A Bologna l’inverno demografico è più mite, quasi un autunno

Nei 55 Comuni della città metropolitana, nonostante il saldo tra nascite e decessi si confermi, come nel resto del Paese, negativo (6.513 cicogne contro 11.780 addii) la popolazione residente è salita a 1.018.346 abitanti, +4.200. Il segnale di vitalità, nonostante la crisi delle culle, è dovuto esclusivamente ai positivi movimenti migratori: tra uscite e ingressi, un segno più di quasi 9.500. Continuiamo a crescere, quindi, e il futuro si fa meno angoscioso per una comunità che invecchia

di Gianluigi Bovini, statistico e demografo


Nel 2023 la popolazione residente nei 55 comuni della città metropolitana di Bologna è aumentata di oltre 4.200 persone (+4,2%), raggiungendo 1.018.346 abitanti. Il nostro territorio si conferma ancora una volta una delle aree con maggiore vitalità demografica del Paese e questo è dovuto esclusivamente alle dinamiche positive dei movimenti migratori.

Gli scambi di popolazione con le altre regioni italiane hanno infatti registrato nel 2023 un saldo positivo di 4.015 persone e imponente è stato il contributo dei movimenti migratori esteri, con una differenza tra immigrati ed emigrati a favore del territorio metropolitano di 5.474 individui. Nel complesso il saldo migratorio registra un attivo di quasi 9.500 persone, che è sensibilmente superiore al deficit del movimento naturale (-5.267 unità, a seguito di 6.513 nascite e 11.780 decessi) e consente così alla popolazione di continuare a crescere. L’aumento ha riguardato in particolare la popolazione straniera, che alla fine del 2023 comprendeva circa 124.600 persone (12,2% del totale, con valori molto elevati nelle classi di età più giovani).

Le nascite hanno fatto segnare un’ulteriore variazione negativa (316 in meno pari a –4,6%) e si è accentuato così il preoccupante trend di caduta della natalità, che prosegue senza sosta da quindici anni. Il numero medio di figli per donna a livello metropolitano è risultato pari nel 2023 a 1,15 ed è più basso del valore regionale (1,22) e nazionale (1,2). L’età media al parto delle donne bolognesi si conferma molto elevata (33,1 anni).

Il dato negativo dell’ulteriore contrazione della natalità nel 2023 è stato in parte compensato dalle notizie positive sul fronte della mortalità: il numero totale dei decessi nel territorio metropolitano è infatti finalmente ritornato su valori comparabili a quelli precedenti alla pandemia (11.780 morti, con un calo di 865 unità rispetto al 2022 pari a –6,8%). Grazie a questa favorevole tendenza la speranza di vita alla nascita evidenzia significativi aumenti, raggiungendo 82,2 anni per gli uomini (0,5 in più rispetto al 2022) e 85,8 per le donne (0,2 anni in più sull’anno precedente).

La straordinaria longevità degli uomini e delle donne bolognesi determina una presenza molto forte nella popolazione di persone anziane: al 1° gennaio 2024 gli individui con più di 64 anni rappresentavano il 24,8% del totale, mentre la quota dei bambini e ragazzi fino a 14 anni era meno della metà (11,9%). L’indice di vecchiaia era quindi elevato (208 anziani per ogni 100 bambini e ragazzi) e l’età media della popolazione si attestava a 47,1 anni.

L’insieme di queste tendenze consente di affermare che nella città metropolitana di Bologna l’inverno demografico è più mite rispetto alle tendenze nazionali, che vedono invece da anni un continuo calo della popolazione. Il fattore che gioca a favore del nostro territorio è l’elevata capacità di attrarre ogni anno un numero elevato di persone italiane e straniere che scelgono di vivere un periodo della propria vita in uno dei 55 comuni metropolitani.

Conservare e potenziare nel tempo questo fascino nei confronti di chi è alla ricerca di nuove opportunità di vita, studio e lavoro è una sfida impegnativa, che richiede una grande attenzione alle politiche per la casa nelle aree a maggiore tensione abitativa e in particolare a Bologna.

Il calo della natalità investe in pieno anche il territorio metropolitano e rappresenta un segno molto negativo, perché evidenzia l’incapacità di rimuovere gli ostacoli di diversa natura che impediscono alle giovani coppie di realizzare i desideri e progetti di genitorialità.
La straordinaria longevità della popolazione è una grande conquista individuale e sociale, che ha saputo resistere anche alla bufera della pandemia. Bisogna però essere consapevoli che nei prossimi decenni questa tendenza comporterà sensibili incrementi degli anziani e in particolare delle persone in età superiore a 79 anni, dilatando le esigenze di carattere assistenziale e sanitario che si presentano in molti casi nella fase più avanzata della vita.


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