Torna Videoart Yearbook con una nuova open call

La rassegna di videoarte italiana torna in piazzetta Pasolini a maggio. Fino al 20 aprile, sarà possibile inviare le proprie opere e partecipare alla selezione della XVII edizione del festival

di Sara Papini, operatrice della comunicazione


Ebbene sì, la storica rassegna sulla videoarte italiana ed emiliana lancia le danze per la sua nuova stagione artistica. Sarà ancora una volta il DamsLab, durante il mese di maggio 2024, a ospitare quella che, per essere precise, è la XVII edizione del festival.

Novità di quest’anno è l’aggiunta della nuova sezione “long” che affiancherà la storica sezione “short”. Per la prima volta, quindi, verranno accolti anche video con lunghezza superiore ai 5 minuti. L’open call per lə artistə, con chiusura il 15 aprile, è stata estesa fino al 20 aprile.

Silvia Grandi, storica fondatrice della rassegna insieme a Renato Barilli, ci spiega la genesi di un processo di selezione così aperto e “spontaneo”: «Con questa rassegna cerchiamo di selezionare le produzioni italiane più recenti e più innovative, pertanto pubblichiamo sui social e inviamo una call in cui chiediamo agli artisti di inviarci le loro produzioni dell’ultimo anno, oppure se non hanno partecipato all’edizione dell’anno precedente anche degli ultimi due anni. In questo modo nei sedici anni della Rassegna abbiamo raggiunto un quantitativo di video che supera le 700 opere, e che ci ha permesso di creare un vero e proprio archivio di videoarte italiana».

In linea con questa idea di apertura e ricerca, il comitato scientifico-curatoriale (che negli ultimi anni è cambiato spesso e oggi è costituito da Renato Barilli, Pasquale Fameli, Piero Deggiovanni e da Silvia Grandi) non ha mai fatto distinzioni di generi, ma ha sempre cercato di selezionare lavori che fossero rappresentativi dell’evoluzione dei media  e quindi delle nuove tecnologie.

Un’evoluzione che si riflette nella varietà di strategie narrative più o meno esplicite e talvolta inusuali che lə artistə adottano per proporre letture diversificate della contemporaneità: «Troviamo video costruiti attraverso il percorso biografico, l’intervista, la documentazione di performance, ma anche lavori che adottano un’ampia alternanza di tecniche e formati: il mashup di materiali d’archivio, il found footage televisivo, l’uso della fiction, inedite sperimentazioni di ripresa e montaggio, l’animazione, fino alle più recenti soluzioni offerte dai software digitali».

Che dire quindi? L’invito è quello di affretarsi e inviare le proprie produzioni a videoartyearbook1@gmail.com! E nella speranza che veniate selezionatə, ci si becca in piazzetta Pasolini a maggio!


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