vantaggiosi, se si comparano alcuni prezzi: scelgo di fare spesa nel punto vendita Coop perché credo fermamente che la cooperazione sia un valore da preservare: per la sua filosofia di partecipazione, di investimento sociale nel territorio, di tutela nei confronti delle persone.
C’è di più: mi addolora ogni tanto sentire, per strada o tra le persone amiche, che qualcuno non conosce la differenza concettuale tra i vari marchi di grande distribuzione. Apprezzo le politiche per i soci e le socie in difficoltà, non mi sfugge che in altri supermercati la politica sul cibo ammicca molto di più al junk food.
L’idea che crolli un altro baluardo, con l’appalto a una società lontana di una parte del lavoro, la sistemazione diurna degli scaffali, mi fa vacillare. Quale conflitto tra poveri scatena? Quale dinamica tratteggia questa scelta di differenziare mansioni simili se non, come si dice, provare a risparmiare qualcosa sul costo del lavoro per sembrare più tonici sulla concorrenza a qualche consumatore distratto?
L’idea di creare all’interno di un medesimo luogo categorie di lavoratori e lavoratrici con contratti e datori diversi non può essere minimizzato a esigenza di riorganizzazione produttiva. In qualunque luogo di lavoro questo ha generato contemporaneamente, sempre, un peggioramento sia del servizio offerto sia della qualità della vita delle persone.
Anche se sembra lontano anni luce, mi viene in mente l’esempio dei servizi di pulizia nelle scuole. Vi ricordate la parentesi in cui il personale Ata si occupava solo di alcune mansioni e la pulizia delle aule e dei bagni era demandata al personale esterno, inquadrato con contratti di minore garanzia? È stato un periodo più di ombre che di luci, che aveva creato gerarchie e distorsioni abbastanza preoccupanti per il lavoro.
Solo a me sembra inaccettabile, specie in una città come questa che si schiera sempre platealmente contro il mercato selvaggio? Non c’è modo di riguadagnare un po’ di competitività redistribuendo qualche quota della parte apicale piuttosto?
Pensate come sarebbe forte, con un astensionismo che cresce contestando proprio questo annacquamento trasversale dei valori, una campagna decisa a sostegno dei lavoratori e delle lavoratrici, a partire proprio dall’interno della propria realtà.
Se la Coop vuole “essere me”, come annuncia nei suoi claim, mi aspetto un segnale di ascolto della protesta e un passo in direzione contraria. Non è utopia, è buona politica.
Photo credits: Filcams Cgil Bologna

Cristian, le tue riflessioni colgono appieno lo stato d’animo di noi lavoratori , di noi soci-lavoratori. Grazie!
Articolo scritto bene e che reputo di grande attualità, con una visione politica seria e pragmatica di alto valore. Da dove veniamo, chi siamo e dove stiamo andando? sono domande a cui rispondere per sapere da che parte della storia siamo e quale futuro vogliamo dare a questo paese e alle future generazioni. non possiamo abbandonare il campo a un’idea che non ci appartiene.
Ciao e Buona Pasqua a tutti voi e famiglie
Segnalato contributo a filo diretto CoopAlleanza 3.0
Forse sbaglio, ma aver lasciato correre in passato sui diritti dei lavoratori ha portato alla situazione attuale che coniuga al tempo stesso sfruttamento e bassa produttività
Almeno personalmente, preferisco d’ora in poi sbagliare all’opposto
Cordiali saluti
Bignami Paolo
Ottimo articolo Cristian, centra perfettamente il pensiero di molti di noi.