Regionali, il rinnovamento parta da Bologna

Alla guida del Pd bolognese in questi anni difficili si è affermata, con intelligenza politica, la figura della segretaria provinciale Federica Mazzoni, che ha dimostrato sul campo di saper costruire livelli non marginali e non burocratici di unità politica. Per il livello regionale più alto si potrebbe a mio parere avanzare il suo nome per realizzare anche in regione quel rinnovamento del partito iniziato da Elly Schlein

di Aldo Bacchiocchi, già dirigente politico


Il ruolo che ha svolto nei mesi scorsi e nel vivo della campagna elettorale Elly Schlein è stato, a mio avviso, smagliante. Ha saputo imprimere un vigore inedito al Pd per farlo diventare riferimento credibile nel Paese.

Forse si apre una stagione nuova per far sì che il Pd, questo Pd, possa diventare, non da solo, perno di un’alternativa al “destra centro” che attualmente è al governo del Paese.

Il quadro politico si comporrà dopo i ballottaggi che interessano anche tre Comuni del bolognese. Non dobbiamo peraltro dimenticarci mai di quanti, e sono tanti, non hanno votato. Si tratta di una lesione grave per la rappresentanza democratica. Ciò premesso ci attende, a breve, la elezione del nuovo presidente della Regione e quella dell’Assemblea regionale. Una fase impegnativa a seguito della straordinaria elezione al Parlamento europeo di Stefano Bonaccini.

È ovvio che si discuta coinvolgendo, al più alto livello, le “competenze” che la nostra Regione sa attrarre. Si dovrà anche individuare un punto alto di equilibrio nel policentrismo emiliano-romagnolo, come ha sottolineato il Sindaco Matteo Lepore: Bologna non dovrà essere spettatrice. Ripensiamo all’attività albare della Regione con Guido Fanti. Pur in un lasso di tempo limitato si dovrà discuterne evitando gli arcana imperii. Certo rilevante è l’aspetto del programma sia sul versante istituzionale (rapporti con i Comuni e incentivi alle unioni sovracomunali) sia per i temi dell’ambiente e del territorio. Non si parte da zero. L’eredità di Bonaccini è preziosa.

Nel frattempo, nello scenario magico di una piazza gremita, nel dialogo serrato con il direttore di Repubblica Maurizio Molinari, Elly Schlein ha ha delineato il profilo di un Pd nuovo che sta tra la gente, tra la povera gente come è stato a Catania, allo Zen di Palermo, in Basilicata. Ha riconosciuto, in modo chiaro, la “freddezza” del Pd nel farsi carico di una astratta governabilità. Ha inoltre messo in evidenza il ruolo che l’Europa dovrà assumere per evitare nello scenario mondiale il rischio di’irrilenanza; ha denunciato i rischi di una regressione reazionaria come si è visto con le aggressioni alla Camera.L e due ore sono volate via in un’atmosfera di simpatia vera nei confronti di una Elly particolarmente ‘empatica”.

In questo contesto, a titolo del tutto personale,desidero mettere in campo la questione del rinnovamento della classe dirigente, partendo proprio dall’apporto di Bologna. Alla guida del Pd bolognese in questi anni difficili si è affermata, con intelligenza politica, una figura femminile come Federica Mazzoni, che ha dimostrato sul campo di saper costruire livelli non marginali e non burocratici di unità politica. Da Bologna, per il livello regionale più alto, si può a mio parere avanzare questa ipotesi che, ripeto, a titolo personale, mi permetto di porre all’attenzione. Si tratterebbe di un effettivo rinnovamento che si muove nella scia aperta, inaspettatamente, da Elly Schlein.

Tutto si tiene se vogliamo essere esemplari per trasformare la ritualità della politica. Da Bologna e dall’Emilia-Romagna un segnale forte lo possiamo mandare nelle direzione giusta. È il mio del tutto disinteressato auspicio. Se ne discuta senza remore.


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