In provincia sono cadute alcune “roccaforti” o simil tali del Pd. Come mai? La legge per le Città metropolitane va indubbiamente rifatta. Tuttavia si ha la visibile impressione che il dibattito e il confronto dentro il Pd siano desertificati
di Angelo Rambaldi, Bologna al Centro – “l’Officina delle idee”
Essendo il Cantiere una arena ove sono ammessi anche i “dissonanti “, dopo l’ultima tornata elettorale mi permetto di portare all’attenzione, sul cammino attuale della sinistra di nuovo conio, alcune osservazioni sull’attuale situazione della dialettica nella sinistra bolognese.
Prima un paio di brevi considerazioni a livello nazionale. Dopo la fine della Prima Repubblica di buona, anzi buonissima memoria, feci la scelta del centro sinistra, poi pure per l’Ulivo anche se, confesso, mi stava un po’ stretto. Dopo l’ultima svolta, dovuta alla conquista del Pd da parte dello “Schlein-pensiero”, il centro sinistra non c’è più ma c’è solo la sinistra, e allora io sono sceso dal carro e non sono da tempo più iscritto al Pd.
I motivi sono diversi. Per esempio, sono un modestissimo giornalista-pubblicista che da sempre ha pure la tessera della Cisl, oggi da pensionato. Proprio non mi va che quella che dovrebbe essere una Segretaria di una forza politica plurale sia perennemente impegnata in abbracci affettuosi con Maurizio Landini, ignorando totalmente le ragioni (giuste o sbagliate si vedrà) del secondo (qualcuno mi ha detto che oggi è il primo) sindacato italiano per numero di iscritti. L’elenco sarebbe più lungo, ma aggiungo solo un altro motivo: l’atteggiamento del Pd sulla giustizia.
A Bologna sono cadute alcune “roccaforti” o simil tali del Pd. E qui sta il punto, che è un’aggiunta rispetto al quadro nazionale: come mai? La legge per le Città metropolitane va indubbiamente rifatta. Tuttavia, a parte la legge, a Bologna, pur dall’esterno, si ha la visibile impressione che il dibattito e il confronto dentro il Pd siano desertificati. Ho conosciuto sindaci e segretari di Federazione e, pur appartenendo nella prima fase a un partito di opposizione e poi a un partito della coalizione, c’era tra Palazzo d’Accursio e via Barberia (poi via della Beverara) una dialettica forte e feconda. Il decentramento e l’identità forte dei Quartieri esistevano, con una dialettica vivace tra periferie e Palazzo D’Accursio.
C’è un episodio che mi ha colpito e che qui riporto perché è emblematico dei miei dubbi, che non sono di merito ma di metodo sostanziale. Il Partito democratico ha nominato segretario cittadino una persona, per carità competentissima, bravissima e trasparente, il cui impegno professionale però è l’essere parte dello staff del Sindaco. A me, come detto, pare una scelta emblematica dello stato del Pd, direi un po’ anemico.
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