Bologna è una città aperta al nuovo, terra di imprenditori geniali che l’hanno resa in più epoche un vero laboratorio di innovazione. Oggi abbiamo ampie possibilità dal punto di vista tecnologico, siamo divenuti una delle capitali europee del supercalcolo e abbiamo preso impegni importanti con la transizione climatica. Possiamo essere un’avanguardia, ma servono alleanze ampie, che uniscano l’esperienza e l’azione dei diversi attori sociali: istituzioni, imprese, Terzo Settore e cittadinanza tutta. Le banche hanno il compito di cogliere l’occasione per mostrarsi come soggetti responsabili e realtà di sintesi tra le diverse energie del territorio
di Gian Luca Galletti, presidente Ucid e consigliere d’amministrazione di Nomisma
Cosa può fare la finanza per la transizione verso la sostenibilità? Qual è il ruolo del credito in un territorio che, come quello bolognese, ha inteso assumere una sfida così impegnativa come quella della neutralità carbonica al 2030?
Di tutto questo avremo occasione di discutere stasera, martedì 23 aprile, con l’amico Marco Marcatili, direttore sviluppo di Nomisma, ospiti di quello che da sempre è uno degli appuntamenti culturali di maggior valore in città, I Martedì di San Domenico, nell’incontro dal titolo, “Finanza e sostenibilità”.
Quando pensiamo al percorso verso la sostenibilità troppo spesso lo sentiamo passare sopra le nostre teste, al livello delle grandi programmazioni globali: l’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, il Green Deal della Commissione Europea. Raramente ci rendiamo conto che l’effettività di tali programmazioni è inconsistente se non si confronta con la capacità di cambiamento dei territori. Cimentarsi sul ruolo del credito, nella trasformazione della società e dell’economia, ci aiuta a portare lo sguardo nei diversi ambiti interessati dalla transizione green. Il credito, infatti, è una leva onnipresente nell’economia: dai settori più tradizionali come l’agricoltura e il commercio fino a quelli legati alle nuove tecnologie, come quelle che hanno trovato casa al Tecnopolo di Bologna.
I percorsi di sostenibilità possono trovare nel credito un alleato indispensabile, ma su vari fronti ancora oggi vediamo la presenza di elementi di contraddizione, che limitano i risultati dell’impegno di tutti gli attori sociali. Per quanto riguarda la transizione ecologica, le tempistiche non sempre risultano condivise (basti pensare allo stop ai motori termici stabilito al 2035), le tecnologie sono poco diffuse e troppo temute (dai rischi per la privacy legati ai Big Data alla difficoltà di reperire competenze qualificate) e i rischi geopolitici incombenti rendono arduo il percorso (il timore di una dipendenza dalla Cina per le batterie, i motori elettrici, i pannelli fotovoltaici…). In particolare, sul territorio si mostrano tutte le difficoltà delle piccole e medie imprese a entrare in partita sulle grandi tecnologie. Penso per esempio al Tecnopolo di Bologna, dove si assomma circa l’80% della capacità di calcolo italiana e il 20% di quella europea. Eppure, vediamo la difficoltà delle realtà imprenditoriali di piccola e media dimensione ad appropriarsi di tali potenzialità, in termini di competitività e di transizione green.
Abbiamo tecnologia e capacità progettuale, ma fatichiamo a trasferire il tutto al tessuto produttivo. Per questo credo che il ruolo delle banche di territorio e di comunità possa essere strategico. Serve uno stile di consulenza disegnato sulle imprese, troppo spesso la pressione a massimizzare gli utili distoglie dai bisogni delle imprese. Ritengo che il credito cooperativo abbia ampi spazi per esercitare il proprio ruolo al servizio della transizione e del bene comune.
Bologna è una città interessante da questo punto di vista, una città aperta al nuovo, terra di imprenditori geniali che l’hanno resa in più epoche un vero laboratorio di innovazione. Oggi abbiamo ampie possibilità dal punto di vista tecnologico, siamo divenuti una delle capitali europee del supercalcolo e abbiamo preso impegni importanti con la transizione climatica. Possiamo essere un’avanguardia, ma servono alleanze ampie, che uniscano l’esperienza e l’azione dei diversi attori sociali: istituzioni, imprese, Terzo Settore e cittadinanza tutta. Le banche hanno il compito di cogliere l’occasione per mostrarsi come soggetti responsabili e realtà di sintesi tra le diverse energie del territorio.
