Al voto l’8 e il 9 giugno con poche idee di futuro

Nel secondo weekend del mese prossimo si vota per le elezioni amministrative nella pressoché totalità dei comuni della provincia di Bologna (non nel capoluogo). Molti esiti sono tutt’altro che scontati. È paradossale che la segreteria provinciale più giovane che il Pd abbia avuto dalla sua costituzione si ritrovi a dover gestire il gruppo dirigente amministrativo locale più vetusto e direi così poco incline a passare le redini. Caro Partito democratico, così proprio non va

di Maurizio Morini, Innovation Manager e membro della Comunità Pd dalla Fondazione


Le elezioni amministrative di giugno 2024 si stanno avvicinando sancendo la campagna elettorale più spenta che la provincia di Bologna abbia visto negli ultimi 50 anni. E non si può sostenere che questo avvenga perché tutti i risultati sono scritti: tra le decine di comuni in cui si voterà nei giorni 8 e 9 giugno diversi risultano contendibili rispetto alle amministrazioni di centro sinistra e non è detto, anzi è molto probabile, che alcuni candidati sostenuti dal Pd nei vari territori non possano uscire sconfitti dall’agone elettorale.

Ma perché questo rischio appare più elevato oggi rispetto al passato? A mio avviso, in prima battuta dobbiamo evidenziare che la proposta di candidature del centrosinistra (con riferimento Pd) nei comuni più significativi non marca un segno e un senso innovativo; inoltre coinvolge candidati sindaci più anziani dei sindaci eletti nel mandato precedente (ovviamente questo vale, ça va sans dire, per chi si candida al secondo mandato, o a mandati successivi), denotando una stanchezza delle proposte ma soprattutto registrando di fatto una probabile, in alcuni casi certa, tendenza alla stanchezza dell’elettorato in termini di “valore intrinseco” della proposta elettorale stessa.

Questo tema non riguarda solo i candidati sindaci, ma anche le liste dei candidati nei consigli comunali. Dove in alcuni casi si ripescano addirittura sindaci dei mandati precedenti per rafforzare (forse) il candidato alla poltrona di primo cittadino, e ci si basa ancora sulla dimensione della influenza intercomunale per tentare di mitigare la libera espressione di cittadini che, quando non sono “allineati” (ma senza sapere verso cosa) diventano fastidi da emarginare o addirittura zittire.

Caro Partito Democratico, così proprio non va. È paradossale che la segreteria provinciale più giovane che il Pd abbia avuto dalla sua costituzione si ritrovi a dover gestire il gruppo dirigente amministrativo locale più vetusto e direi così poco incline a passare le redini.

Il mantra che ci si sente ripetere è: «La competenza non ha età». Ebbene, questa storia deve finire: la competenza si può e si deve costruire. Io non sono un giovanotto, e dico con forza: affidiamoci ai giovani.

Perché oggi servono davvero menti diverse, capaci di comunicare in maniera differente (i sindaci in carica finora, con poche eccezioni, hanno dimostrato significative lacune al riguardo), facendo un fondamentale lavoro di team con squadre di tecnici comunali e di unione di comuni sempre più preparate; e soprattutto capaci, in accordo con la città metropolitana, di pensare al progetto di municipalità evoluta, al passo con le sfide dell’intelligenza artificiale, del cittadino protagonista, della rivoluzione nella mobilità, del cambiamento nei consumi e nei loro flussi. Per un’amministrazione locale del futuro serve conoscere ciò che ancora non c’è, serve «programmare il disordine» come ben sostiene una recente pubblicazione edita da Treccani, serve una grande dose di “ignoranza creativa” per progettare soluzioni inedite.

Non credo che dalle compagini che si presentano alla sfida elettorale possiamo aspettarci questo. E attenzione, i Comuni non amministrati da giunte di centrosinistra attualmente sono dieci in provincia (fonte “il Resto del Carlino” del 12 maggio 2024); a mio avviso ce ne sono almeno cinque a forte rischio di ribaltone e altri non hanno risultato scontato. Oltre al fatto che anche il dato sulla partecipazione al voto potrà essere un segnale politicamente rilevante, indipendentemente dal risultato elettorale.

Ormai, per questa tornata i buoi sono scappati. Vada come andrà questa volta, ma serve programmare il futuro e per questo mi sento di dare un suggerimento strategico alla giovane compagine della segreteria provinciale del Pd di Bologna. Si parta subito a selezionare i giovani promettenti dai territori e si attivi così un percorso organico per farne crescere le conoscenze (oggi molto più importanti delle competenze) insieme e in logica di rete, per i prossimi cinque anni.

Questo processo sarà fondamentale per la costruzione dei leader dei Comuni bolognesi verso il 2040, con vista quindi sulle elezioni del 2029. Ricordo solo alcune caratteristiche fondamentali per le persone selezionate: grande voglia di apprendere, orientamento all’apertura e all’ascolto pieno, spiccate doti di empatia e forte capacità di comunicazione sia personale sia istituzionale/organizzativo.

Solo il Pd può farlo un percorso come questo e rappresenterebbe un grande valore aggiunto per tutte le comunità. Del resto di una cosa dobbiamo essere consapevoli: l’unico modo per prevedere il futuro è costruirlo.
Quindi, muoviamoci!


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