Il 13 e 14 giugno, sotto la fontana del Giambologna, giornalisti, intellettuali, artisti e rappresentanti della società civile renderanno omaggio a Julian Assange, Edward Snowden e Chelsea Manning. Due uomini e una donna che, con il loro coraggio, ci hanno ricordato quanto sia vitale per la democrazia un’informazione libera e indipendente
di Vincenzo De Girolamo, giornalista
Anything to say? è una scultura in bronzo, a grandezza naturale, che raffigura tre figure in piedi su tre sedie e una quarta sedia vuota, per noi.
La quarta sedia è per noi, per chi deve dire qualcosa o per chi si vuole semplicemente mettere al fianco delle tre figure che rappresentano il coraggio di voler sapere e di rifiutare di essere controllati: sono Edward Snowden, Julian Assange e Chelsea Manning.
Ai lettori di Cantiere Bologna, come a chiunque creda nell’Informazione libera, indipendente e il più possibile orizzontale, questi tre nomi non possono che essere noti. Ma forse giova un breve riassunto.
Julian Assange, nato nel 1971, editore, giornalista e programmatore, è meglio conosciuto come capo redattore del sito web dei whistleblower “WikiLeaks”, che ha cofondato nel 2006. “WikiLeaks” ha ottenuto una forte rilevanza nel 2010, quando sono stati pubblicati documenti militari e diplomatici americani. A farli trapelare fu Bradley Chelsea Manning, militare e attivista statunitense con cittadinanza britannica nata nel 1987 e tre volte candidata al Premio Nobel per la pace. Nello stesso anno, infatti, trafuga decine di migliaia di documenti riservati mentre svolgeva il suo incarico di analista di intelligence durante le operazioni militari in Iraq, consegnandoli proprio all’organizzazione WikiLeaks. Il secondo uomo, infine, è Edward Snowden, informatico statunitense nato nel 1983, che ha lavorato per la Cia e la Dia ed è noto per aver rivelato pubblicamente dettagli di diversi programmi di sorveglianza di massa del governo statunitense e britannico, fino ad allora tenuti segreti.
Sono stati scelti come esempio di rivoluzionari contemporanei, eroi controversi, soggetti amati e odiati ma comunque capaci di scardinare le regole di un sistema di controllo che gestisce tutte le nostre vite. È un’opera di Davide Dormino che ha colto l’idea di Charles Glass, un giornalista impegnato nelle vicende di politica internazionale, e ha tradotto artisticamente un concetto interpretando il coraggio dello spostamento con il salire sulla sedia. Quella sedia che ci permette di alzarci per vedere meglio, ma che rappresenta anche il giudizio degli altri, fino alla punizione per aver osato.
Il 13 e 14 giugno, in piazza del Nettuno, renderemo omaggio a queste tre figure e al loro coraggio, insieme a intellettuali, artisti e rappresentanti della società civile. L’invito, naturalmente, è esteso a tutti coloro che ogni giorno, come noi, scelgono di salire su una sedia, per vedere meglio.
Photo credits: Ansa.it
