Il progetto è nato circa quattro anni fa da un bando europeo lanciato da Arty Farty durante il periodo pandemico, e oggi include moltissime realtà del mondo artistico continentale
di Sara Papini, operatrice della comunicazione
Il mondo dell’arte indipendente bolognese arricchisce ancora la sua rete con altri meravigliosi luoghi dell’Italia e dell’Europa. Parsec, lo spazio di ricerca per l’arte indipendente di via del Porto, inizia infatti la sua nuova avventura al Reset, una rete “progettata e costruita per documentare la situazione della cultura e dei media indipendenti in Europa”.
Il progetto Reset è nato circa quattro anni fa da un bando europeo lanciato da Arty Farty durante il periodo pandemico, e oggi include moltissime realtà come si può notare dal loro splendido sito (qui) sempre in aggiornamento: Art collective, Art space, Association, Club, Collective, Bookshop e molto altro: «Non solo quindi arte e musica, ma veri e propri produttori di cultura nelle sue più diverse forme» mi specifica Irene di Parsec, fresca di ritorno dalla prima assemblea generale di Reset, tenutasi a Budapest. «Da questa assemblea sono emersi moltissimi temi che ci fanno sentire di avere molto in comune con tutti gli altri nuclei indipendenti, non solo in Italia ma anche in Europa». Tra i vari temi affrontati c’è anche il discorso dell’advocacy: in che modo produrre cultura si interseca con la politica e la resistenza ai governi attuali e alle politiche mainstream? «È vero, nasciamo come soggetti apolitici ma di fatto, anche su questo tema, qualcosa ci lega».
Da tutti questi anni di incontri, legami e resistenze sono nati gli Atlas: veri e propri bignami (otto al momento) suddivisi in diverse tematiche riguardanti il panorama culturale indipendente europeo, dalla produzione artistica alle problematiche che affrontano quotidianamente gli operatori del settore, e sono il frutto di un grande lavoro di curatela e ricerca di materiale editoriale e iconografico, che ha coinvolto fino a oggi un totale di 110 contributori.
Altro aspetto fondamentale è l’accessibilità: i manuali sono totalmente visionabili e scaricabili per chiunque al seguente link (qui). «A Budapest – continua Irene – abbiamo conosciuto un sacco di realtà e moltissimi spazi indipendenti davvero forti e di impatto. Ci siamo sentite non più sole nell’esigenza di fare cultura in un certo modo ma all’interno di un enorme rete. È stato un scambio molto ricco e stimolante».
