Intervista alla sindaca di Monte San Pietro e responsabile Anci Emilia-Romagna per l’ambiente
di Barbara Beghelli, giornalista
Ridurre i rifiuti da imballaggio, piaga ambientale tra le più rilevanti, si può. Come? Facendo azione di prevenzione della produzione dei medesimi. Analizziamo la situazione.
L’Emilia-Romagna ha all’attivo 2 milioni e 800mila tonnellate di rifiuti (Report 2023) il che significa che, suddivisi per 4milioni e 460mila abitanti residenti al 31/12/2022, presenta una produzione di 628 kg di rusco per abitante.
Se si analizzano le categorie di rifiuti in questione vediamo che: 95 kg per abitante si riferiscono al verde, 90 kg alla carta e cartone, 78 kg all’umido, 45 al vetro, 41 al legno e 40 alla plastica. Quest’ultimo valore sembra di minor rilievo rispetto al resto ma, in realtà, essendo la plastica molto ingombrante incide tantissimo sul risultato finale. E la raccolta della frazione secca è costituita perdipiù proprio dai rifiuti da imballaggio.
L’obiettivo che si è data la Regione guidata da Bonaccini con la nuova Strategia dei rifiuti, e anche in previsione del Patto per il lavoro e del clima, è di arrivare però a una produzione di rifiuti pro-capite di 120 kg non inviati a riciclo: un oceano-mare di differenza.
Eppure la normativa europea per la lotta ai cambiamenti climatici che riguarda l’economia circolare parla chiaro: bisogna bloccare la produzione dei prodotti da imballaggio fin dal principio, sia diminuendone l’immissione con la vendita, sia promuovendo il loro riutilizzo.
Monica Cinti, sindaca di Monte San Pietro, è anche la responsabile Anci Emilia-Romagna per l’ambiente. A lei la parola sulla miglior politica da attuare.
L’ultimo report regionale sui rifiuti, pur se di quattro anni fa, evidenzia che la produzione totale di rifiuti solidi urbani è stata di 2.986.223 tonnellate e che la raccolta differenziata del secco (carta, plastica, vetro, metalli, alluminio e legno) è formata prevalentemente da rifiuti da imballaggio.
«I dati del report 2020 sono riferiti al 2019 per gli urbani e al 2018 per gli speciali, per cui a qualche anno fa… e a una fase ancora pre-pandemica, inoltre comprendono anche i rifiuti delle attività commerciali e delle aziende. Dai dati si evince comunque che mentre la percentuale di raccolta differenziata aumenta, la sfida rimane ridurre il monte rifiuti complessivo, diminuire il rifiuto indifferenziato, trovare soluzioni innovative per le modalità e i materiali di confezionamento degli imballaggi».
È la plastica il nemico principale dell’ambiente. Ma nella maggior parte dei casi, almeno per quanto concerne i prodotti alimentari, se ne potrebbe fare a meno.
«La drammaticità e complessità della crisi climatica e ambientale delineata dalla comunità scientifica internazionale, richiede azioni in grado di ridurre in maniera rapida e consistente la pressione sui sistemi naturali e l’inquinamento che il consumo porta con sé, dall’estrazione delle materie prime al ‘fine vita’ dei prodotti».
In che modo i comuni possono contribuire?
«Anci Emilia-Romagna ha elaborato il Manifesto #moNOuso per stimolare i Comuni nell’attuare e promuovere strategie di riduzione dell’usa e getta e consolidare i modelli del riuso, che si basa su cinque principi generali: il problema non è la plastica ma il monouso; la differenziata non basta; è necessario facilitare, stimolare, accompagnare la prevenzione; favorire modelli di riuso in ogni contesto; testimoniare il cambiamento coinvolgendo gli attori sociali ed economici».
Nell’ottica del primo obiettivo della ‘gerarchia europea dei rifiuti’, fatta propria anche dalla nostra Regione, la prevenzione della produzione è al primo posto. Come si stanno muovendo i Comuni?
«I Comuni dell’Emilia-Romagna stanno perseguendo questo obiettivo primario della prevenzione anche grazie alle risorse del Fondo d’Ambito ex L.r. 16/2015 che la Regione annualmente eroga e che danno vita a un bando annuale di Atersir per la realizzazione di progetti comunali di riduzione della produzione dei rifiuti, che nel 2023 ha messo a disposizione 2milioni di euro».
Lei cosa suggerisce, nel frattempo?
«Bisogna affrontare i problemi a monte, progettando e riprogettando prodotti e processi in virtù dell’impatto ambientale dell’intero ciclo produttivo, dell’analisi del residuo, privilegiando il recupero, il riutilizzo, la riparazione e il riciclo. Dobbiamo generare al contempo un cambiamento culturale che premi questo nuovo approccio attraverso un sistema di incentivi dei produttori e consumatori virtuosi e di disincentivi per chi rimane ancorato a un sistema non più sostenibile».
