Un’esperienza di volontariato: la sala d’attesa di una pediatria in un ospedale bolognese
di Antonella Magnoni, avvocata
Sono volontaria di un’associazione accreditata presso un ospedale pubblico pediatrico bolognese e intrattengo, con giochi e letture, i bambini che arrivano la mattina con i loro accompagnatori nella sala d’attesa degli ambulatori.
È un’esperienza bellissima che vorrei condividere, ma da dove posso partire?
Potrei partire forse raccontando del numero impressionante di persone che alle 9.00 del mattino affollano l’atrio della sala d’attesa per l’accettazione svolta da una sola efficientissima infermiera per tutte le specialità? Oppure potrei raccontarvi delle ore che ogni bambino e il suo accompagnatore devono attendere prima della visita o dell’esame? Dell’infermiera, sfinita, che verso le 12.00 domanda se ci sono ancora bimbi che devono fare il prelievo? Dei genitori rassegnati al valore solo indicativo degli orari riportati nelle impegnative?
Potrei, ma sono troppo indignata.
Beninteso, tutto questo non dipende certo da una disorganizzazione dell’ospedale, ma dalla grave assenza di risorse economiche e dunque di personale sanitario in numero adeguato, di spazi attrezzati e vivibili e di addetti in genere, tanto per riassumere quanto, osservando, colgo.
Ogni tanto ho questa fantasia (utopica): che bello sarebbe se un politico al governo del paese, in incognito, si sedesse nella sala d’attesa di un qualunque ospedale pubblico italiano e osservasse, come faccio io. Forse, chissà, capirebbe che la sanità è al collasso e la smetterebbe di ripeterci, come fossimo degli ingenui e degli sprovveduti, che sono state messe più risorse, rispetto al passato. Non è vero: gli economisti spiegano che le risorse vanno parametrate al Pil e non rappresentate solo in valore assoluto.
Quanto ancora possiamo pretendere dai medici e dagli operatori sanitari?
La sanità pubblica dell’Emilia-Romagna, da sempre un’eccellenza, è in affanno come altrove. Constatarlo in maniera così plastica e diretta sgomenta. Nonostante tutto vedo, comunque, i medici affannarsi da un ambulatorio all’altro, anche con il sorriso, così come gli operatori sanitari: tutti restano umani e attenti, perché amano il loro lavoro e cercano di non essere sopraffatti dalla stanchezza e dall’amaro in bocca.
La motivazione che ancora pare sostenerli li rende disponibili anche verso il volontario, vissuto non come un intralcio, ma come un valore aggiunto. Il volontario distoglie i bambini dalla noia o, peggio, dai device, li fa giocare, distraendoli e allentando la loro tensione (siamo in ospedale!) e quando arriva l’ora della visita, o dell’esame, i piccoli pazienti non sono spaventati dal pensiero di quello che accadrà in ambulatorio, ma solo infastiditi perché devono interrompere il disegno o il puzzle.
Questa sinergia tra il personale sanitario ed il volontario non passa certo da un briefing mattutino, non ci sarebbe il tempo, ma dalla consapevolezza di operare tutti per un obiettivo comune: agevolare il paziente e il suo accompagnatore.
Raramente i genitori estenuati dall’attesa discutono con gli infermieri, capita però che manifestino la loro impazienza e stanchezza a me, il volontario, allora io spiego che i tempi lunghi derivano dalla necessità di trattare ogni imprevisto o qualunque complessità garantendo una massima cura e competenza pur in un contesto con carenza di personale. Questo, e non la disorganizzazione, comporta di sforare dai tempi programmati: di solito capiscono.
Nonostante tutto, ogni mattina procede e, per me, con momenti di grande emozione: la bimba vestita a festa che mi racconta che essendo la fine del Ramadan lei vorrebbe essere altrove a festeggiare, il bimbo che si dispera con sé stesso perché, mi dice, sa che copierà il pesce dal libro che gli ho dato ma non sarà mai così bello e lui non vuole, la mamma che chiede anche per sé un foglio e una matita così si passa il tempo, l’altra che mi lascia la bimba più piccola perché se no non riesce a concentrarsi durante la visita di quella più grande.
Sono tante le storie che mi hanno aperto il cuore che raccontano di bambini, ma anche di adulti, medici, infermieri e genitori, ancora così sensibili nonostante tutto!
Photo credits: Piron Guillaume

Bellissima questa tua esperienza ed il racconto che ne fai. Il bene che porti ai bimbi e ai loro genitori. La giusta luce che accendi sui veri motivi delle lunghe attese e il tuo nonostante tutto…Ho visto anche io tutto quanto descrivi in un altro ambulatorio del Sant’Orsola e di quanto sia gradita dagli stessi medici l’azione dei volontari. Manca tutto il resto.
TUTTO MOLTO BELLO E COINVOLGENTE, MA IL VERO miracolo e’:
come e ‘ possibile che dottori, infermieri, pers paramedico, volontari ,ecc
ecc SIANO ANCORA COSI’ DISPONIBILI E CONINVOLTI NEL LORO LAVORO, NONOSTANTE il mondo intorno a loro (e a noi) sia cosi’ INGIUSTO E MARCIO,, dove trovate la forza ??? garzie x la vs abnegazione e il vs indispensabile lavoro
Andrea Carloni