I Movimenti di Antonio Violetta

È il titolo della mostra presentata dalla Raccolta Lercaro (via Riva di Reno, 57) e visitabile dal 22 marzo al 15 settembre 2024. L’importante retrospettiva, curata dal direttore del museo Giovanni Gardini comprende una ventina di opere dell’artista, tra sculture e disegni, realizzate tra il 1983 e il 2021 e si prospetta come un’importante occasione di indagine e riflessione su tutta la sua ricerca artistica

di Sara Cosimini, storica dell’Arte


Le sculture di Violetta sembrano cristallizzate in uno spazio senza tempo: la materia, dopo aver ricevuto il primo soffio vitale impresso dalla sua mano, si anima di vita propria, con un movimento e una vita che sembra quasi impossibile possa appartenere ad un oggetto inanimato.

In una sorta di danza, le opere cercano un contatto con lo spettatore, instaurando con esso un dialogo silenzioso. Dai lavori degli anni Ottanta, come i Movimenti (1991), l’eterea Polonio (1983), che prende il nome proprio dall’elemento chimico e la serie delle Pagine di Colonia (le Kölner Seite, realizzate durante il soggiorno a Colonia del 1985) fino alle opere più recenti, come la luminosa Annunciazione (2021) e i Torsi (2022), la ricerca di Violetta resta fedele a sé stessa, non limitandosi a creare opere per mero gusto estetico, ma al contrario, continuando ad essere animata da una riflessione molto più profonda sull’arte stessa.

Antonio Violetta, Annunciazione, 2021

La fase ideativa dell’artista segue un percorso strutturato, che dall’emozione e dal sentimento iniziale porta allo sviluppo dell’idea. In questa fase, la luce ha un’importanza fondamentale e la scelta di materiali come la grafite, la foglia d’oro e l’alluminio, non è di certo casuale: la superficie di questi elementi muta a seconda di come essa vi rifrange sopra, dando vita così ad un movimento sempre diverso, camaleontico, eternamente in bilico tra zone d’ombra e chiarori. E proprio il movimento è il fil rouge che accompagna le opere di Violetta.

Il trittico Canti Dolorosi (2021), che prende il nome e trae ispirazione dalla Terza Sinfonia Op. 36 del compositore Henryk Mikołaj Górecki (1976) ne è l’esempio perfetto: una musica struggente che racconta il dolore primordiale di una madre per la perdita del proprio figlio, si intreccia ad un movimento che potremmo definire in opposizione, quello di una figlia condannata a morte che piange per la propria madre, immaginandone la disperazione. In tutto questo dolore, c’è però una scintilla di speranza, impersonificata da Górecki nella figura della Vergine Maria, madre di tutte le consolazioni.

Antonio Violetta, Primo, Secondo e Terzo canto doloroso, 2021

Violetta interpreta questi canti attraverso tre sculture vibranti e tormentate, che portano impresso sulla superficie, quasi come un marchio, un teschio, simbolo inconfutabile di morte. Questi torsi, che riportano alla mente le fattezze di un busto femminile, racchiudono la ricerca di Violetta degli ultimi decenni, quasi fossero la sintesi di altre opere, come PolonioPagine e Torsi. Non sarebbe insensato affermare che in questo intenso trittico siano racchiuse tutta l’intensità e la profondità della ricerca e del lavoro dell’artista. Ed ancora una volta, torna il movimento: questa volta, non più tra luci e ombre ma oscillante nell’eterna lotta tra vita e morte.

Una particolare attenzione la meritano i disegni di Violetta. L’artista custodisce nel suo studio centinaia di bozzetti e disegni, catalogati per anno, che documentano i momenti salienti della sua ricerca artistica. Anche su carta, Violetta si dimostra scultore: come l’argilla riceve l’impronta delle sue mani, così il foglio accoglie il segno della matita, del carboncino o dell’inchiostro. Anche nel disegno, l’artista tende ad indagare lo spazio circostante, cercando un modo per interagire con esso, in continuo movimento. Per Violetta, il disegno rappresenta sia una prima indagine preparatoria, adatta per tradurre a posteriori il segno in materia, sia il contrario, andando così a segnare un punto di riflessione sull’opera stessa e traducendosi in un momento prezioso attraverso cui rileggere ed indagare il proprio lavoro.

Antonio Violetta, Torsi, 2022

Nato a Crotone nel 1953, Antonio Violetta si forma all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Appena ventenne, esordisce con una mostra monografica presso la Galleria Ferrari di Verona, evento che segna l’avvio ufficiale del suo percorso artistico, caratterizzato fin da subito da uno studio attento sulla superficie materica e sul modo con cui essa può interagire nell’ambiente e nello spazio. Negli anni a venire, Violetta espone in diverse città, diventando molto noto sia in Italia che all’estero.

Antonio Violetta, Pagine, 1985

Nel 1982, su invito di Germano Celant, partecipa a Documenta 7 di Kassel, dove riscuote un ottimo successo di critica. Negli anni a venire, le sue opere vengono esposte alla Biennale di Venezia, alla Quadriennale di Roma e alla Prospect di Francoforte, contribuendo a renderlo un artista di fama internazionale. Molte sue opere si trovano in collezioni private e pubbliche ed alcune sue importanti installazioni permanenti si trovano in Italia e in Giappone. Oltre all’attività di scultore e disegnatore, Violetta pubblica diversi libri d’artista e compone poesie. Attualmente vive e lavora a Bologna.

Antonio Violetta, Polonio, 1983 e Kîlner Seiten, 1985

L’articolo è stato realizzato per Cubo – Rivista online del circolo Università di Bologna, diretta da Massimiliano Cordeddu. In copertina: Antonio Violetta, Movimenti, 1991 (photo credits: Sara Cosimini)


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